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28.12.2021 - 12:060
Aggiornamento : 14:15

Calma e sangue freddo

L'esplosione dei contagi da Omicron in Ticino: numeri della paura o della speranza? Le domande che dobbiamo cominciare a porci sulle quarantene

di Andrea Leoni

Tra sette, dieci giorni al massimo, cominceremo a conoscere la verità. Potremo cioè toccare con mano il primo reale impatto di Omicron sul nostro sistema ospedaliero. Capiremo se l’impennata spaventosa dei contagi degli ultimi giorni, porterà in dote un incubo o una speranza. Ospedali pieni oppure la lieta novella che la nuova variante - che si avvia a soppiantare Delta - è meno aggressiva sul piano clinico. Fino ad allora ogni appello alla massima prudenza, è un consiglio ammantato di buonsenso. 

I primi dati provenienti dal Sudafrica, dalla Scozia, dall’Inghilterra, dalla Danimarca e dal Giappone, sembrano incoraggianti. Soprattutto nella popolazione vaccinata, i danni di Omicron rispetto a Delta appaiono assai contenuti sulle ospedalizzazioni e sulla durata delle degenze in corsia, con un crollo verticale dei ricoveri nelle terapie intensive. Il tasso di ospedalizzazioni di Omicron rispetto a Delta segna infatti un meno 60% in Scozia, un meno 40-45% in Gran Bretagna, addirittura un meno 70% in Sudafrica. I dati raccolti ne l Regno Unito indicano che la protezione vaccinale da doppia dose cala per la malattia lieve. Resta però efficace nella prevenzione di forme gravi di Covid. Il richiamo alza invece la barriera contro ogni tipo d'infezione. Nove vaccinati su dieci contraggono il Covid-Omicron in una forma paragonabile a un'influenza. Sempre secondo i dati inglesi, la nuova variante del virus produce disturbi a livello respiratorio ma senza intaccare i polmoni e i ricettori del gusto e dell'olfatto. Christian Drosten, uno dei più popolari virologi tedeschi, ha affermato negli scorsi giorni: “Presumo che Omicron sarà la variante di Sars-CoV-2 che ci accompagnerà nella fase endemica. Omicron, a causa della sua elevata contagiosità, diventerà così il primo virus post-pandemico”.

La vaccinazione è stata finora un’arma formidabile per contenere i danni sanitari e per ridurre drasticamente il numero dei morti, ma si è rivelata una scottatura bruciante dal profilo sociale. In molti, nel corso del 2021, avevano creduto che i vaccini avrebbero posto fine alla pandemia e ci avrebbero restituito tutte le libertà perdute. Non è stato così ed è quindi giusto soppesare ogni notizia con i piedi di piombo. Non dobbiamo illuderci. Ma sarebbe sbagliato, per timore di una nuova cocente delusione, chiudere gli occhi davanti ai segnali positivi che, come lucciole, spuntano dal buio di questo ennesimo inverno pandemico. Osserviamole con speranza, senza rincorrerle come chimere.

 Mai come oggi occorrono calma e sangue freddo. Il pacchetto di restrizioni, seppur tardivo, messo in campo dal Consiglio Federale prima delle feste, ci allinea sostanzialmente ai Paesi confinanti (solo l’Austria finora è passata da un lockdown generale) e rappresentano un buon argine di difesa . Il 2G e la terza dose accelerata sono armi potenti, come sembra dimostrare la curva epidemiologica in Germania. Non basta? Ci sono altri provvedimenti semplici, che possiamo sommare rapidamente a quelli già in atto. Ridurre la durata del certificato Covid a sei o nove mesi, introdurre le mascherine FFP2 nei luoghi chiusi, compresi i mezzi di trasporto, eventualmente mandare in remoto le scuole post liceali con la ripresa dell’anno scolastico. 

 L’obbiettivo principale oggi deve essere vaccinare e contenere l’infezione. Per fare un esempio: ammettiamo che Omicron produca X volte meno ospedalizzati di Delta in rapporto ai contagiati ( e il numero che applicheremo a X fa tutta la differenza del Mondo….), per tenerla a bada dobbiamo fare in modo di mantenere per quanto possibile questa proporzione, altrimenti il risultato sui ricoveri sarà lo stesso. Possiamo farcela. 

Da qualche giorno i responsabili sanitari della crisi, sia a livello svizzero che cantonale, ci spiegano correttamente che Omicron propone una nuova sfida alla società: dalla protezione degli ospedali, a quella dei servizi essenziali. È evidente a tutti, infatti, che le quarantene rischiano di paralizzare interi settori, producendo de facto un lockdown indotto. Ma se la nuova variante -  e sottolineiamo con il rosso il “se” - dovesse confermare fastidi modesti sulla salute di chi la incontra, e di conseguenza sul settore ospedaliero, sarebbe necessario aprire una riflessione sulle quarantene, perlomeno in certi settori.

Per ora sono solo domande in cerca di risposta. Davvero, se ci ritrovassimo a quel punto, sarebbero giustificati i giorni di clausura per chi, pur munito di doppia vaccinazione, entra a contatto diretto con un contagiato? E per chi è asintomatico, ma ha fatto la terza dose? Se tali circostanze si realizzassero non saremmo forse giunti - finalmente! - in una fase di convivenza possibile, perché non troppo rischiosa, con il Covid19? Avrebbe senso paralizzare la società con le quarantene per un virus gestibile da un punto di vista sanitario?

Il nuovo anno ci porterà alcune risposte importanti e verosimilmente aprirà le riflessioni su questi e altri temi. Per il momento il 2G e l’accelerazione sulle terze dosi, con l'eventuale somma dei correttivi indicati, appaiono misure adeguate. Pronti a ricrederci, in un senso o nell’altro, a seconda dell’evoluzione pandemica. Ma ora calma e sangue freddo.

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