Dopo mesi di discussioni e un confronto acceso tra le Camere, a Berna cade definitivamente l’ipotesi di aumentare i contributi salariali: resta solo il rincaro dell’IVA di 0,4 punti, ancora soggetto al voto popolare

BERNA - Dopo settimane di dibattiti, mediazioni e tentativi di compromesso, a Berna è rimasta in piedi una sola strada per finanziare la tredicesima AVS: l’aumento dell’IVA. Il Consiglio nazionale ha infatti definitivamente affossato la proposta di accompagnare il rincaro dell’imposta sul valore aggiunto con un moderato aumento dei contributi salariali, facendo così cadere la cosiddetta “soluzione mista” che era stata sostenuta dal Consiglio degli Stati e che per molti osservatori rappresentava l’opzione più logica ed equilibrata.
La decisione arriva a oltre due anni dalla votazione popolare che ha approvato la tredicesima rendita e a pochi mesi dal primo versamento, previsto alla fine di dicembre. Alla fine, la maggioranza del Nazionale ha scelto di dire no a un aumento dello 0,2% dei prelievi sui salari e di lasciare in piedi solo l’incremento duraturo dell’IVA di 0,4 punti. Se il progetto supererà anche gli ultimi passaggi politici e il voto obbligatorio di popolo e Cantoni, l’aliquota standard passerebbe dall’8,1% all’8,5% dal 2028.
La scelta, però, non chiude affatto il dossier. Anzi, lascia aperto il nodo principale: i soldi raccolti attraverso l’IVA basteranno infatti a coprire solo una parte del costo della tredicesima AVS. Le stime parlano di una spesa iniziale attorno ai 4,2 miliardi di franchi, destinata a salire a 4,5 miliardi nel 2030 e a 5,4 miliardi nel 2040. Con il solo aumento dell’IVA, gli introiti supplementari arriverebbero a circa 1,4 miliardi nel 2030; aggiungendo il maggiore contributo federale, si arriverebbe a un totale di circa 2,3 miliardi. In sostanza, poco più della metà del fabbisogno.
È proprio questo l’aspetto che più divide il fronte politico. Per una parte del Parlamento, meglio una soluzione parziale che nessuna soluzione. Per altri, invece, il fatto di non aver scelto anche un piccolo aumento dei contributi salariali rischia di tenere alta la pressione finanziaria sull’AVS e di rinviare semplicemente il problema alla prossima riforma. Il modello misto, in effetti, avrebbe distribuito il peso del finanziamento in modo più ampio: l’IVA avrebbe chiamato alla cassa tutti i consumatori, pensionati compresi, mentre i contributi salariali avrebbero chiesto uno sforzo maggiore soprattutto ai redditi più elevati.
Sul piano politico, le alleanze sono apparse tutt’altro che lineari. PLR e UDC si sono opposti all’aumento dei contributi salariali e hanno contestato anche la scelta di puntare su un aggravio duraturo dell’IVA. PS, Verdi e Centro erano invece favorevoli a un finanziamento più solido, comprensivo di entrambe le misure. Determinante è stato il Partito verde liberale, che ha respinto il rincaro dei prelievi salariali ma ha finito per sostenere l’aumento dell’IVA, permettendo così al Parlamento di non uscire completamente a mani vuote.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il PLR ha già annunciato battaglia contro quello che definisce un aumento irresponsabile delle tasse e continua a legare il futuro equilibrio dell’AVS a misure strutturali come un freno all’indebitamento del primo pilastro e, in prospettiva, a una riflessione sull’età pensionabile. Il Centro, pur deplorando il fatto che sia rimasta soltanto la via dell’IVA, ha deciso di sostenere il compromesso per rispettare la volontà popolare ed evitare un’impasse sul finanziamento. Anche il PS appoggia la soluzione, ritenendola preferibile all’alternativa evocata dalla destra, vale a dire un innalzamento dell’età di riferimento, giudicato socialmente inaccettabile e politicamente difficilissimo da far passare.
La scelta di finanziare la tredicesima AVS soltanto con l’IVA, inoltre, sposta inevitabilmente il peso del problema sulla riforma AVS 2030, che il Consiglio federale sta già preparando. Il Governo aveva messo sul tavolo, in consultazione, un quadro molto chiaro: se si dovesse ripartire da zero, servirebbe un aumento dell’IVA di 0,9 punti oppure una nuova soluzione mista, con 0,7 punti di IVA e 0,2 punti di contributi salariali. Dopo la decisione presa ora dal Parlamento, è probabile che l’esecutivo sarà costretto a rimettere mano ai suoi piani, soprattutto se il popolo dovesse accettare l’aumento dell’IVA per la tredicesima.
Nel frattempo, il Fondo AVS dovrà assorbire il resto del costo. Oggi dispone di un patrimonio importante, attorno ai sessanta miliardi di franchi, ma l’erosione prevista nei prossimi anni preoccupa. Entro il 2030 il fondo potrebbe scendere a circa 56 miliardi, con il rischio che, calando il patrimonio, diminuiscano anche i rendimenti degli investimenti. Ed è qui che torna il nodo politico di fondo: chi vuole una copertura solo parziale oggi, viene accusato dai suoi avversari di voler creare domani le condizioni per giustificare interventi più drastici, a cominciare dall’innalzamento dell’età pensionabile.
Il dossier, insomma, è tutt’altro che chiuso. La tredicesima AVS verrà versata, ma il suo finanziamento resta incompleto. E la decisione di Berna, più che risolvere definitivamente il problema, lo rinvia a una nuova e inevitabile battaglia politica.