POLITICA E POTERE
Cinque anni senza Marco Borradori, l’eredità che continua a orientare Lugano
Nel ricordo raccolto dal Corriere del Ticino, Michele Foletti, Norman Gobbi e Daniele Piccaluga raccontano il politico e l’uomo: dalla visione della Città al PSE, fino a quello stile fatto di determinazione, rispetto e vicinanza alle persone
TiPress / Pablo Gianinazzi

Sono passati cinque anni dalla morte improvvisa di Marco Borradori, avvenuta l’11 agosto 2021 dopo un arresto cardiaco mentre si allenava a Vezia. Quasi vent’anni in Consiglio di Stato, poi quasi un decennio alla guida di Lugano: una presenza politica lunga, ma soprattutto capace di lasciare un segno che oggi appare ancora molto concreto.

È il filo che attraversa il ricordo pubblicato dal Corriere del Ticino, firmato da Federico Storni e Stefano Lippmann, nel quale Michele Foletti, Norman Gobbi e Daniele Piccaluga ripercorrono l’eredità politica e personale dell’ex sindaco.

Il simbolo più visibile è probabilmente il Polo sportivo e degli eventi, uno dei progetti ai quali Borradori aveva legato maggiormente il proprio impegno. Non fece in tempo a vederne l’esito definitivo, ma il nuovo stadio di Cornaredo resta uno dei segni più evidenti della sua visione per Lugano. Non a caso, proprio in occasione della prima partita di Super League alla AIL Arena, Michele Foletti aveva ricordato quanto quel progetto fosse stato voluto e difeso dal suo predecessore.

Ma per l’attuale sindaco l’impronta di Borradori va ben oltre il PSE. Foletti lo definisce un precursore e gli attribuisce un ruolo decisivo nell’aver dato alla Città le prime linee di sviluppo strategico, successivamente aggiornate ma ancora oggi utilizzate come riferimento. Da qui la sua immagine più efficace: quelle linee, dice, sono ancora il “GPS” di Lugano.

Nel suo ricordo rientrano anche il Piano direttore comunale, la spinta alla digitalizzazione, il Lugano Living Lab, i progetti legati alla moneta digitale e alla blockchain, oltre all’apertura internazionale della Città. E poi il LAC, che Borradori sostenne con convinzione immaginandolo come ponte tra cultura mediterranea e mitteleuropea.

Per Foletti, tuttavia, il vuoto non è soltanto politico. Borradori era anche un interlocutore con cui confrontarsi, discutere e trovare una sintesi. A cinque anni di distanza, racconta di non aver più ritrovato una figura simile nel proprio percorso politico e di sentirne ancora l’assenza personale.

Anche Norman Gobbi insiste sulla combinazione tra carattere e stile. Borradori, ricorda, era affabile nei modi ma tutt’altro che remissivo: sapeva essere determinato e, quando qualcosa non funzionava, lo faceva capire. Per Gobbi rappresentava in pieno lo spirito della Lega, ma senza trasformare il confronto politico in uno scontro personale.

I due condivisero anche il periodo in Consiglio di Stato, segnato da momenti di forte sintonia ma non privo di contrasti. Gobbi ricorda, ad esempio, le discussioni durante la pandemia e il disaccordo sulla decisione di rinviare le elezioni comunali. Anche nei momenti più accesi, però, restava intatto il rispetto reciproco. Ed è proprio questa capacità di discutere senza rompere i rapporti personali che Gobbi indica come una delle qualità più importanti di Borradori.

Nel suo percorso al Dipartimento del Territorio, Borradori aveva inoltre contribuito a sviluppare una sensibilità nuova sui temi della gestione del territorio, della sicurezza e della convivenza tra attività umane e ambiente. Un’eredità che, secondo Gobbi, resta attuale anche davanti alle sfide che il Ticino continua ad affrontare nelle regioni montane e alpine.

Più generazionale il ricordo di Daniele Piccaluga, oggi coordinatore della Lega. Le prime parole che Borradori gli rivolse durante un’assemblea del Movimento furono un incoraggiamento a non mollare. Piccaluga ricorda soprattutto la capacità dell’ex sindaco di essere presente anche fuori dai grandi palcoscenici politici, ad esempio nel mondo dello sport, senza distinguere tra discipline più o meno popolari.

Anche per lui il nuovo stadio porta fortemente l’impronta di Borradori. Ma il ricordo si allarga alla Lega nel suo complesso: Piccaluga lo colloca tra quelle figure che oggi mancano al Movimento, insieme a Giuliano Bignasca, Attilio Bignasca e Michele Barra.

A cinque anni dalla scomparsa, dunque, il ricordo di Marco Borradori non si esaurisce nella nostalgia. Nel racconto raccolto dal Corriere del Ticino emerge piuttosto l’immagine di un politico che ha lasciato progetti, un metodo e un modo di stare nelle istituzioni. E di un uomo capace di essere deciso senza perdere il rispetto dell’avversario, vicino alle persone senza rinunciare alla visione. Un’eredità che, almeno per Lugano, continua ancora oggi a indicare una direzione.

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