"come mai in questo caso si vogliono continuamente nascondere le cose e adesso si fa un gran cancan per questa situazione? Sono queste le domande che bisogna porsi”

“Posso capire gli aspetti procedurali, ma per quanto riguarda il contenuto della sentenza lo rigetto completamente, dalla A alla Z”, ha affermato a Detto tra noi, su TeleTicino, il presidente del Centro, Fiorenzo Dadò, secondo il quale la sentenza della Camera dei Reclami Penali sarebbe “un semplice copia e incolla” del ricorso presentato da Mauro Ermani, ex presidente del Tribunale penale.
La CRP, che ha accolto il ricorso dell'ex giudice, annullando l'abbandono firmato dal procuratore generale Andrea Pagani, ritiene che dagli atti emergano “indizi concreti” per ipotizzare che Dadò, conoscendo la reale provenienza e il contesto della presunta lettera anonima portata in Commissione Giustizia e Diritti, sapesse che l’accusa di pornografia rivolta a Ermani fosse inventata. I giudici prospettano inoltre l’ipotesi di una strategia concertata, almeno con l’ex giudice Siro Quadri, per avversare l’allora presidente del Tribunale penale cantonale.
Dadò, intervistato dal collega Andrea Leoni, contesta questa ricostruzione e si dice pronto “anche ad andare a un processo” per difendere la propria posizione “nelle opportune sedi”. Ribadisce soprattutto il punto che considera centrale: ricevuto quel materiale, ritenne suo dovere portarlo all’attenzione della Commissione. Si trattava, sostiene, di fotografie autentiche e non contraffatte che un giudice avrebbe inviato alla propria segretaria. Fu poi la Commissione, precisa, a decidere autonomamente di procedere con una segnalazione.
“Io, da cittadino, da uomo, da deputato, mi sono sentito in obbligo” di sottoporre quel materiale alla Commissione, afferma. E aggiunge: “Lo rifarei ancora oggi”.
“E IL RAPPORTO GALLIANI DOV’È?”
Dadò sposta poi l’attenzione su un altro elemento della vicenda: il rapporto Galliani, commissionato dal Governo per far luce sul presunto mobbing al Tribunale, che fu all'origine del caso, e la sua mancata pubblicazione.
Giovan Maria Tattarletti, all'epoca presidente del Tribunale d'appello e della sua Commissione amministrativa, ha negato l'accesso al rapporto Galliani, invocando il segreto d'ufficio. In particolare, nel novembre 2024, Tattarletti - uno dei tre giudici della CRP che ha riaperto il caso della denuncia mendace - respinse per la seconda volta la richiesta della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, allora presieduta da Fiorenzo Dadò.
Nella risposta scritta sostenne che gli atti relativi alle procedure amministrative e disciplinari non potevano essere trasmessi alla Commissione parlamentare, richiamando anche il principio della separazione dei poteri.
“Il rapporto Galliani è un rapporto costato 20 mila franchi al contribuente e commissionato dal Governo. L’avvocato Galliani ha svolto questa indagine e ha raccolto, presumibilmente, tutta una serie di prove. Eppure, oggi questo rapporto è completamente secretato.
Lo stesso avvocato della presunta vittima di mobbing (Andrea Bersani, ndr) ha dovuto ricorrere per ben due volte al Tribunale federale, non per ottenere il rapporto, ma semplicemente per poterlo leggere.
Quando c’è stato il caso Baudino, noi abbiamo fatto fare esattamente la stessa cosa a degli esperti, ma poi abbiamo organizzato una conferenza stampa. Io stesso ho indetto una conferenza stampa insieme all’esperto, permettendo a tutti i giornalisti e a tutti i ticinesi di sapere che cosa contenesse il rapporto.
Come mai, invece, in questo caso si vogliono continuamente nascondere le cose e adesso si fa un gran cancan per questa situazione? Sono queste le domande che bisogna porsi”.