POLITICA E POTERE
Denuncia mendace, la CRP riapre il caso Dadò
Accolto il reclamo di Mauro Ermani e annullato il decreto di abbandono. L’incarto torna al procuratore generale Andrea Pagani
TiPress / Francesca Agosta
POLITICA E POTERE

Fiorenzo Dadò, decreto d'accusa per falsa testimonianza. Ma non ci fu denuncia mendace

31 MARZO 2026
POLITICA E POTERE

Fiorenzo Dadò, decreto d'accusa per falsa testimonianza. Ma non ci fu denuncia mendace

31 MARZO 2026
CRONACA

Fiorenzo Dadò sotto inchiesta, parla il suo avvocato: "Contestiamo fermamente l’accusa di denuncia mendace"

04 NOVEMBRE 2025
CRONACA

Fiorenzo Dadò sotto inchiesta, parla il suo avvocato: "Contestiamo fermamente l’accusa di denuncia mendace"

04 NOVEMBRE 2025

BELLINZONA – Il capitolo giudiziario del cosiddetto “caos al TPC” non è chiuso. Anzi, su uno dei suoi aspetti più delicati l’inchiesta dovrà proseguire. La Corte dei reclami penali ha accolto, infatti, il reclamo presentato dall’ex presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani e ha annullato il decreto con cui il procuratore generale Andrea Pagani aveva abbandonato il procedimento per denuncia mendace nei confronti del presidente del Centro Fiorenzo Dadò.

A rivelarlo, oggi, è il Corriere del Ticino, che ha potuto visionare la sentenza della CRP, datata 1 ottobre e composta da 35 pagine. La decisione non stabilisce che Dadò sia colpevole di denuncia mendace, ma ritiene necessari ulteriori approfondimenti e rinvia quindi l’incarto al procuratore generale. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.

Per capire la portata della decisione bisogna tornare al settembre del 2024 e alla tormentata vicenda che aveva investito il Tribunale penale cantonale, sfociata successivamente nella destituzione dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda e, successivamente, nelle dimissioni di Ermani dalla presidenza del TPC.

Al centro di questo filone c’è una lettera presentata come anonima, accompagnata da alcune fotografie, che Dadò – allora presidente della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio – aveva portato all’attenzione della Commissione. Secondo quanto riferito all’epoca, la documentazione sarebbe stata ritrovata nella sua bucalettere.

Dopo la conclusione della vicenda principale legata al TPC, nel novembre del 2025 il Ministero pubblico aveva aperto nei confronti di Dadò un procedimento per denuncia mendace e falsa testimonianza, con il procuratore generale Andrea Pagani quale titolare dell’incarto. L’obiettivo era chiarire le circostanze nelle quali quella documentazione era arrivata nelle mani di Dadò e le modalità con cui era stata successivamente presentata alla Commissione. Dadò aveva sempre sostenuto di avere agito in buona fede e con l’intento di proteggere la propria fonte.

Il 31 marzo scorso Pagani aveva concluso gli accertamenti prendendo due decisioni diverse. Per la falsa testimonianza aveva emanato un decreto d’accusa, contestato da Dadò; per la denuncia mendace aveva invece disposto l’abbandono del procedimento. Secondo il procuratore generale non era stato possibile dimostrare l’elemento soggettivo richiesto per quel reato, ossia il dolo diretto: in sostanza, non risultava provato che Dadò avesse agito consapevolmente e volontariamente per provocare un procedimento penale nei confronti di qualcuno che sapeva innocente.

Ermani, costituitosi accusatore privato, ha però impugnato quella decisione. E la Corte dei reclami penali, composta dai giudici Nicola Respini, Ivano Ranzanici e Giovan Maria Tatarletti, gli ha ora dato ragione, almeno sulla necessità di proseguire gli accertamenti.

Particolarmente significativo è un passaggio della sentenza riportato dal Corriere del Ticino. Secondo la CRP, “appare verosimile” che la lettera definita anonima sia stata in realtà redatta da Siro Quadri e consegnata da quest’ultimo, insieme alle fotografie, a Dadò. Quest’ultimo, secondo quanto si legge nella decisione, si sarebbe poi fatto carico di portare il materiale in Commissione giustizia e diritti “millantando, contrariamente al vero, di averli ritrovati nella bucalettere”.

È proprio qui che si apre il nodo che l’inchiesta dovrà ora chiarire. La CRP non ritiene sufficientemente approfondita la questione dell’eventuale intenzione di danneggiare Ermani attraverso una denuncia penale poi risultata infondata. Non trae dunque una conclusione definitiva sull’esistenza del reato, ma considera necessario proseguire l’istruttoria prima di poter archiviare questo filone.

La Corte indica anche alcuni accertamenti da compiere. In particolare, Pagani dovrà sentire Siro Quadri e Francesca Verda, la cui audizione, scrive la CRP, “s’impone in considerazione delle risultanze istruttorie”. Dalla sentenza emerge inoltre che entrambi erano già stati convocati dal procuratore generale tra dicembre 2025 e gennaio 2026 per essere interrogati come imputati nell’ambito del procedimento per denuncia mendace.

La decisione della CRP riporta quindi l’incarto sul tavolo del procuratore generale e modifica il quadro delineatosi lo scorso marzo: resta pendente il procedimento per falsa testimonianza, per il quale Dadò ha impugnato il decreto d’accusa, mentre dovrà essere nuovamente approfondito anche il filone relativo alla denuncia mendace.

Interpellato dal Corriere del Ticino, Dadò ribadisce la propria fiducia nella magistratura e respinge implicitamente l’idea di avere agito con intenti illeciti. “Purtroppo, come spesso accade in circostanze di tale rilevanza, il dito viene puntato contro chi scoperchia la pentola. Da parte mia ho la massima fiducia nella Magistratura che chiarirà la fattispecie e con la quale collaborerò, mettendoci la faccia come faccio sempre nelle cause che abbraccio e che meritano attenzione da parte dei cittadini”.

La sentenza della Corte dei reclami penali non anticipa dunque l’esito dell’inchiesta e non equivale a una condanna di Dadò. Stabilisce però un punto importante: allo stato degli atti, secondo la CRP, non vi erano ancora le condizioni per chiudere il capitolo della denuncia mendace. Il “caos al TPC”, a distanza di oltre due anni dai fatti che ne sono all’origine, torna così nuovamente nelle mani del Ministero pubblico.

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