Al centro dell'articolo c'è la decisione della CRP, che ha rimesso in discussione il precedente abbandono del procedimento per denuncia mendace legato alle lettere anonime su Mauro Ermani

Lorenzo Quadri, dalle colonne del Mattino della domenica, prende di mira il presidente cantonale del Centro, Fiorenzo Dadò - definendolo il 'Troquemada' PPD -, alla luce della sentenza pronunciata lo scorso 1° ottobre dalla Camera dei reclami penali (CRP) nell'ambito della vicenda che ha coinvolto l'ex presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani.
Quadri accusa Dadò di aver assunto atteggiamenti inquisitori nei confronti degli avversari politici, citando in particolare il cosiddetto "caso Gobbi", e sostiene che ora sia proprio il presidente del Centro a dover rispondere a interrogativi sul proprio operato.
Al centro dell'articolo c'è la decisione della CRP, che ha rimesso in discussione il precedente abbandono del procedimento per denuncia mendace legato alle lettere recapitate da Dadò e contenenti accuse nei confronti di Ermani. Quadri ricorda inoltre che Dadò è già stato raggiunto da un decreto d'accusa per falsa testimonianza, al quale si è opposto, e che ha dichiarato di "rigettare integralmente" la sentenza della CRP. Resta naturalmente valida la presunzione di innocenza.
Ma è soprattutto sul piano istituzionale che Quadri solleva la questione più delicata, chiedendosi esplicitamente: "È opportuno che Dadò continui a presiedere sottocommissioni parlamentari che si occupano di alta vigilanza?". Una domanda che mette direttamente in discussione la permanenza del presidente del Centro alla guida di organismi parlamentari incaricati di esercitare funzioni di controllo sulle istituzioni.
Infine, Quadri torna sulla lettera anonima all'origine del cosiddetto "caso Gobbi", insinuando dubbi sulla sua effettiva anonimità e chiedendo se non sia opportuno che il procuratore generale Andrea Pagani apra accertamenti anche su quello scritto, per verificare eventuali ipotesi di reato, fra cui la denuncia mendace.