Il consigliere nazionale leghista e direttore del Mattino parla alla Domenica del Corriere dei casi più controversi della politica ticinese

Dal caso Gobbi alla vicenda giudiziaria che ha travolto Claudio Zali, dalla nuova bufera politica che coinvolge il presidente del Centro Fiorenzo Dadò fino al dossier Hospita-Lega. Lorenzo Quadri, consigliere nazionale leghista e direttore del Mattino, affronta senza troppi giri di parole alcuni dei casi più controversi della politica ticinese nell'intervista rilasciata ieri sera a Gianni Righinetti, direttore del Corriere del Ticino, durante la trasmissione La Domenica del Corriere. Il quotidiano ne pubblica oggi ampi stralci.
Il caso Gobbi: "Un castello fantasioso per colpire la Lega"
Quadri torna sulla vicenda dell'incidente stradale che ha coinvolto il consigliere di Stato Norman Gobbi, respingendo l'idea che una maggiore trasparenza iniziale avrebbe potuto evitare la tempesta politica.
"Il risultato finale ci dice che sotto questo caso, clamorosamente montato e cavalcato a livello politico-mediatico, in realtà non c'era nulla", afferma. Secondo Quadri, Gobbi sarebbe stato vittima di una campagna orchestrata per danneggiare la Lega: "Si è voluto costruire un castello fantasioso con il manifesto intento di colpire politicamente la Lega".
Quanto alla comunicazione iniziale del ministro, il direttore del Mattino sostiene che, quando esiste la volontà di scatenare una "shitstorm", qualsiasi spiegazione rischia di essere strumentalizzata. "Non so se Norman Gobbi avrebbe potuto comunicare diversamente", osserva, accusando gli avversari politici di aver voluto distorcere e travisare le dichiarazioni.
Il caso Zali: "Non avevo motivo di credere a quella mail"
Più articolata la riflessione sulla vicenda di Claudio Zali. Quadri viene interrogato anche sulla mail del 2021, successivamente resa pubblica, nella quale erano contenute accuse nei confronti dell'allora consigliere di Stato.
Il consigliere nazionale respinge sostanzialmente l'idea di dover fare autocritica. "Sfido chiunque a ricordare il contenuto di una mail ricevuta più di cinque anni fa. Era una mail breve e ne è arrivata una sola", afferma.
All'epoca, spiega, non riteneva che vi fossero elementi sufficienti per attribuire particolare credibilità a quella comunicazione rispetto alla posizione di Zali, allora consigliere di Stato ed ex presidente del Tribunale penale cantonale.
"Ai tempi non c'era motivo particolare per ritenere quella comunicazione più fondata di altre", sostiene, aggiungendo che, secondo quanto indicato nella stessa mail, il Ministero pubblico era già stato informato dei fatti.
Quadri difende inoltre il principio della presunzione d'innocenza, che a suo giudizio non sarebbe stato sufficientemente rispettato nei confronti dell'ex ministro: "È stato trattato fin dall'inizio come se fosse colpevole di ogni possibile nefandezza. Questo è stato molto scorretto nei suoi confronti".
Sul piano umano, il direttore del Mattino non prende le distanze da Zali. "Zali rimane innocente dei reati che gli vengono contestati fino a quando non sarà dimostrato il contrario", afferma, denunciando un trattamento politico e mediatico che giudica "molto iniquo".
Non manca tuttavia una critica alla gestione della comunicazione da parte dell'ex consigliere di Stato: "Forse avrebbe potuto, e a mio giudizio dovuto, comunicare prima e diversamente su alcune questioni".
Quanto agli audio diventati pubblici, Quadri riconosce che il loro contenuto è sconcertante, ma invita a contestualizzarli. "Gli audio fanno impressione, ma andrebbero comunque contestualizzati". E sul controverso riferimento all'"amico di Milano" afferma: "Non credo che esista davvero l'amico di Milano: penso sia una cosa uscita in un momento di stizza".
Quadri precisa infine di non avere più contatti con Zali da mesi, aggiungendo che anche in passato i loro rapporti erano piuttosto sporadici.
Il caso Dadò: "L'atteggiamento inquisitorio può tornare come un boomerang"
Decisamente più duro il tono nei confronti del presidente del Centro Fiorenzo Dadò, dopo la decisione della Corte dei reclami penali che ha annullato il decreto di abbandono pronunciato dal procuratore generale Andrea Pagani nel procedimento per denuncia mendace.
"Dadò ha pompato il caso Gobbi e anche altre situazioni in funzione antileghista", sostiene Quadri. "Quando si assumono atteggiamenti inquisitori e moralistici bisognerebbe essere in una botte di ferro, e qui potrebbe non essere il caso".
Il consigliere nazionale riconosce che la presunzione d'innocenza vale anche per il presidente del Centro, ma sottolinea le possibili conseguenze di un'eventuale condanna definitiva per denuncia mendace.
Si tratta, osserva, di uno dei reati che "potrebbero comportare indegnità alla carica di granconsigliere, con conseguente destituzione o ineleggibilità".
Quadri denuncia soprattutto quello che considera un trattamento politico e mediatico differenziato: "Se al posto di Dadò ci fosse un leghista, le richieste politiche e mediatiche di passi indietro e autosospensioni si moltiplicherebbero. Invece assistiamo al solito sistema dei due pesi e delle due misure".
E alla domanda se anche il Mattino non stia assumendo un atteggiamento moralizzatore nei confronti di Dadò, replica che il domenicale ha pubblicato stralci della decisione della Corte dei reclami penali, non semplici accuse giornalistiche.
"Può capitare che questo atteggiamento ritorni indietro come un boomerang", conclude riferendosi all'atteggiamento politico di Dadò verso la Lega.
Il caso Hospita: "La Lega è parte lesa, le responsabilità sono individuali"
Infine, il dossier Hospita-Lega, sul quale è atteso un rapporto. Quadri afferma di aver seguito la vicenda a distanza e di non essere preoccupato per le possibili ricadute sul Movimento.
"Sono sereno perché la Lega, come è stato detto più volte, è parte lesa", dichiara. La sua posizione è che eventuali comportamenti irregolari di esponenti o ex esponenti leghisti debbano essere ricondotti esclusivamente alle responsabilità personali degli interessati.
"Se esponenti o ex esponenti del Movimento hanno approfittato delle proprie posizioni politiche per trarre vantaggi personali o sostenere persone vicine, è una responsabilità individuale".
La Lega, conclude Quadri, subisce semmai un danno d'immagine, ma non può essere chiamata a rispondere politicamente in quanto Movimento per comportamenti che considera riconducibili alla sfera individuale.