"La gran parte dei manifestanti è scesa in piazza in modo pacifico e rispettoso e dunque le manifestazioni non vanno screditate generalizzando il comportamento violento di una parte dei giovani"

Riceviamo e pubblichiamo da parte del Coordinamento cantonale di Sciopero per il Clima, a firma di Chiara Peduzzi, Cecilia Biasco e Leo Dennler
Questo comunicato nasce dalla volontà di chiarire la posizione del nostro movimento a seguito della nostra presa di posizione «Condannare la violenza?» del 20 ottobre 2026 in merito agli episodi di violenza avvenuti nelle città italiane e francesi nelle scorse settimane. Il nostro comunicato è stato trattato come le manifestazioni: ci si è concentrati solo sulla violenza, senza entrare nel merito delle rivendicazioni.
Sciopero per il Clima ha una lunga tradizione di manifestazione non violenta e l'espressione pacifica del dissenso è sempre stata uno dei principi fondanti del movimento e lo è tuttora.
Le espressioni più dure del nostro comunicato precedente, come quella sulla violenza che la politica forse si meriterebbe o sui palazzi del potere in fiamme, erano volutamente provocatorie e nascevano dalla stessa rabbia che sta portando tanti giovani in piazza. Non si trattava di un invito alla violenza, questo per noi era evidente; ci rendiamo conto che non lo è stato per tutte e tutti.
Il coordinamento desidera dunque puntualizzare che il comunicato stampa aveva l'obiettivo di denunciare l'ipocrisia di un dibattito pubblico che condanna con fermezza i danni causati durante le proteste, senza dedicare altrettanta attenzione alle responsabilità politiche e alle ingiustizie che alimentano il malcontento e di esprimere solidarietà nei confronti degli studenti che in queste settimane stanno scendendo in piazza per far valere i propri diritti e per denunciare il disinteresse che la politica sta dimostrando nei loro confronti.
La rabbia dei giovani non nasce dal nulla: è il risultato di anni di richieste ignorate o strumentalizzate da tutti i fronti politici e di misure climatiche continuamente rimandate, mentre la crisi pesa sul nostro futuro come una sentenza. Da queste responsabilità la politica svizzera non è esente, infatti nel frattempo la stessa frustrazione è arrivata anche qui. Tuttavia non intendevamo incitare alla violenza, né promuoverla come forma di protesta.
La gran parte dei manifestanti è scesa in piazza in modo pacifico e rispettoso e dunque le manifestazioni non vanno screditate generalizzando il comportamento violento di una parte dei giovani.
Pur comprendendo la rabbia da cui nascono questi gesti, compresi quelli avvenuti in Svizzera, non ci riconosciamo negli atti di vandalismo. Non accettiamo però che tutta la responsabilità venga scaricata sui giovani: queste violenze sono anche la reazione a un altro tipo di violenza, cioè la mancanza di ascolto da parte della politica e le misere prospettive che la società di oggi offre alle generazioni future. Comprenderne le ragioni, senza generalizzare né minimizzare, non significa giustificarle. Significa mantenere alta l'attenzione sulle rivendicazioni di chi scende in piazza: ascoltare le generazioni più giovani e tenerne conto nelle decisioni politiche dovrebbe essere una priorità.
Ribadiamo che la nostra intenzione è continuare a scendere in piazza in maniera pacifica. Lo faremo il 20 novembre come membri della coalizione organizzativa dello Sciopero Giovanile ed è nostra intenzione onorare questo principio anche in futuro. Precisiamo che il comunicato "Condannare la violenza?" è una presa di posizione del solo Sciopero per il Clima e non ha alcun legame con lo Sciopero Giovanile. Come è sempre stato, ci auguriamo che la giornata si svolga senza disordini e in modo pacifico per tutte e tutti.