ANALISI
Ecco perché Giovanna Masoni dovrebbe rinunciare alla poltrona del LAC. Chi lascia la politica non può pretendere cariche istituzionali. Se il PLR insiste "brucerà" Badaracco, e il Polo culturale tornerà ad essere un campo di battaglia tra i partiti
Questo vizio, molto ticinese, non vale soltanto per il caso in questione. Anche l’ex sindaco di Locarno Carla Speziali, per esempio, dovrebbe lasciare il suo posto nell’Organizzazione turistica regionale...
POLITICA E POTERE

La candidatura di Giovanna Masoni ai vertici del LAC infiamma la politica luganese. La Lega: "Ci opporremo compatti alla sua nomina. Con lei il neomunicipale Badaracco sarebbe sotto tutela"

03 LUGLIO 2016
POLITICA E POTERE

La candidatura di Giovanna Masoni ai vertici del LAC infiamma la politica luganese. La Lega: "Ci opporremo compatti alla sua nomina. Con lei il neomunicipale Badaracco sarebbe sotto tutela"

03 LUGLIO 2016
di Marco Bazzi

Il LAC è costato 224 milioni. Ed è stato pagato interamente dai contribuenti di Lugano, che continuano a contribuire al finanziamento della sua gestione. Fino ad oggi, a quasi un anno dall’inaugurazione, non ha “spaccato”, non ha portato quell’indotto di cui l’economia della città ha assolutamente bisogno per tornare a decollare. Sono mancate, e mancano da troppo tempo, a nostro giudizio, le grandi mostre, per le quali lo spazio espositivo era stato immaginato e progettato.

Per anni il LAC è stato un cantiere tormentato, segnato da troppi scivoloni – dall’appalto vinto dagli spagnoli della Comsa ai processi per caporalato, dai subappalti a catena al pasticcio delle lastre di (presunto) marmo verde del Guatemala -. Per non parlare del caso Burgarella scoppiato pochi mesi prima dell’inaugurazione… Il LAC è stato teatro di feroci polemiche degne di una pièce da Grand Guignol.

Per anni è stato oggetto di interrogazioni, prevalentemente leghiste – abbiamo perso il conto di quante ne ha presentate Attilio Bignasca dopo la revoca del controverso appalto alla sua azienda, la Bilsa –, di attacchi da parte del Mattino e di schermaglie partitiche. Di sparate, a volte fuori luogo, a volte sacrosante.

Più che un polo culturale è stato un campo di battaglia. E continuerà ad esserlo se l’ex vicesindaco e responsabile del Dicastero cultura continuerà – con il sostegno ufficiale del suo partito, la sezione PLR di Lugano, ma non di tutti coloro che ne fanno parte – a rivendicare una poltrona in seno all’Ente autonomo che dovrà gestire la struttura. In realtà, non solo una poltrona ma, ci pare chiaro, la presidenza di quell’ente.

Giovanna Masoni avrà i suoi buoni motivi per pretendere quel posto, ma per il bene del LAC e di Lugano ora dovrebbe farsi da parte. Poco importa se quella poltrona le era stata promessa dai suoi ex colleghi. Vero: ci sarebbe voluta più prudenza nel promettere, tipo: vedremo come si metteranno le cose…

Tra l’altro, l’ex municipale già siede nella fondazione Lugano per il Polo culturale, di cui è presidente il sindaco Marco Borradori, e nella fondazione Lugano Musica, che si occupa dei concerti che vanno in scena al Lac (pure presieduta dal sindaco), e anche nella fondazione Museo civico di belle arti, e in quella del Museo d’arte della Svizzera italiana.

L’anno scorso ha deciso di ritirarsi dalla politica. E quando ci si ritira dalla politica non si può pretendere di continuare a occupare cariche istituzionali per diritto divino o dinastico.

Questo vizio, molto ticinese, non vale ovviamente soltanto per il caso in questione. Anche l’ex sindaco di Locarno Carla Speziali, per esempio, dovrebbe lasciare il suo posto nell’Organizzazione turistica regionale, e cederlo a una persona di fiducia del Municipio. Ma il problema, in questi casi, è trovare qualcuno che abbia il coraggio di dire agli interessati le cose come stanno e come dovrebbero stare.

Se una persona è stata nominata in un ente, o in una fondazione, esclusivamente per il ruolo politico che svolgeva, una volta cessato quel ruolo deve andarsene. A meno che non sia un “tecnico”. Ma nei casi citati non è così.

Se sulla nomina di Giovanna Masoni nell’ente autonomo del LAC il PLR farà una crociata politica (ma allora perché non proporre l’ex sindaco Giorgio Giudici, che è il vero e unico padre del Polo culturale?) otterrà due effetti negativi.

Primo: “bruciare” e sminuire il ruolo del successore di Masoni alla guida del Dicastero cultura – Roberto Badaracco -, mettendolo di fatto sotto tutela (e su questo punto ha ragione il Mattino) e facendo passare nell’opinione pubblica il messaggio che non è in grado di svolgere il ruolo assegnatogli dagli elettori. E c’è da sperare che non sia questo l’obiettivo del PLR…

Secondo: fare del LAC un campo di battaglia politica per i prossimi anni. Cosa che sarebbe deleteria per un Polo culturale che potrà decollare solo sulla base del consenso, della condivisione e dell’unità di intenti. Quando ci si trova davanti una bomba bisogna disinnescarla, non picchiare martellate sul detonatore.

Facendo quattro chiacchiere informali con alcuni esponenti del Municipio di Lugano si ha la chiara e netta impressione che la presenza di Giovanna Masoni ai vertici del LAC sia ben poco gradita. E da persona intelligente qual è, lei dovrebbe averlo capito e prenderne atto. Ha già i suoi posti nelle altre fondazioni, del resto, per cui può continuare a occuparsi in quelle sedi di cultura.

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