Analisi
26.10.2017 - 11:030

Argo 1, invito bis (dopo la mail del DSS a Securitas) a Paolo Beltraminelli: chiarisca bene, chiarisca subito. Intervenga, soprattutto. E anche il PPD indichi una soluzione: tacere in questo caso sarebbe una colpa

Quest’ennesima tessera del mosaico dello scandalo Argo 1 - dove una parte del DSS sembra agire in maniera caotica, tentando addirittura di togliersi goffamente quella che potrebbe essere una spina nel fianco - inizia a sostanziare le riflessioni sull’opportunità politica rispetto alla posizione del Consigliere di Stato. Il tempo, la comprensione e la pazienza, stanno per esaurirsi anche tra i più garantisti e tolleranti. A questo punto tutto dipende da lui

di Andrea Leoni

 

Ci sono probabilmente solo due fattori che la politica, in senso lato, alla lunga non può reggere nel rapporto con l’opinione pubblica: la menzogna e il potere che abusa della sua posizione di forza.

 

Nell’ultimo addentellato dello scandalo Argo 1 - il caso della sospensione dell’agente di Securitas, poi reintegrato in mezza giornata a furor di popolo - sembrano profilarsi entrambi. O per lo meno se ne avverte chiaramente il puzzo.

 

La mail inviata dal capo della divisione dell’azione sociale del DSS Renato Bernasconi al direttore dell’agenzia di sicurezza Stefano Moro, letta così, è oggettivamente grave. 

 

Certifica, infatti, non solo la partecipazione attiva del DSS al provvedimento contro il lavoratore - ieri ci si limitava a dire “abbiamo concordato” - ma il Dipartimento sembra addirittura esserne l’ispiratore (“ti chiedo di non voler impiegare presso la protezione civile di Camorino l’agente”).

 

Lascia basiti il fatto che l’alto funzionario non abbia compreso l’enormità di quanto stava scrivendo. Il DDS, e la divisione da lui diretta in particolare, è infatti immersa fino al collo nello scandalo Argo 1. Il che dovrebbe essere più che sufficiente per astenersi dal compiere qualsiasi atto che possa anche solo sfiorare la faccenda. Invece, attraverso la sua mail, è arrivato a chiedere di mettere fuorigioco il collaboratore di Securitas - ditta che guadagna anche grazie al DSS - potenziale contraltare accusatorio del suo Dipartimento nello scandalo (essendo ex dipendente dell'agenzia di Marco Sansonetti). Naturalmente il tutto fatto alla chetichella…

 

Ma è incredibile! Incredibile, sul serio. Ci sarebbe da piangere se non vi fosse una vena di comicità nell’aver addirittura messo nero su bianco questo gigantesco conflitto di interesse, che mette in scena una sorta di grottesca esibizione muscolare del potere.

 

L’alto funzionario si è giustificando ammettendo che la misura è stata discussa e concordata, ma nella formalizzazione della decisione, cioè l’e-mail, "complice forse la fretta, ho utilizzato termini non adeguati”. A parte il fatto che di leggerezze, passateci l’eufemismo, al DSS ne abbiamo ormai sgranate un rosario. Ma il punto non è ciò che c’è scritto nell’e-mail, ma che l’e-mail sia stata scritta. Cioè che il Dipartimento si sia immischiato nella vicenda.

 

Bernasconi ha spiegato di aver agito in solitaria: Paolo Beltraminelli non ne sapeva nulla. E pure su questa affermazione cascano le braccia. Ma al DSS, per di più nel trattare un caso scottante come Argo 1, ognuno fa come cavolo gli pare? Ci si intromette in questioni da cui bisognerebbe tenersi lontano chilometri e chilometri, senza condividere queste scelte spericolate con il capo? Delle due l’una: o Bernasconi ha agito in maniera davvero insensata oppure è un martire. In entrambi i casi ci si chiede, dopo tutti gli errori già comprovati a livello amministrativo all’interno del Dipartimento, se il ministro Paolo Beltraminelli abbia effettivamente sotto controllo i suoi uffici.

 

Ieri avevamo chiesto al Consigliere di Stato PPD di chiarire bene e chiarire subito. Lui ha taciuto ma le spiegazioni fornite dal suo alto funzionario, e la mail pubblicata da Regione ed RSI (ottimo lavoro, bravi), sono state di gran lunga peggiori del buco. A questo punto è opportuno chiedere che qualcuno dia a Renato Bernasconi l’occasione dovuta - anche per lui vale il principio della presunzione di innocenza e il diritto di essere sentito senza impiccarlo sulla base di ciò che pubblica la stampa - di spiegare per filo e per segno il suo agire, in modo che possa essere verificata e valutata, alla luce di tutti gli elementi, la sua posizione come capo divisione.

 

Il direttore di Securitas Stefano Moro, che reintegrando l’agente ha preso una saggia decisione salvando in corner la faccia alla sua agenzia, ha dichiarato alla Regione: “L’agente veniva accusato di aver trafugato dati. Ho quindi verificato con Unia, che mi ha garantito che gli unici dati trasmessi sono relativi al suo rapporto di lavoro, nient’altro che andasse a ledere il rapporto di fiducia con il precedente datore di lavoro o la privacy di altri. La pubblicazione del vostro articolo (della Regione, ndr.) ci ha spinti ad arrivarne a una: noi in mano non abbiamo nulla. Se il ‘Corriere del Ticino’ ha altro, si faccia avanti. Oppure smentisca”.

 

Non abbiamo in mano nulla. Cioè questo agente è stato sospeso sulla base di un articolo di giornale e, par di capire, di un’e-mail del DSS. Sembra che alla fine si sia voluto semplicemente compiacere il committente. Il tutto nella forma più brutale di presunzione di colpevolezza. Un metodo del tutto simile da quello utilizzato dai giustiziasti forcaioli che da mesi vorrebbe ghigliottinati funzionari e politici, non sulla base delle prove ma di sospetti. Pratiche giustizialiste che continuiamo a rifiutare con la massima fermezza

 

Noi abbiamo sempre scritto che il ruolo di Paolo Beltraminelli poteva essere messo in discussione soltanto in due casi: se dall’inchiesta penale o da quella amministrativa fossero emerse delle prove contro il ministro, oppure se si fossero create solide condizione per valutare l’opportunità politica del suo agire.

 

Questo è un punto decisivo e molto delicato, sul quale si possono avere legittime opinioni divergenti. Per noi è un principio che esiste e può essere ponderato, per altri no: conta solo il codice penale.

 

Per opportunità politica si intendono quelle azioni, o quelle non azioni, da parte di un politico che, pur non essendo macchiate da reati penali, mettono in seria discussione il suo agire da un punto di vista etico od operativo. Il caso scuola che abbiamo avuto in Ticino è quello di Marina Masoni e del Fiscogate. Le inchieste dissero che il Fisco era fuori controllo (saltarono il direttore e il vice) e a questo si aggiunse la vicenda della Fondazione Villalta, basata a Svitto e di cui l’ex ministra risultava beneficiaria.

 

Quest’ennesima tessera del mosaico dello scandalo Argo 1 - dove una parte del DSS sembra agire in maniera caotica, tentando addirittura di togliersi goffamente quella che potrebbe essere una spina nel fianco - inizia a sostanziare le riflessioni sull’opportunità politica rispetto alla posizione del Consigliere di Stato.

 

A questo punto tutto dipende da lui e dal tipo di intervento con cui reagirà alla faccenda. Il tempo, la comprensione e la pazienza, stanno per esaurirsi anche tra i più garantisti e tolleranti. Anche tra quelli che non considerano Beltraminelli e il PPD un nemico da abbattere.

 

Perciò gli rinnoviamo caldamente l’invito che gli abbiamo formulato ieri: chiarisca bene, chiarisca subito. E intervenga, soprattutto. E anche il suo partito, a questo punto, esca allo scoperto e indichi una soluzione o almeno una prospettiva: tacere, in questo caso, sarebbe una colpa. Di quelle gravi.

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