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Analisi
30.01.2018 - 14:590

Tra pareri di esperti, graduatorie, accordi politici e competenza parlamentare... Ecco perché per la nomina del futuro procuratore generale bisogna mettere tutte le carte in tavola. Compresi i risultati degli assessment. Poi scelga il Gran Consiglio, come

Di fronte all’importanza della nomina, non si può giocare a nascondino e bisogna essere completamente chiari e trasparenti, mettendo tutte le carte in tavola. Riteniamo che ogni deputato che nelle prossime settimane sarà chiamato a scegliere il nuovo procuratore generale dovrebbe avere in mano tutti gli strumenti per farlo in piena coscienza

di Marco Bazzi

La scelta del nuovo procuratore generale, che il Gran Consiglio nominerà nelle prossime settimane, sarà molto importante. Non solo per il valore civile e istituzionale della carica, ma anche per il momento delicato che la nostra società sta vivendo, con una criminalità comune tutto sommato sotto controllo, ma con una criminalità organizzata – economica e finanziaria, spesso di stampo mafioso - che rischia di sfuggire ai radar della giustizia inquirente.

Da anni in Ticino la nomina dei magistrati è spesso controversa e i criteri di selezione e di scelta prestano il fianco a dubbi e perplessità. Sappiamo che la nomina spetta al Parlamento, il quale si basa sui pareri di una commissione “tecnica” di esperti.

Ma a volte, determinanti per la nomina o la bocciatura di un candidato sono stati i giochi di partito, dai veti incrociati ai criteri da Manuale Cencelli…

Questa volta, per scegliere il successore di John Noseda alla guida della Procura, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso di sottoporre i candidati a un “assessment”, affidando la loro valutazione a una società di Zurigo specializzata in funzioni giudiziarie. La ZHAW, così si chiama la società, svolge infatti buona parte delle valutazioni per conto della Procura federale.

Una scelta, ha spiegato nel giugno scorso il presidente del Gran Consiglio, Walter Gianora, voluta alla luce “dell’importanza della nomina”. La verifica è stata calibrata in funzione della carica, con esercizi, relazioni e valutazioni aventi per oggetto la funzione specifica di procuratore generale. Questo esercizio è costato al Cantone circa 30'000 franchi. Che non sono tanti, ma nemmeno pochi.

Poi, nei giorni scorsi, lo stesso Gianora ha spiegato che "l’assessment è stato solo un test". E ha aggiunto: “Volevamo dare alla commissione di esperti uno strumento di valutazione in più”.

Ma che cosa è emerso dalla verifica della società zurighese? Che dei quattro candidati alla guida del Ministero pubblico uno solo – l’ex procuratore Emanuele Stauffer – è raccomandato per quella carica. Seguono, con una valutazione a pari merito, il sostituto procuratore generale Antonio Perugini e il procuratore Moreno Capella, e in terzo rango il sostituto procuratore generale Andrea Pagani. Ora, non siamo qui per fare la graduatoria di chi merita o non merita la carica in discussione, e nemmeno per sostenere la scelta di uno o dell’altro candidato. Ci limitiamo a esporre i fatti per quel che ci è noto.

Nel frattempo la commissione di esperti che valuta i candidati alle cariche giudiziarie – tecnici che in ogni caso rappresentano le aree politiche - ha indicato nell’attuale sostituto procuratore generale Antonio Perugini il profilo più idoneo alla successione a Noseda. In effetti Perugini ha una forte personalità e una lunga esperienza in Magistratura. Però sarebbe probabilmente un procuratore generale “di transizione”, non essendo a quanto pare disposto, lui che oggi ha 63 anni, ad assumere la carica fino ai 70, come ha fatto John Noseda.
Alla domanda relativa alle sue intenzioni di proseguire nell’eventuale incarico alla testa della procura oltre i 65 anni, Perugini ha infatti risposto che, ufficialmente, il concorso attuale cerca un procuratore generale solo per i prossimi due anni.
Il che ha creato un po’ di scetticismo in alcuni deputati che si chiedono: ma ha senso una scelta provvisoria, per poi tornare a porsi il problema nel 2020?

Secondo la commissione di esperti, comunque, i risultati dell'assessment non sono determinanti in quanto basati sulle sole competenze personali e non sul lavoro in Magistratura. Di Stauffer, pur riconoscendone le doti, la commissione dice infatti che ha rispetto agli altri candidati “una conoscenza meno approfondita e immediata del Ministero pubblico”, essendo stato procuratore per breve tempo e diversi anni fa.

Insomma, pur ritenendo idonei alla carica tutti i candidati, la commissione indica al Parlamento come preferito Antonio Perugini.

Intanto, i risultati degli assessment sono stati per così dire “secretati”. Forse perché ci si è resi conto che non hanno dato i risultati sperati da certe aree politiche, e che hanno promosso a pieni voti il candidato più scomodo dal profilo “quota di partito” (Stauffer è di area socialista, ma del resto lo era anche Noseda).

Ora si nota un certo imbarazzo da parte dell’Ufficio presidenziale e dei capigruppo in Gran Consiglio, che probabilmente si stanno pentendo di aver commissionato quella verifica esterna e completamente “neutra” alla società zurighese.

Però, oggi, di fronte all’importanza della nomina, non si può giocare a nascondino e bisogna essere completamente chiari e trasparenti, mettendo tutte le carte in tavola. Riteniamo che ogni deputato che nelle prossime settimane sarà chiamato a scegliere il nuovo procuratore generale dovrebbe avere in mano tutti gli strumenti per farlo in piena coscienza. Quindi, non solo i rapporti della commissione di esperti, ma anche una sintesi dei risultati dell’assessment. Pur nel rispetto della tutela della “privacy” dei candidati.

Poi, alla fine, sarà comunque la maggioranza parlamentare a decidere, anche se ci si auspica che sul candidato prescelto converga un ampio sostegno politico. In altre parole: non una investitura con maggioranza risicata.
Nessuno vuol negare al Parlamento la competenza che gli spetta. Ma non si può procedere alla nomina del futuro capo del Ministero pubblico lasciandosi alle spalle i consueti sospetti di giochi o di accordi che poco hanno a che vedere con l’amministrazione della giustizia.


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