Secondo Me
15.02.2020 - 09:000
Aggiornamento : 09:31

"La Lugano del futuro dovrà saper essere il vero motore del nostro Cantone: ecco come andrà governata"

Per Natalia Ferrara, "l'L’unica via realistica è quella dell’inventiva, dell’efficienza della pubblica amministrazione, ma anche della flessibilità e mobilità,per creare ricchezza non fondata sui bassi costi del lavor e smaccata speculazione"

di Natalia Ferrara*

Il detto “l’aria della città rende liberi” ha più o meno mille anni. A Lugano, sola realtà di dimensione cittadina a sud delle Alpi, l’aria parrebbe però diventata pesante proprio per coloro che storicamente hanno posto la libertà al centro della loro azione. Il partito liberale radicale, che durante la lunga fase del sindacato liberale ha amministrato la città e progettato il suo futuro (si pensi alla visionaria fase di aggregazione) non può certo rassegnarsi a tutto ciò, anzi. Per recuperare terreno ci vuole entusiasmo, certo, ma non basta. Se vuole invertire la rotta elettorale e provare a riprendere il ruolo di primo partito cittadino, il PLR deve dare risposte convincenti ad una domanda solo apparentemente semplice: cosa fa oggi di una realtà demografica una realtà urbana? Oltre ad avere molti abitanti, cosa occorre? Provo a ragionare attorno a tre concetti basilari: relazione, competizione e coesione.

Ogni territorio è in relazione con ciò che lo circonda, marcato è però l’effetto soprattutto nelle città. Prendo due simboli luganesi: la piazza finanziaria e l’aeroporto. Per Lugano sono (o sono state) realtà addirittura identitarie: la città si è sentita tale, e così è stata vista dal resto del Ticino, anche perché era sede bancaria e aeroportuale. Ebbene: solo una piccolissima parte del destino di queste entità si è decisa e si deciderà a Lugano. Per le banche, tanto le decisioni in tema di cooperazione fiscale (la Weissgeldstrategie) quanto le evoluzioni tecnologiche (digitalizzazione) sono tutto fuorché decise sulle rive del Ceresio, eppure entrambe hanno sconvoltogli assetti luganesi precedenti ad esempio, purtroppo, riducendo di un terzo negli ultimi dieci anni gli addetti nel settore finanziario.

Per l’aeroporto, le scelte di SWISS e di AlpTransit non sono certo state compiute a Lugano ma l’effetto si vede in primis proprio a Lugano.

Passo al tema della competizione: una città non è ciò che protegge dalla concorrenza, anzi. In effetti, la realtà urbana accentua la competizione tra persone e aziende, vero è però anche che se smette di crescere, smette anche di riuscire a proteggere i più deboli. Per finire la parola chiave coesione. Fare società-relazione-discussione in città, significa evitare che il censo e la nazionalità la dividano. Già oggi vediamo quartieri che convivono ma non comunicano, si sfiorano ma non si parlano, o peggio, si temono ma non si conoscono.Una città è però grande davvero se in un qualche modo esprime anche un’idea condivisa, insomma se chi la vive riesce a riconoscervisi e non solo risiedervi. AlpTransit ci ha avvicinato a Zurigo, tanto che si può ormai immaginare di essere luganesi ma pendolari verso la Limmat. La grandissima presenza straniera (in particolare frontaliera) mescola via via le carte culturali e comportamentali. Con cosa sostituire le vecchie identità? Con la nostalgia o, peggio, i rancori, come troppi vorrebbero? Un esempio su tutti: avete già sentito discorsi oggettivi o quanto meno non invettivi verso l’Italia dalla quale si pretende (giustamente!) l’accesso al mercato per i nostri servizi finanziari?

È su questi temi che bisogna saper dire qualcosa di liberale. È su di essi che bisogna smascherare i populismi sovranisti da una parte e assistenzialistici dall’altra. Due fenomeni diversi, certo, entrambi però ugualmente temibili, che hanno in comune un fondamentale vittimismo che muta via via solo il profilo del cattivo o del nemico, una volta lo “straniero”, un’altra il “ricco” e, ultimamente, anche “l’inquinatore”. Invece di impegnarsi per la crescita e l’innovazione, promettono tanta protezione e un tocco di nostalgia. Chi vuole governare la Lugano del futuro è chiamato ad immaginare via via soluzioni concrete e pragmatiche e, al contempo, inserirle in un’idea coraggiosa di città,che non sia solo amministrativa verso l’interno e rivendicativa nei confronti dell’esterno, ma che, al contrario, sappia essere il vero motore del nostro Cantone.

L’unica via realistica mi pare essere quella dell’inventiva, dell’efficienza della pubblica amministrazione, ma anche della flessibilità e mobilità, per creare ricchezza non fondata sui bassi costi del lavoro, scarsa innovazione e smaccata speculazione. Il Ticino si sta già impegnando in collaborazioni di ampio respiro, basti pensare all’adesione all’organizzazione di marketing territoriale della piazza economica di Zurigo, conosciuta come Greater Zurich Area, ma anche attraverso l’Istituto dalle molle di studi sull’intelligenza artificiale, con l’Istituto di ricerche in biomedicina o ancora grazie al Centro nazionale svizzero di calcolo scientifico affiliato al politecnico di Zurigo.

È evidente che la posta in gioco, per la politica e per la cultura liberale, va ben oltre le pur importantissime rive del Ceresio.Per questo motivo tutte le cittadine e i cittadini, non solo i liberali radicali, dovrebbero impegnarsi – anche alle urne – per una città liberale, che metta al centro la libertà e la responsabilità di ciascuno e, non meno importante, la solidarietà collettiva. Affrontando finalmente il futuro,senza limitarsi a lasciarlo scorrere come fosse il Cassarate.

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