SECONDO ME
"Educazione affettiva e sessuale a scuola: serve trasparenza"
Giuseppe Cotti: "E serve soprattutto quella prudenza che dovrebbe accompagnare ogni scelta educativa quando sono in gioco lo sviluppo e il benessere dei minori"
TIPRESS/GOLAY

di Giuseppe Cotti *

La prevenzione degli abusi, la tutela dei minori e la promozione di relazioni sane e rispettose sono obiettivi che meritano il pieno sostegno di tutti. Formare i docenti affinché sappiano riconoscere situazioni problematiche, prevenire comportamenti inappropriati e accompagnare correttamente gli allievi è una scelta non solo condivisibile, ma necessaria.

La questione che si pone oggi non riguarda dunque la necessità di questa formazione, bensì il modo in cui il Cantone sta introducendo la nuova Strategia per l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Nel febbraio scorso il DECS ha presentato la Strategia per l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole (SEAS-II). Lo stesso documento prevede tuttavia che la Commissione cantonale competente elabori successivamente un Piano d'azione chiamato a definire nel dettaglio misure, priorità e modalità di attuazione.

Per questo è legittimo chiedersi perché sia già stata avviata una formazione obbligatoria rivolta a migliaia di docenti quando il Piano d'azione previsto dalla stessa Strategia non è ancora stato reso pubblico. Su temi tanto delicati, la trasparenza dovrebbe precedere l'attuazione e non seguirla.

Dai materiali formativi che ho potuto consultare emerge inoltre che il percorso proposto non si limita alla prevenzione degli abusi. Vengono affrontate anche questioni più ampie riconducibili all'approccio dell'educazione sessuale olistica adottato dal Cantone, tra cui l'identità di genere, la distinzione tra sesso biologico e identità di genere e il concetto di fluidità di genere.

Sia chiaro: il problema non riguarda l'orientamento sessuale delle persone né il rispetto dovuto a ciascun individuo. La scuola pubblica deve garantire dignità e rispetto a tutti gli allievi e contrastare ogni forma di discriminazione. Le perplessità riguardano piuttosto alcuni contenuti presenti nei materiali formativi e il modo in cui vengono proposti.

Si tratta di temi che meritano di essere affrontati con serietà, sensibilità e rispetto. Proprio per questo occorre riconoscere che, su diversi aspetti, il dibattito scientifico, pedagogico e antropologico rimane aperto. Le modalità con cui accompagnare i minori che vivono interrogativi legati alla propria identità, il ruolo dell'approccio affermativo, le implicazioni della transizione sociale e l'età più appropriata per affrontare determinati contenuti continuano a essere oggetto di confronto in numerosi Paesi e in diversi ambiti specialistici.

Ciò che sorprende è che questa pluralità di posizioni sembri trovare poco spazio nei materiali formativi. Non emergono infatti in modo significativo le discussioni e le riserve espresse da numerosi esperti riguardo all'approccio affermativo, alle implicazioni della transizione sociale in età evolutiva o alla necessità di particolare prudenza nell'accompagnamento di minori che vivono interrogativi legati alla propria identità. Più che presentare ai docenti un dibattito ancora aperto, la formazione appare orientata a trasmettere una specifica interpretazione delle questioni affrontate.

Anche a livello internazionale il confronto è tutt'altro che concluso. Negli ultimi anni alcuni Paesi e autorevoli organismi di valutazione hanno riesaminato criticamente determinati approcci relativi ai minori, richiamando l'importanza della prudenza e della qualità delle evidenze disponibili. Questo non significa negare il rispetto dovuto a ogni persona né ignorare situazioni di sofferenza reale, ma riconoscere che ci troviamo di fronte a questioni complesse che continuano a essere oggetto di studio e discussione.

La scuola deve certamente educare al rispetto e contrastare ogni forma di discriminazione. Ma dovrebbe anche promuovere il senso critico e la capacità di confronto, soprattutto quando si affrontano temi sui quali esistono sensibilità diverse e un dibattito ancora aperto.

La richiesta che oggi appare più ragionevole non è quella di interrompere il dialogo su questi temi, bensì di renderlo più trasparente. Le famiglie, i docenti e l'opinione pubblica dovrebbero poter conoscere integralmente il progetto che il Cantone intende sviluppare, le sue basi pedagogiche, i suoi obiettivi e le modalità con cui verrà concretamente attuato nelle scuole.

Quando si interviene su aspetti così importanti della crescita dei bambini e degli adolescenti, la fiducia tra scuola, famiglie e istituzioni non può essere data per scontata. Deve essere costruita attraverso chiarezza, coinvolgimento e trasparenza.

Su questi temi serve più confronto, meno decisioni percepite come già definite e maggiore condivisione. E serve soprattutto quella prudenza che dovrebbe accompagnare ogni scelta educativa quando sono in gioco lo sviluppo e il benessere dei minori, in particolare laddove la scienza, la pedagogia e l'antropologia non parlano con una voce sola.

* deputato Il Centro

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