"La sinistra vuole i giudici stranieri perché, per il loro tramite, riesce a imporre delle posizioni (climatiste, immigrazioniste, woke, …) che mai riuscirebbe a far passare nei parlamenti nazionali"

di Lorenzo Quadri*
La Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) torna a far discutere, e ancora una volta non per aver difeso libertà fondamentali minacciate da regimi autoritari, ma per aver condannato la Svizzera perché nel carcere ginevrino di Champ-Dollon non era previsto un menu integralmente vegano. Sembra una barzelletta, invece è successo davvero.
I ricorrenti sono due militanti antispecisti arrestati per atti di vandalismo. Uno di loro pretendeva un'alimentazione completamente vegana. L'amministrazione penitenziaria aveva già adattato in parte i pasti, ma ciò non è bastato ai giudici di Strasburgo, che hanno ravvisato una violazione della libertà di pensiero e di coscienza, condannando la Svizzera a versare circa 26.000 euro tra risarcimento e spese.
La domanda è inevitabile: sarebbe davvero questa la missione della Corte EDU?
Sempre più spesso i suoi magistrati abusano del proprio ruolo per influenzare la politica dei singoli Stati. La sinistra vuole i giudici stranieri perché, per il loro tramite, riesce a imporre delle posizioni (climatiste, immigrazioniste, woke, …) che mai riuscirebbe a far passare nei parlamenti nazionali; men che meno nelle votazioni popolari.
Per la Svizzera il problema è ancora più evidente. I diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sono già ampiamente tutelati dalla Costituzione federale. Ciò che cambia è l'interpretazione sempre più estensiva fornita dalla Corte, che costituisce una chiara lesione della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta.
Non è un caso che diversi governi europei abbiano espresso crescente preoccupazione per le continue invasioni di campo della corte EDU, soprattutto in materia migratoria. Nel 2025 nove Paesi, guidati da Italia e Danimarca, hanno inviato uno scritto di protesta al Consiglio d’Europa. La Svizzera, però, è rimasta alla finestra.
Quando una Corte internazionale pretende di imporre il menù vegano nelle carceri, significa che ha smarrito il senso della sua missione. E’ quindi tempo di riaprire a Berna il dibattito sulla disdetta svizzera della CEDU, così da non dover più sottostare all’attivismo politico dei magistrati preposti alla sua applicazione.
Del resto, nemmeno l’Unione europea aderisce alla CEDU. Perché riconosce solo la propria Corte di giustizia UE e non vuole avere tra i piedi i magistrati di Strasburgo.
*Consigliere Nazionale Lega