SECONDO ME
Togni: "Lugano non è una città violenta. Violenti sono i criminali"
Il Consigliere comunale PLR: "Quanti di noi, quando escono la sera per bere qualcosa, mettono un’arma in tasca? La risposta è evidente"

di Andrea Togni*

Accoltellamenti, aggressioni, risse, ospedalizzazioni, arresti... è comprensibile che, leggendo la cronaca delle ultime settimane, qualcuno inizi a parlare di una “Lugano violenta”. Ma credo sia importante rovesciare il ragionamento: non è Lugano ad essere violenta. Sono violente le persone che decidono di uscire di casa mal intenzionate, magari armate, e che, davanti a un litigio, a una provocazione o a un regolamento di conti, sono pronte a far violenza.

Quanti di noi, quando escono la sera per bere qualcosa, andare a cena o incontrare degli amici, mettono un’arma in tasca? La risposta è evidente. Circolare armati di un coltello o altro, con l’idea di poterlo usare, non appartiene alla normalità. È già l’espressione di una disponibilità alla violenza che una società civile non deve certo banalizzare, ma ancor meno tollerare. Lugano resta una città bella, viva e attrattiva. E proprio per questo va difesa con fermezza. Difendere la sicurezza non significa creare allarmismo, né criminalizzare intere comunità. Significa distinguere con chiarezza tra chi rispetta le regole e chi sceglie deliberatamente di infrangerle mettendo in pericolo gli altri.

Regole e rispetto, di cui ho più volte scritto: chi commette reati (non solo violenti) deve essere fermato, processato rapidamente e, quando i fatti sono provati / gravi, scontare una pena realmente dissuasiva. Le conseguenze amministrative o il carcere, per chi tenta di uccidere o provoca lesioni (con un’arma, con oggetti o anche con le mani), non può essere una parentesi simbolica. La certezza della pena è parte integrante della prevenzione.

E quando l’autore di un reato è un cittadino straniero, dobbiamo avere la stessa chiarezza. La Svizzera dispone già di norme che prevedono, per determinati reati, l’espulsione dal territorio nazionale. Queste norme, o anche più severe se caso, vanno applicate con rigore, a tutela del territorio, nel rispetto dello stato di diritto e delle decisioni dei tribunali. Chi viene accolto nel nostro Paese, vi vive o vi lavora e rispetta le nostre leggi e tradizioni merita rispetto e integrazione. Chi invece commette crimini contro cose e persone deve sapere che può perdere il diritto di restare qui. Senza indulgenza.

Libertà sì, ma dentro regole chiare. Rispetto per tutti, ma responsabilità individuale senza alibi. E, soprattutto, una certezza: chi porta violenza nelle nostre strade deve essere tolto dalle nostre strade.

La repressione naturalmente da sola non basta. Le nostre forze dell’ordine e servizi preposti fanno un lavoro encomiabile, ma forse serve ancor più prevenzione, presenza, intelligence, controlli mirati nei luoghi e negli orari più sensibili e strumenti moderni (i.e. videosorveglianza, camera del consumo, …).

Rifuggo dalla dialettica “Lugano violenta”. Lugano ed i luganesi non impugnano coltelli. Lo fanno alcuni singoli. Ed è verso di loro, non contro la nostra città, che è imperativo reagire con tutta la fermezza consentita.

*Consigliere Comunale PLR

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