SECONDO ME
Gobbi: "Neutralità: un sì per la sicurezza"
"Proprio perché il mondo sta diventando sempre più pericoloso e imprevedibile, servono maggiore distanza dai blocchi contrapposti e regole costituzionali più rigide"

di Norman Gobbi*

ll 27 settembre saremo chiamati a decidere quale neutralità vogliamo per la Svizzera di domani. Il principio in sé non è in discussione: l’iniziativa mira a inserirlo nella Costituzione in forma più restrittiva, definendo la neutralità permanente e armata. Il fulcro della questione è il ruolo che la Svizzera intende occupare in un contesto geopolitico sempre più instabile, imprevedibile e complesso.

Una delle prime responsabilità dello Stato è proteggere la popolazione.

Per un piccolo Paese nel cuore dell’Europa, non appartenere a blocchi militari contrapposti costituisce una prima e importante linea di sicurezza. In questo senso, la neutralità non va intesa come un principio astratto o passivo, ma come uno strumento di sicurezza nazionale concreto e affidabile. Proprio perché il mondo sta diventando sempre più pericoloso e imprevedibile, servono maggiore distanza dai blocchi contrapposti e regole costituzionali più rigide. Al contempo, neutralità non deve essere sinonimo di disarmo o di delega della sicurezza agli altri; significa essere pronti a difendere autonomamente popolazione, territorio, infrastrutture critiche e spazio aereo. Una neutralità senza esercito sarebbe soltanto una dichiarazione d’intenti facilmente calpestabile; una neutralità in grado di rispondere con forza è invece una base solida per una politica di sicurezza credibile.

Oggi la neutralità viene spesso interpretata e applicata caso per caso, in base alle decisioni di Consiglio federale e Parlamento. Questa flessibilità viene talvolta presentata come un pregio, ma in materia di sicurezza nazionale è un punto debole: l’ambiguità non rafforza il Paese. Serve l’esatto contrario. La Svizzera deve essere prevedibile per i propri cittadini, per il proprio esercito e per gli altri Stati, attraverso una neutralità chiara e credibile, e non un principio interpretato di volta in volta a seconda del contesto o delle influenze esterne.

Leggiamo spesso argomenti relativi al rischio di isolazionismo. Ma neutralità non significa isolamento.

Possiamo collaborare nella formazione, nella cyberdifesa, nello scambio d’informazioni, nelle attività legate agli interventi della protezione civile e nella promozione della pace, senza correre il rischio di trasformare progressivamente la cooperazione in un’integrazione militare. Ogni cooperazione deve rafforzare la nostra capacità autonoma di difesa, senza creare dipendenze o automatismi che possano trascinarci in un conflitto.

Va infine ricordato che questa votazione richiede uno sguardo al futuro. Non stiamo decidendo soltanto come reagire al contesto geopolitico di oggi. Stiamo stabilendo quale posizione dovrà assumere la Svizzera nei conflitti di domani, dei quali non conosciamo ancora né le parti né gli interessi in gioco. Da uomo delle istituzioni e da ufficiale di milizia, sostengo la neutralità perché so che la sicurezza di un Paese nasce da una linea chiara, da una difesa credibile e dalla capacità di decidere autonomamente. Sostengo questa iniziativa per la Svizzera e per il suo futuro: per la sua sicurezza, la sua indipendenza e la sua credibilità. La pace richiede preparazione e forza. Per questo dico sì a una neutralità permanente, armata e credibile.

*Consigliere di Stato Lega - articolo pubblicato sul Corriere del Ticino

 

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