SECONDO ME
Regazzi: "Quant’è lungimirante la nostra Svizzera?"
"Per troppo tempo abbiamo pensato che la pace fosse una certezza e che la difesa nazionale potesse passare in secondo piano rispetto ad altre priorità. Oggi i fatti ci impongono una riflessione diversa"

di Fabio Regazzi*

Il 1° agosto non è soltanto una ricorrenza da celebrare con discorsi, bandiere e fuochi d’artificio. È il giorno in cui la Svizzera si interroga sulla propria capacità di restare libera, indipendente e coesa anche di fronte alle sfide del tempo presente. Subito dopo la pandemia, in pochi mesi il contesto geopolitico internazionale è cambiato radicalmente. Guerre alle porte dell’Europa, tensioni tra grandi potenze, minacce ibride, cyberattacchi, terrorismo e instabilità economica ci hanno ricordato che anche la sicurezza della Svizzera non è più un dato acquisito.

La minaccia attorno a noi è reale: le violazioni dello spazio aereo da parte di droni in Finlandia, Danimarca, Germania, Polonia o nei Paesi baltici sono all’ordine del giorno. Anche da noi gli allarmi droni sono una realtà, ad esempio presso la base aerea militare di Meiringen o presso diverse infrastrutture elettriche critiche della Svizzera. Le minacce non sono solo fisiche, ma anche nel cyberspazio: il Servizio delle attività informative della Confederazione, Fedpol e le infrastrutture critiche vengono attaccati quotidianamente in rete.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la pace fosse una certezza e che la difesa nazionale potesse passare in secondo piano rispetto ad altre priorità. Oggi i fatti ci impongono una riflessione diversa. La neutralità svizzera mantiene tutto il suo valore, ma è credibile solo se accompagnata dalla capacità di difendere il Paese, la popolazione e le infrastrutture critiche. E, se siamo sinceri con noi stessi, oggi non disponiamo di questa capacità. Questo è pericoloso di fronte all’incertezza che caratterizza il futuro e alle tendenze che si delineano. Il conflitto tra la Russia e il resto dell’Europa non sembra risolversi a breve, mentre il numero di focolai a livello mondiale si moltiplica di anno in anno.

Mai come oggi, dal dopoguerra, è urgente abbandonare impostazioni ideologiche e rafforzare la nostra protezione della popolazione. Non si tratta di alimentare paure o di prepararsi alla guerra, ma di assumere una responsabilità concreta verso le generazioni future. Essere pronti significa garantire sicurezza, resilienza e capacità di risposta di fronte a scenari che, fino a poco tempo fa, sembravano impensabili. Significa anche avere il coraggio politico di fissare priorità, destinare risorse finanziarie adeguate e spiegare ai cittadini perché la sicurezza non può essere data per scontata né rinviata a tempi migliori.

Prepararsi non significa rinunciare ai nostri valori di pace, dialogo e cooperazione. Significa piuttosto proteggerli con serietà, con mezzi adeguati e con una visione lungimirante. La Svizzera ha costruito la propria forza sulla responsabilità individuale, sul sistema di milizia e sulla capacità di guardare lontano. È il momento di recuperare quello spirito. Le riflessioni attorno alla Festa nazionale non possono fermarsi alle parole: devono tradursi in scelte politiche chiare, in investimenti credibili e in un sostegno convinto a una sicurezza nazionale moderna, efficace e capace di proteggere la popolazione. Se vogliamo continuare ad appellarci alla libertà nelle nostre allocuzioni del 1° agosto, dobbiamo essere pronti anche a difenderla. Con responsabilità, con coraggio e con lungimiranza.

*Consigliere agli Stati Il Centro

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