SECONDO ME
Caso Zali, Bertoli replica a Zantonelli: "Ti firmi giornalista, e allora..."
"Quando ero in Governo e mi arrivavano notizie di possibili reati o di fatti problematici sapevo perfettamente che tenerli nel cassetto o farli proseguire alle istanze preposte faceva la differenza..."
TIPRESS/CRINARI

di Manuele Bertoli (replica all'opinione di Franco  Zantonelli - leggi qui) *

Caro Zantonelli,

se non hai voglia di capire il senso delle mie domande sul timing che ha portato alle dimissioni di Zali va bene, ma che ti metta a qualificarle come figlie di una “visione scandalistica da prima repubblica italiana” proponendo a sostegno di questa tesi delle sciocchezze come la presunta complicità tra me e Zali perché durante delle conferenze stampa del 2020 eravamo seduti accanto è semplicemente ridicolo.

Ti firmi giornalista, e allora esci dalla sempliciotta logica di fazione, attiva la tua curiosità professionale e chiediti, al di là dell’oggettiva gravita dei fatti alla base delle dimissioni che nessuno mette in dubbio, perché essi vengono a galla solo ora e tutti assieme, soprattutto se sono vecchi e se è vero che, come dici tu, in Ticino “quando una cosa la sanno in due la sanno tutti”. Chiediti, ad esempio, se l’email a Sanvido del 2020 era nei cassetti di Comano da tempo, senza scandalizzare a sufficienza per mesi o anni chi poteva e doveva renderlo pubblico ma recuperando improvvisamente la sua “scandalosità” solo lo scorso mese di luglio, o se è arrivato alla RSI a ridosso della pubblicazione dei famosi audio telefonici grazie a una manina.

Quando ero in Governo e mi arrivavano notizie di possibili reati o di fatti problematici sapevo perfettamente che tenerli nel cassetto o farli proseguire alle istanze preposte faceva la differenza. Questo, in un Paese normale, io me lo aspetto da istituzioni e media, e non credo di essere il solo.

* già consigliere di Stato

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