SECONDO ME
Zantonelli vs Bertoli: Zali come "un compagno che sbaglia"
"L'ex Consigliere di Stato socialista ha adombrato la possibilità che la rovinosa caduta dell’esponente leghista possa essere stata provocata da un complotto. Il che, a pensarci bene..."
SECONDO ME

Caso Zali, le scottanti domande di Manuele Bertoli: "C'è stata una regia? E se sì..."

28 AGOSTO 2026
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Caso Zali, le scottanti domande di Manuele Bertoli: "C'è stata una regia? E se sì..."

28 AGOSTO 2026

di Franco Zantonelli *

Ci deve essere un bel rapporto di complicità tra Manuele Bertoli e Claudio Zali se venerdì 28 agosto, in un articolo su La Regione - riproposto il giorno dopo da liberatv, leggi qui - l’ex Consigliere di Stato socialista ha adombrato la possibilità che la rovinosa caduta dell’esponente leghista possa essere stata provocata da un complotto. Il che, a pensarci bene, rischia di rendere meno gravi le responsabilità di Zali.

Dicevo della complicità tra i due, per lunghi anni membri dell’esecutivo cantonale. Me li ricordo, uno seduto accanto all’altro, distanti dagli altri colleghi, durante quelle conferenze stampa in stile regime sudamericano, condotte dal portavoce della Polizia Cantonale, durante la crisi del Covid.

Era il 2020, lo stesso anno in cui, con fare intimidatorio, Zali mandò una e-mail al presidente dell’Eoc, Paolo Sanvido, con copia al Consigliere di Stato Raffaele De Rosa, esigendo l’immediata assunzione di una propria conoscente.

Ora, per esperienza, si sa che quando un’informazione ce l’ha più di una persona, è come se fosse di dominio pubblico. Invece, stando a Bertoli, “risulta davvero difficile credere” che la diffusione, a 9 mesi dalle elezioni, di quella raccomandazione dai toni sgarbati, così come dell’ormai famosa registrazione di ben 4 anni fa (quella dell’esortazione a picchiare una donna), “costituisca una concatenazione casuale di eventi”.

Anche se in molti, da tempo, erano al corrente del viziaccio di Zali. Stesso discorso già fatto per l’è-mail a Sanvido. Quando una cosa la sanno in 2 la sanno tutti.

E invece no, in questa storia da grand guignol ci deve per forza essere l’onnipresente “grande vecchio” che muove le pedine. Non a caso Manuele Bertoli evoca “un timing preordinato da qualcuno”. Chi sia questo qualcuno non si sa!

Insomma, Claudio Zali, volendo restare a questa visione scandalistica da Prima Repubblica italiana, finisce per diventare “un compagno che sbaglia”, per lo più vittima di dossieraggio.

Quanto al silenzio, per molti incomprensibile, da parte del Governo, Bertoli è soddisfatto che “sia al suo posto, lasciando preliminarmente alla magistratura svolgere le sue indagini”. Con la stessa nonchalance con cui ha subito l’arrocchino.

Un’ultima annotazione, per cercare di spiegare il dico e non dico dell’esponente del Ps. La tesi della trappola tesa a Zali è presente in molti compagni di Bertoli e sarebbe da ascrivere alla politica tendente al verde del Consigliere di Stato leghista.

E, a questo punto, evito di infierire, citando la sua fallimentare avventura ambientalista. Anche quella, probabilmente, stoppata da qualche “grande vecchio”.

* giornalista

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