SECONDO ME
Il velo islamico nelle scuole e il rischio di proselitismo
Giorgio Ghiringhelli interviene sulla posizione del Consiglio svizzero delle religioni contro il divieto generale dei simboli religiosi. Al centro della sua riflessione, la distinzione tra alunni e docenti e la richiesta di una base legale in Ticino

di Giorgio Ghiringhelli *

Negli scorsi giorni il Consiglio svizzero delle religioni – una piattaforma per il dialogo interreligioso che riunisce le principali Chiese e comunità religiose svizzere, fra cui quella ebraica e quella islamica - ha preso posizione contro un divieto generalizzato dei simboli religiosi a scuola, sia per gli alunni e sia per i docenti . Per quanto riguarda gli alunni, si fa notare che un simile divieto – in vigore in Francia dal 2004 con il beneplacito della Corte europea dei diritti dell’uomo… - costituirebbe una violazione sproporzionata della libertà religiosa, come in effetti il Tribunale federale aveva già stabilito in una sentenza del 2015 concernente una scuola nel Comune di St. Margrethen (Canton San Gallo). Quindi è assai probabile che le recenti decisioni di vietare il velo nelle scuole, adottate dai Parlamenti dei Cantoni di Zurigo, Argovia e San Gallo, verrebbero bocciate dal Tribunale federale in caso di ricorsi.

L’unico modo per aggirare questo ostacolo sarebbe quello di inserire un simile divieto nella Costituzione federale, e difatti il Comitato di Egerkingen (quello che aveva lanciato con successo le iniziative contro i minareti e contro la dissimulazione del volto in pubblico) aveva già manifestato nei mesi scorsi l’intenzione di lanciare una nuova iniziativa popolare concernente il velo nelle scuole. A tal proposito ricordo che fui uno dei primi in Svizzera, e il primo in Ticino, a sottoporre a un Parlamento cantonale una petizione per chiedere il divieto del velo islamico nelle scuole obbligatorie. La petizione, presentata l’11 gennaio 2010, fu bocciata dal Gran Consiglio il 9 novembre 2010, con la motivazione che nei vari ordini di scuola vi erano “solo” 10 ragazze velate: per me erano già 10 di troppo, ma come spesso accade in politica, si aspetta che i buoi siano usciti dalla stalla prima di agire…

Per quanto riguarda il personale docente, il Consiglio svizzero delle religioni ha espresso il parere che i simboli religiosi non costituiscono una base sufficiente per ritenere che un insegnante influenzi o indottrini gli alunni. Ma in questo caso il Tribunale federale si era già espresso nel 1997 a favore di un divieto, respingendo il ricorso presentato dalla docente di una scuola primaria ginevrina a cui era stato vietato di indossare il velo. Secondo i giudici, poco importava il fatto che alla ricorrente non si potesse rimproverare di aver fatto del proselitismo, poiché essa non poteva sottrarsi “senza esporre le sue convinzioni” alle domande che gli allievi le potevano porre a proposito del suo abbigliamento. Sempre secondo i giudici “il velo islamico è difficilmente conciliabile con l’uguaglianza dei sessi, che è un valore fondamentale (…) che deve essere preso in considerazione nella scuola” e inoltre “sarebbe difficilmente concepibile proibire la posa dei crocifissi nella scuola pubblica e ammettere che i docenti possano indossare dei simboli religiosi forti, poco importa di quale confessione”. In definitiva i giudici, tenendo anche conto della giovane età degli allievi di una scuola elementare, che li rende più facilmente infuenzabili, si son chiesti “come si potrebbe negare un effetto di proselitismo” determinato dal porto del velo, visto che “esso sembra essere imposto alle donne da una prescrizione coranica difficilmente conciliabile con il principio di uguaglianza dei sessi, e con il messaggio di tolleranza, di rispetto del prossimo e soprattutto di uguaglianza e di non discriminazione che in democrazia ogni docente dovrebbe trasmettere ai suoi allievi”.

Il Canton Ticino non ha ancora una base legale che gli consenta di vietare il porto del velo islamico da parte di una docente, ma lo avrà presto se il Gran Consiglio si deciderà ad approvare la petizione che avevo presentato il 28 ottobre dello scorso anno (sottoscritta fra gli altri dai due Consiglieri agli Stati del Canton Ticino, Marco Chiesa e Fabio Regazzi, e dal futuro Consigliere di Stato Piero Marchesi) che chiede di introdurre nella Legge della scuola un articolo che vieti l’ostentazione di vistosi simboli religiosi (a eccezione di gioielli di formato discreto) da parte del personale docente.

* fondatore de Il Guastafeste

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