POLITICA E POTERE
Divisa scolastica in Ticino, Michela Ris porta il tema in Gran Consiglio
Una mozione sottoscritta da undici deputati propone di introdurre un abbigliamento comune dalla scuola dell’infanzia alle elementari: “Non un’uniforme rigida o antiquata, ma un modo per rafforzare appartenenza e uguaglianza"
TiPress / Mirko Aquilino

 

BELLINZONA - Una divisa scolastica semplice e moderna, composta da pochi capi pratici e personalizzabile dai singoli istituti o Comuni. È la proposta contenuta nella mozione presentata in Gran Consiglio da Michela Ris, che chiede al Governo ticinese di valutare l’introduzione di un abbigliamento comune nella scuola dell’infanzia e nelle elementari.

L’atto parlamentare è sostenuto da altri dieci deputati: Simona Genini, Matteo Quadranti, Paolo Caroni, Giuseppe Cotti, Nadia Ghisolfi, Giovanni Capoferri, Gianluca Padlina, Omar Balli, Josef Savary e Roberta Soldati. Una compagine trasversale che porta in Parlamento una riflessione sul modo di presentarsi a scuola, sul senso di appartenenza alla comunità scolastica e sulle differenze economiche rese visibili dall’abbigliamento, dalle marche e dalle mode.

La proposta non prevede il ritorno al tradizionale grembiule né l’introduzione di un’uniforme rigida. L’idea è quella di sperimentare pochi capi comuni, come maglietta o polo, felpa, pantaloni o gonna in colori prestabiliti, eventualmente accompagnati dal simbolo della scuola o del Comune.

La mozione chiede inoltre di prestare particolare attenzione ai costi, affinché la misura non rappresenti un nuovo onere per le famiglie, e propone una fase pilota in alcuni istituti interessati, coinvolgendo direzioni, docenti, genitori e allievi. Gli effetti della sperimentazione dovrebbero poi essere valutati sotto il profilo del senso di appartenenza, del clima scolastico e della pressione legata alle possibilità economiche delle famiglie.

Di seguito il testo integrale della mozione.

MOZIONE (art. 105 LGC)

Per l’introduzione di una divisa scolastica nella scuola dell’infanzia ed elementare ticinese

La scuola non è soltanto il luogo nel quale i nostri bambini imparano a socializzare, leggere, scrivere e far di conto. È anche uno dei primi luoghi nei quali imparano a vivere in una comunità, a rispettarne le regole e a comprendere che nella vita esistono contesti diversi, ai quali è necessario sapersi adeguare.

Tra questi insegnamenti vi è, a nostro avviso, anche quello relativo al modo di presentarsi e di vestirsi.

Negli ultimi anni assistiamo sempre più frequentemente, anche nelle nostre scuole, alla presenza di abbigliamenti poco consoni al contesto scolastico. Non si tratta di voler giudicare gusti personali, mode o scelte delle famiglie, né tantomeno di limitare la personalità dei bambini. Si tratta piuttosto di trasmettere fin dalla giovane età un principio semplice che li accompagnerà per tutta la vita: ogni contesto richiede un comportamento e un abbigliamento adeguati.

Così come ci si veste in maniera diversa per andare in spiaggia, praticare uno sport, partecipare a una cerimonia o, un domani, recarsi sul posto di lavoro, anche la scuola merita di essere riconosciuta come un luogo con una propria identità e con alcune regole condivise.

Per questo riteniamo opportuno valutare l'introduzione di una divisa scolastica, a partire dalla scuola dell'infanzia e per tutto il percorso della scuola elementare.

Insegnare ai bambini che esistono luoghi, momenti e situazioni differenti e che ciascuno di essi richiede un comportamento appropriato non significa limitarne la libertà. Significa educarli.

Una divisa non cancella la personalità di un bambino: la personalità si esprime attraverso le idee, il carattere, le capacità, le amicizie, lo sport, la musica e mille altri aspetti della vita.

I bambini sono inoltre confrontati sempre più precocemente con modelli legati all'immagine, al consumo, alle marche e alle mode. La scuola dovrebbe poter essere uno spazio nel quale queste dinamiche passano almeno in parte in secondo piano. A scuola un bambino dovrebbe distinguersi per ciò che è, per ciò che impara e per come si comporta, non per ciò che indossa.

L'idea di un abbigliamento scolastico comune non è del tutto estranea alla nostra tradizione. Per molti anni il grembiule ha accompagnato la quotidianità dei bambini; oggi non rappresenta più un abbigliamento obbligatorio e viene utilizzato soprattutto per attività pratiche e creative.

Non proponiamo un ritorno al grembiule tradizionale. Proponiamo piuttosto di recuperare il principio che ne stava alla base e reinterpretarlo in chiave moderna: quando entro a scuola, entro in una comunità e in un contesto che richiede un abbigliamento adeguato.

Potrebbe trattarsi di pochi capi semplici, pratici e facilmente lavabili: ad esempio maglietta o polo, felpa e pantaloni o gonna in colori prestabiliti, eventualmente personalizzati con il nome o il simbolo della scuola o del Comune. Dovrebbero inoltre essere previste soluzioni adeguate alle diverse stagioni e alle attività scolastiche.

Non un'uniforme rigida o antiquata, quindi, ma un abbigliamento che dica semplicemente: adesso sono a scuola.

Una divisa potrebbe inoltre rafforzare il senso di appartenenza alla propria scuola e alla comunità scolastica, contribuendo a creare un'identità comune e a sottolineare che, durante le ore trascorse a scuola, tutti gli allievi fanno parte della medesima comunità.

L'abbigliamento scolastico comune è una realtà consolidata in numerosi sistemi educativi, in particolare nei Paesi anglosassoni, ma il tema è oggi oggetto di sperimentazione anche in Paesi a noi più vicini.

In Francia, nel 2024 e 2025, circa un centinaio di scuole e istituti scolastici – principalmente del primo ciclo – hanno sperimentato l'introduzione di una “tenuta comune”. Una valutazione pubblicata nel 2026 dal Ministero francese dell'Educazione ha rilevato che, nella scuola primaria, tre direttori su quattro hanno riscontrato un'evoluzione positiva del senso di appartenenza alla scuola. Una larghissima maggioranza dei responsabili degli istituti coinvolti si è inoltre dichiarata favorevole alla prosecuzione dell'esperienza.

La stessa valutazione invita tuttavia alla prudenza riguardo ad altri possibili effetti, ad esempio sul clima scolastico o sui risultati degli allievi, e segnala anche alcune difficoltà di adesione.

Proprio per questo l'esperienza francese appare particolarmente interessante: dimostra che il tema merita di essere sperimentato e valutato sulla base di risultati concreti, anziché affrontato unicamente sul piano ideologico (https://www.education.gouv.fr/depp/evaluation-des-experimentations-du-port-de-la-tenue-commune-l-ecole-504773)

Anche nel Regno Unito, in Irlanda, Australia e Nuova Zelanda l'utilizzo di uniformi scolastiche è ampiamente diffuso, con l'obiettivo, tra gli altri, di rafforzare l'identità della scuola e il senso di appartenenza degli allievi.

L'introduzione di una divisa scolastica semplice e moderna potrebbe inoltre contribuire a ridurre le differenze visibili tra gli allievi legate alle possibilità economiche delle rispettive famiglie e ad attenuare la pressione esercitata da marche, mode e tendenze.

Particolare attenzione dovrebbe essere prestata ai costi per le famiglie. L'introduzione di una divisa non dovrebbe rappresentare un nuovo onere economico, ma potrebbe anzi ridurre la necessità di acquistare numerosi capi destinati alla scuola ed evitare discussioni quotidiane con i propri figli riguardanti l'abbigliamento. Il Cantone potrebbe valutare modalità di acquisto centralizzato e forme di sostegno o fornitura gratuita per le famiglie che ne avessero necessità.

Riteniamo pertanto che valga la pena aprire una riflessione seria su questo tema, eventualmente anche attraverso una prima fase sperimentale in alcuni istituti o Comuni interessati.

Alla luce di quanto precede, chiediamo al Consiglio di Stato:

    1. di valutare l'introduzione di una divisa scolastica nella scuola dell’infanzia e nelle scuole elementari del Cantone Ticino;
    2. di elaborare un modello semplice, moderno, pratico ed economicamente sostenibile per le famiglie, lasciando eventualmente ai singoli istituti o Comuni la possibilità di personalizzarlo;
    3. di valutare una fase pilota presso alcuni istituti scolastici ticinesi disponibili, coinvolgendo direzioni, docenti, famiglie e allievi;
    4. di valutare gli effetti della sperimentazione sul senso di appartenenza, sul clima scolastico e sulla pressione legata a marche e differenze economiche;
    5. di analizzare i costi dell'introduzione della misura e le possibili modalità per evitare che essa comporti un aggravio finanziario per le famiglie.
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