"Non ci devono più essere cittadini che debbano sentirsi soli quando chiedono trasparenza e responsabilità. La popolazione merita di continuare a credere, con fiducia, che fare la cosa giusta abbia ancora un valore"

di Francesca Verda (discorso pronunciato al congresso UDC di sabato 24 ottobre) *
C’è un odio di sè dell’occidente, che è strano, e che si può considerare solo come qualcosa di patologico. L’occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso. Della sua propria storia vede ormai soltanto ciò che é deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. Per sopravvivere ha bisogno di una nuova certamente critica e umile accettazione di sé stesso se esso vuole davvero sopravvivere.
La multiculturalità che viene continuamente con passione incoraggiata e favorita è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza punti di orientamento. A partire dai valori propri.
Parole sante, verrebbe da dire.
E infatti lo sono: le ha pronunciate nel 2004 colui che sarebbe poi diventato Papa.
Credenti o non credenti, della nostra cultura stiamo parlando, che è inequivocabilmente quella cristiana.
Ma perché sto parlando di questo ora, da presidente della sezione UDC di Ascona?
Perché è da qui che oggi parte ufficialmente la campagna elettorale.
E i tempi oggi non sono quelli di 4 anni fa. Il malcontento è ovunque. A ragione. Sì sta molto peggio di quanto si stava 20 anni fa. Appunto, rispetto a quando le parole di Ratzinger, profetiche, sono state pronunciate.
Vige l’incertezza. Pochi o niente soldi. Pochi o niente sogni.
Nel futuro, e già nel presente.
Le soluzioni vanno proposte. Chiaro. Significa essere concreti. Ci sono problemi, vanno proposte le soluzioni.
Ma essere concreti, nella storia, significa da sempre anche guardarsi indietro, affinché gli stessi errori del passato non si ripresentino.
E la domanda da porsi è la seguente: come si è arrivati a questo punto? Come è stato possibile?
Perché non siamo riusciti a difendere il nostro bene? Il nostro bene.
E la risposta è questa: perché un popolo che dimentica chi è, prima o poi dimentica anche che cosa deve difendere.
Se i valori di un popolo non sono più al centro, diventano come se non fossero importanti, e si ingenera anche, nello stesso popolo, la paura, la vergogna, o addirittura il senso di colpa nel proteggerli.
Ma cosa resta di noi, quando abbiamo paura di difendere ciò in cui crediamo?
Io questa domanda non l’ho studiata sui libri.
L’ho vissuta.
Ho dedicato una parte importante della mia vita alla giustizia. Ho creduto nel dovere. Nella coscienza. Nella responsabilità.
Quando ho ritenuto di non poter tacere, non sono stata zitta. Nelle dovute sedi, ho parlato.
Ho messo al centro e difeso i nostri valori.
E così dovrebbe funzionare la politica.
Con la responsabilità di pretendere istituzioni trasparenti. Di ricordare che il potere non è proprietà o regno di chi lo esercita.
È servizio.
Care e cari aspiranti candidati: chi riceve un incarico pubblico non riceve un privilegio. Riceve una missione.
E quella missione non può essere dimenticata quando diventa scomoda.
Perché quando la politica dimentica questo principio, a perdere non sono i politici.
Sono le cittadine e i cittadini che li hanno eletti. Che hanno riposto fiducia in loro.
Sono le famiglie. Sono le persone che si alzano la mattina, lavorano, pagano le imposte e chiedono una cosa semplice: poter contare su uno Stato giusto.
Uno Stato che non chieda ai cittadini di fidarsi ciecamente, ma dimostri di meritare la loro fiducia.
È per questo che credo nei valori della nostra Svizzera. Nella libertà. Nell’indipendenza. Nella responsabilità individuale.
E oggi dobbiamo tornare a prenderli sul serio. Dobbiamo tornare a farli valere.
Perché un Paese non è soltanto un confine sulla carta.
È una storia. Una cultura. Un modo di vivere. Un patto tra generazioni.
È ciò che abbiamo ricevuto dal 1291. … 1291!!! Cavoli, da quanto tempo esiste la nostra identità comune!
È questo che abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli.
Da qui, da Ascona, parte oggi ufficialmente la campagna elettorale.
Un borgo favoloso, Ascona.
Come lo è il Ticino.
Ma guardate anche le persone.
Perché Ascona e il Ticino non è una cartolina. È una comunità.
E sono le persone che dobbiamo mettere al centro.
Le persone. E i loro valori. Al centro.
Care amiche e cari amici,
c’è un filo che unisce tutto questo.
che unisce la mia esperienza, la nostra politica, il futuro del Ticino, il futuro della Svizzera.
Quel filo si chiama coscienza.
La coscienza di rispettare e difendere i nostri valori.
La coscienza di chi non tace quando qualcosa non va.
La coscienza di chi non si volta dall’altra parte.
La coscienza di chi sa che un incarico è un dovere, non un privilegio.
E il coraggio di difenderla, la coscienza.
Non ci devono più essere cittadini che debbano sentirsi soli quando chiedono trasparenza e responsabilità.
La popolazione merita di continuare a credere, con fiducia, che fare la cosa giusta abbia ancora un valore.
E le nostre figlie e i nostri figli meritano di continuare ad essere fieri del Paese in cui vivono.
Un futuro nel quale la Svizzera non abbia mai paura di essere sé stessa.
E allora, care amiche e cari amici, torniamo alla domanda iniziale.
Che cosa resta di noi, quando difendere ciò in cui crediamo diventa difficile?
Resta ciò che siamo davvero.
Non quello che diciamo. Non quello che promettiamo. Anche come candidate e candidati.
Quello che abbiamo il coraggio di fare.
E scegliere di non abituarci o adeguarci a ciò che non ci rappresenta.
Scegliere di difendere i nostri valori, consapevoli che sono giusti.
Questo è il compito dell’UDC, del SVP, e di riflesso di chi verrà eletto in nome di questo partito.
E questo è il momento di dimostrare, insieme, da che parte vogliamo stare.
Grazie di cuore.
* presidente UDC Ascona