SECONDO ME
Pesenti: "Il Ticino che vogliamo lasciare ai nostri figli"
"Meno alibi, più responsabilità: è tempo di trasformare le risorse del Cantone in ricchezza, competitività e opportunità concrete"

di Oliviero Pesenti *

pubblicato su LaRegione il 28 ottobre

Il Ticino prevede un disavanzo di 98,5 milioni di franchi nel 2027. Le proiezioni indicano che potrebbe salire a 460 milioni nel 2030. Davanti a cifre simili, continuare a ripetere «a sa pò mia» e «giù le mani da…» non è più accettabile. Sono diventati un mantra politico: il primo giustifica l’immobilismo, il secondo trasforma ogni cambiamento in una minaccia. Ma un Cantone che si limita a difendere l’esistente rischia di compromettere il proprio futuro. Non possiamo più limitarci a difendere ciò che abbiamo: dobbiamo costruire ciò che ancora ci manca.

Quando Guy Parmelin solleva interrogativi sulla sostenibilità della spesa pubblica, la risposta non può essere soltanto l’indignazione. Dobbiamo guardarci allo specchio. Fare i compiti in casa significa verificare le priorità, rendere più efficiente l’amministrazione e contenere gli sprechi, senza smantellare lo stato sociale. Ma soprattutto occorre definire con chiarezza quali devono essere i compiti dello Stato e quali devono essere quelli esternalizzati.

Chi si oppone alla riduzione dei costi dello Stato sostiene, non senza ragioni, che la spesa risponde anche a bisogni sociali reali e a una crescente domanda di aiuti. È vero: chi è in difficoltà non può essere abbandonato. Ma non basta finanziare le conseguenze del disagio: dobbiamo intervenire, per quanto possibile, sulle sue cause. Come? Creando più lavoro ad alto valore aggiunto, salari adeguati e nuove opportunità, così da ridurre il bisogno di assistenza e produrre maggiore ricchezza da destinare a chi ne ha davvero necessità. Aumentare indiscriminatamente le imposte per finanziare una crescita continua di sussidi e servizi non può essere la risposta. La politica sociale più lungimirante aiuta chi è in difficoltà e crea le condizioni perché sempre più persone possano tornare a camminare con le proprie gambe.

Non possiamo continuare a rinviare le scelte difficili alle prossime legislature. Guardiamo al Canton Vaud: il progetto di preventivo 2027 presentava già un disavanzo di 356 milioni di franchi. Eppure, la popolazione ha approvato una riduzione del 12% delle imposte cantonali sul reddito e sulla sostanza, con 272 milioni di minori entrate annue. Il Governo dovrà compensarne l’impatto con risparmi e altre misure. Questo sì che è coraggio fiscale: agire sulla competitività assumendosi la responsabilità delle conseguenze. Non si tratta di copiare, ma di capire che le difficoltà strutturali esigono decisioni concrete.

Risanare i conti non basta: la vera sfida è creare nuova ricchezza. È l’economia che la produce; lo Stato deve garantire le condizioni perché possa nascere, essere investita e rimanere sul territorio. Abbiamo USI, SUPSI, competenze industriali di primordine, piazza finanziaria rilevante e imprenditori resilienti. Sono risorse da mettere in rete. Dobbiamo puntare su manifattura avanzata, cybersecurity, intelligenza artificiale, robotica, medtech e fintech. La frontiera con l’Italia può diventare una piattaforma economica verso il Sud Europa e il Mediterraneo.

Tra le risorse da valorizzare c’è l’aeroporto regionale di Lugano-Agno, con concessione rinnovata fino al 2056. La sua posizione strategica al centro dell’Europa può diventare una leva per attrarre imprese internazionali, investimenti e attività ad alto valore aggiunto. Le nuove tecnologie e le procedure di navigazione satellitare aprono prospettive da valutare senza fare dell’allungamento della pista l’unico orizzonte. Purtroppo, c’è chi preferirebbe farne un campo di patate….. Prima di rinunciarvi, imprese, Associazioni economiche e Istituzioni cantonali devono elaborare un piano concreto per il suo rilancio e individuare potenziali investitori. A La Chaux-de-Fonds, l’aeroporto di Les Eplatures è stato un’infrastruttura strategica per lo sviluppo economico del territorio locale e di tutto il Cantone di Neuchâtel. Valorizzare il nostro aeroporto cantonale significa anche contribuire a creare posti di lavoro qualificati e offrire ai nostri figli maggiori possibilità di costruire il proprio futuro in Ticino.

Anche sulla perequazione finanziaria intercantonale dobbiamo passare dalla protesta alla capacità negoziale. Se riteniamo penalizzanti alcuni criteri, dai redditi dei frontalieri ai parametri geo-topografici, servono dati, proposte tecniche e alleanze con altri Cantoni. La protesta può attirare attenzione; solo la capacità di convincere produce cambiamento.

Dobbiamo inoltre conoscere meglio la Svizzera e la parte germanofona in particolare. Investire nel tedesco, comprendere lo Schweizerdeutsch e la cultura d’oltre Gottardo non significa rinunciare alla nostra identità italiana: significa essere più efficaci nel Paese al quale apparteniamo. La distanza si colma costruendo relazioni e fiducia.

Il Ticino deve essere più presente a Berna con proposte, competenze e alleanze. Governo, Parlamento, imprese e istituzioni devono lavorare in rete. Non basta continuare a chiedere che il nostro Cantone sia adeguatamente riconosciuto: dobbiamo rendere il nostro valore evidente e strategicamente importante per la Confederazione.

Tutto ciò non può restare un elenco di buone intenzioni. Occorre un programma decennale, oltre le singole legislature, con priorità concrete e misurabili: risanamento finanziario dello Stato, imprese ad alto valore aggiunto, formazione e apprendistato adeguati ai cambiamenti in corso, meno burocrazia, infrastrutture valorizzate, competitività fiscale e uno Stato a fianco dell’economia. Ogni obiettivo deve avere responsabili, scadenze, risorse definite e indicatori pubblici.

Qualcuno dirà che quanto proposto è utopia. Ma utopia è continuare a lamentarsi mentre tutto attorno a noi cambia. Il pragmatismo consiste nello scegliere ciò che è necessario, stabilire chi deve fare e pretendere risultati.

La domanda opportuna e decisiva non è soltanto che cosa Berna possa fare per il Ticino, ma che cosa siamo disposti a fare noi perché il Ticino diventi una realtà di cui tutta la Svizzera riconosca il valore e di cui abbia bisogno.

Ai nostri figli non dobbiamo lasciare un Cantone abituato a spiegare perché non può farcela, ma un Ticino capace di decidere, creare ricchezza e trasformare le proprie risorse in futuro.

* imprenditore

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