OLTRE L'ECONOMIA
Un impegno comune nell’interesse di tutti
L’appello della Camera di commercio e dell’industria per scongiurare i rischi di una lunga e grave recessione

BELLINZONA - «Un Patto di Paese» per affrontare la crisi economica dopo l’emergenza sanitaria. È l’auspicio formulato come Presidente del Governo, nei giorni più cruciali dell’epidemia del coronavirus, dal Direttore del DFE Christian Vitta.

Un appello che è il miglior antidoto alla contrapposizione artificiosa tra ragioni della salute pubblica e ragioni dell’economia che si è creata in Ticino con l’allentamento del lockdown. Salute ed economia non sono termini antitetici: se non si è in salute non si può lavorare e produrre, ma se l’economia non funziona non si crea neanche la ricchezza necessaria a finanziare la tutela della salute dei cittadini. L’alternativa non è, dunque, tra presunti «egoisti», interessati solo a contare i soldi, e presunti «altruisti » che non vogliono più contare morti e contagi. Ma tra il rischio concreto di veder crollare il sistema produttivo, con tutto ciò che ne consegue in termini di disoccupazione e impoverimento collettivo, e uno sforzo comune, invece, per ripristinare, in tutta sicurezza, le condizioni economiche in grado di garantire un buon livello di benessere alla società. È questo il significato del «Patto di Paese».

Come Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino siamo convinti che oggi sia urgente serrare le file tutti assieme, parti sociali, partiti, governo e società civile, mettendo da parte divisioni politiche e ideologiche. C’è in gioco non la sorte di qualche imprenditore, ma la tenuta complessiva del nostro sistema economico e sociale, che va sostenuto, come chiediamo da tempo, anche con aiuti mirati a fondo perduto. 

Siamo solo agli inizi di una temibile recessione la cui durata ed esiti sono imprevedibili. Dopo due mesi di blocco quasi totale delle attività produttive, sorprende perciò sentire da alcuni politici i soliti, vecchi discorsi intrisi di rivendicazioni, richieste di nuovi vincoli per le imprese e intenti dirigisti, come se tornassero da una lunga vacanza senza aver vissuto le terribili settimane che hanno incubato la più grave crisi degli ultimi 70 anni. 

Come se il virus, passata la concordia per l’allarme sanitario, legittimasse ora una battaglia per la supremazia politica nel governare una delicata fase di transizione. Sarebbero, invece, necessari più che mai un impegno congiunto e un condiviso senso di responsabilità per ridare fiducia e sicurezza al Paese. 

Per riavviare i motori dell’economia non basta premere un pulsante, ci vorranno mesi e mesi prima che essi riprendano a girare a pieno regime. La nostra industria dell’export dovrà lavorare duramente per mantenere le posizioni su mercati internazionali che funzioneranno a singhiozzo per chissà quanto tempo, con una contrazione della domanda e una concorrenza ancora più feroce. Le imprese orientate sul mercato interno saranno confrontate invece con un calo della domanda provocato dalla generale incertezza. 

Tutti assieme abbiamo la grande responsabilità di salvaguardare la nostra economia, i posti di lavoro e i redditi dei cittadini. Ma serve un nuovo e coraggioso approccio per uscire dai vecchi schemi della politica, mettendo da parte pregiudizi ideologici e interessi elettorali, e lavorare uniti per il futuro del Ticino.

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