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Si profilano tre sì in votazione il 3 marzo, sondaggio SRG SSR
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Il sì è in vantaggio per tutti e tre gli oggetti in votazione il prossimo 3 marzo, ma qualcosa si sta ancora muovendo: stando al secondo sondaggio nazionale condotto dalla SRG SSR l'iniziativa contro le retribuzioni abusive continua a godere di ampio favore (64% di sì), ma intanto si assiste a un netto aumento dell'opposizione alla normativa sulla politica famigliare (comunque approvata dal 55%) e a una crescita dei fautori della revisione della pianificazione territoriale (59%).

La modifica costituzionale proposta dall'imprenditore Thomas Minder è sostenuta dal 64% degli interrogati, i contrari sono il 27% e gli indecisi il 9%. Per il rilevamento l'istituto demoscopico gfs.bern ha interrogato un campione di 1412 persone (302 in Ticino) fra l'8 e il 15 febbraio, il giorno in cui è diventata di dominio pubblico l'indennità di 72 milioni di franchi concessa all'uscente presidente del consiglio di amministrazione di Novartis Daniel Vasella.

Le variazioni rispetto al primo sondaggio - realizzato dal 14 al 19 gennaio - sono minime: i sostenitori perdono un punto percentuale, i contrari guadagnano due punti. Questa evoluzione è inusuale, sottolineano i ricercatori: in generale con l'avvicinarsi alla domenica del voto e con l'approfondimento della campagna le iniziative popolari tendono a perdere lustro, ciò che in questo caso non sta avvenendo.

Ben diversa appare la situazione in relazione all'articolo costituzionale sulla famiglia. Il sì è sceso al 55%, undici punti in meno di un mese prima, mentre il no ha guadagnato dodici punti salendo al 35%, con gli indecisi al 10%. Se l'erosione di consensi dovesse continuare un rifiuto popolare non è da escludere, afferma gfs.bern.

Non ancora del tutto certo appare l'esito del voto sulla revisione della legge sulla pianificazione del territorio (LPT), soprattutto perché gli indecisi sono ancora tanti, il 19%. In crescita sono sia i favorevoli (+5 punti al 59%), sia i contrari (+4 punti al 22%). In generale ha intenzione di partecipare al voto il 44% degli aventi diritto (5 punti in più di gennaio).

Guardando al sondaggio in un'ottica di appartenenza partitica spicca il 64% di consensi ottenuto dall'iniziativa Minder fra gli elettori UDC, partito che si è schierato per il no. Il testo del senatore sciaffusano spopola fra i simpatizzanti del PS (80% di sì), è approvato al 55% anche da quelli PPD e sfiora la maggioranza (49%) persino fra chi vota PLR. I partiti borghesi mostrano quindi una spaccatura fra le élite e la base. La proposta di modifica della Costituzione piace inoltre più agli anziani e agli ultra quarantenni (entrambi al 68%) che ai giovani (50%).

Statisticamente non rilevanti secondo gfs.bern sono invece le differenze in relazione al luogo di residenza in città o in campagna, come pure quelle legate alle regioni linguistiche: l'iniziativa Minder è sostenuta al 67% nella Svizzera tedesca, al 61% in Romanda e al 70% nella Svizzera italiana. Nel determinare l'orientamento del votante contano invece di più il reddito e la formazione: con un salario oltre i 9000 franchi mensili e un alto livello formativo aumenta la tendenza al no.

Per quanto riguarda la LPT va segnalato lo scarso sostegno in Romandia (44%) rispetto a quello raccolto nella Svizzera tedesca (63%) e, in misura minore, a sud della Alpi (54%), dove gli indecisi sono peraltro ancora numerosi (28%). Il Ticino è inoltre in controtendenza rispetto al resto del paese perché i fautori sono in calo rispetto al primo rilevamento. Fra gli altri fattori che influenzano l'orientamento figura il reddito (oltre gli 11'000 franchi si vota più volentieri no) e l'età (con più di 65 anni sale l'approvazione alla normativa).

In merito alla politica famigliare un notevole peso ha il partito: gli elettori del PS approvano il decreto federale con il 79%, quelli del PPD sono per sì al 64%, mentre i fautori scendono al 44% nelle file del PLR e non superano il 31% in quelle dell'UDC. Esiste anche un fossato legato all'età: le previste disposizioni costituzionali sono plebiscitate da 18-39enni (72% di sì), ottengono la maggioranza fra i 40-64enni (53%), mentre sono viste con maggior scetticismo fra gli ultra 65enni (47%). Gli svizzeri tedeschi sono tiepidi (52% di sì), mentre più convinti appaiono romandi (67%) e ticinesi (61%). Da notare comunque che a sud delle Alpi crescono gli oppositori (22%, contro il 12% di gennaio), analogamente a quanto sta accadendo nella Svizzera tedesca, dove il no è passato dal 25 al 41%. A livello di reddito - e tornando a livello nazionale - un'accentuata tendenza al no si nota fra chi ha redditi bassi (inferiori a 5000 franchi) o, sul fronte opposto, fra chi guadagna oltre 11'000 franchi.

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