L’ex direttore dell’Ufficio assicurazione malattia contesta la tesi secondo cui in ambito sanitario è l’offerta a creare la domanda

di Bruno Cereghetti *
Tra qualche giorno ci sarà l’annuncio dei premi LAMal per il 2027. Per il Ticino l’aumento stimabile attorno al 4.5%. Quindi alto. Assisteremo alle consuete veementi filippiche, purtroppo anche dall’alto, contro i troppi fornitori di prestazioni e la tesi secondo cui è l’offerta a creare la domanda. Seguirà l’invocazione alle moratorie, di cui il Ticino vanta oggi il triste primato nazionale.
Qualcuno non ha ancora capito che per accedere alle prestazioni LAMal occorre una prescrizione medica. Le moratorie finiscono quindi per proteggere l’esistente. È il caso, per me sventurato e improvvido, di quella sugli infermieri privati: oltre al protezionismo, frena le innovazioni portate dalle nuove entrate (cure personalizzate), allunga i tempi d’attesa e rende le prestazioni sempre più sbrigative per gli utenti, già gravati della scellerata tassa sulle prestazioni.
Un esempio dovrebbe chiarire l’errore. Se la spesa per la fisioterapia fosse 1000 e i terapisti 10, l’incasso medio sarebbe 100 ciascuno. Se ne arrivassero altri 10, considerato che le prescrizioni mediche restano quelle che sono, l’incasso medio scenderebbe a 50. Eppure continua a imperare la tesi, fallace e fuorviante, che l’offerta crei la domanda. Potrebbe valere, ma solo per i medici prescrittori, in mercati sottosviluppati nell’offerta, ma non da noi, dove la saturazione è evidente.
Gli studi mostrano che, aumentando il numero dei medici, diminuisce l’incasso individuale. Anche in Ticino, dove la densità medica è in linea con la media nazionale, e non nettamente superiore, come viene proclamato. Nel Canton Appenzello Interno, a bassa densità, il medico incassa nettamente più che a Basilea Città, dove la densità è maggiore. Il Ticino si situa attorno alla media nazionale.
Poi arriverà l’altra perla: il 25-30% delle prestazioni sarebbe inutile, sulla base di studi americani mai realmente comprovati alle nostre latitudini. Da qui l’immancabile accusa ai medici di prescrivere troppo. Recentemente gli stessi studi confermano che i costi evitabili sono circa il 25%, ma l’over-treatment rapportabile ai medici è appena il 2.75%.
Anche questo dato va però letto con prudenza: la medicina non è una scienza esatta e lo stesso caso clinico può essere valutato diversamente. Un conto è curare un paziente reale, con la relativa responsabilità del medico, un altro giudicare a posteriori, da un tavolino asettico, quale terapia sarebbe stata migliore.
La voce maggiore tra i costi evitabili, il 7%, è la complessità amministrativa: costi burocratici necessari al funzionamento del sistema, ma che non concorrono direttamente all’assistenza verso i pazienti. Su questo, alle nostre latitudini, nessuno sembra impegnarsi davvero.
Ma tra pochi giorni torneranno le trombe delle moratorie: troppi fornitori, sovraofferta, che genera la domanda, ed è soprattutto per questo che i costi aumentano.
Una risposta facile e di comodo, certamente meno impegnativa che studiare i problemi in profondità. Prepariamoci dunque alle liste d’attesa, ricordando gli studi attuali, che investono anche Stati europei, sulla mortalità da lista d’attesa.
A tendere, la morale della favola è tristissima: i costi sono sotto controllo; il paziente … è morto.
* già responsabile dell'Ufficio assicurazione malattia