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Furto dati: confermati 3 anni per ex impiegato Julius Baer

Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha confermato oggi una condanna a tre anni di prigione, con la condizionale parziale, per l'ex collaboratore della banca privata Julius Baer accusato di aver rubato dati di clienti tedeschi. I reati attribuiti al 54enne sono spionaggio economico, violazione del segreto bancario e commerciale e riciclaggio di denaro.

L'imputato aveva optato per una procedura semplificata, patteggiando la pena con il Ministero pubblico della Confederazione (MPC). La sanzione è stata confermata dal TPF nel corso di una breve seduta.

L'informatico tedesco nel febbraio 2012 aveva consegnato 2'700 documenti relativi a clienti suoi connazionali a un intermediario, che li aveva poi trasmessi al fisco germanico. Per questa operazione era stato pattuito un compenso di 1,1 milioni di euro, ma soltanto una parte della somma è finita in mano all'ex impiegato.

L'accusato si trova già in carcere, poiché aveva accettato un'esecuzione anticipata della pena. Ai tre anni di prigione - metà dei quali con la condizionale - si aggiunge la confisca di 60 mila franchi dai suoi conti in banca, di altri 140 mila euro, come pure di veicoli, monete di valore e orologi. Il risarcimento per la Confederazione ammonta a 740 mila euro.

L'intera vicenda era stata rivelata solo nell'estate 2012 e l'uomo era stato arrestato, ammettendo poi ogni addebito nell'ambito della procedura semplificata.

Buona parte dell'importo che l'uomo voleva incassare, circa 680'000 euro, dovevano essere usati per pagare tasse arretrate nel suo Paese. Proprio la pressione fiscale è stata fornita come motivazione al suo gesto.

Nella sentenza, i giudici hanno mostrato comprensione per la procedura abbreviata. In altri due casi si è fatta una scelta analoga. Tuttavia, in futuro sul tema dei dati rubati questa proceduta non sarà più autorizzata, ha affermato il giudice Daniel Kipfer.

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