ELEZIONI FEDERALI 2019
Giorla: "È arrivato il momento che la politica si faccia carico delle pessime condizioni nelle professioni femminili"
La candidata al Consiglio Nazionale: "La popolazione si è mossa per ribadire l'esigenza di un rinnovamento, di un cambiamento radicale della società"

*Di Lorenza Giorla

Anticamente riconosciuto come il colore della transizione, il viola ha inondato le vie del Ticino. Tante, moltissime le donne che sono scese in piazza venerdì 14 giugno 2019 per rivendicare la parità. Le richieste sono state chiare e concrete: più tempo, più salario, più rispetto. Tre semplici locuzioni che le donne ticinesi e svizzere stanno rincorrendo come una chimera. Ricordiamolo, le disparità salariali tra i due generi rimangono tutt’ora importanti: le donne, secondo le ultime indagini, guadagnano in media il 19,6% in meno degli uomini, prevalentemente per ragioni ingiustificate (42,9% dei casi). Non va dimenticato inoltre che le donne stanno tuttora lottando per strapparsi dalla morsa del lavoro a tempo parziale, e che spesso e volentieri devono prendersi più congedi nel corso della vita attiva per assumersi le responsabilità famigliari. Le manifestanti domandano che frasi retrograde come “Sei nervosa? Non è che per caso ti è venuto il ciclo?”, “Lascia stare, sono cose da maschi”, “Hai intenzione di continuare a lavorare dopo la nascita di tuo figlio?” scompaiano dalla circolazione. È proprio dal ripetersi di frasi come queste nella vita quotidiana che si intuisce come il progresso nell’ambito lavorativo debba andare di pari passo con quello sociale.

È la società - semanticamente parlando derivato di socius (socio, unione) - formata da donne, uomini e bambini che ha sfilato il 14 giugno per dire NO alle discriminazioni nel mondo del lavoro, al razzismo, al sessismo, agli stereotipi e soprattutto NO alle divisioni. Alla ricerca di legami, e non fratture. Legami che si sono instaurati tra le migliaia di persone che hanno partecipato alle numerose attività organizzate al di fuori dei cortei principali: letture, pranzi comuni, atelier e concerti. Musica, convivialità e informazione sono state le parole chiave della giornata. Il programma è stato molto fitto quanto le rivendicazioni espresse.

È arrivato il momento che la politica si faccia carico delle pessime condizioni nelle professioni femminili, degli svantaggi sul lavoro e delle ridotte opportunità di carriera delle donne. In questa direzione, a Berna, il 14 giugno sono stati depositati sette interventi parlamentari in Consiglio federale. Situazione, quella delle istituzioni federali, che vede ancora una penuria di donne in parlamento: al Consiglio nazionale sono il 33% e, dato ancora più sconcertante, solo il 15% del Consiglio degli Stati è formato da donne.

Chi meglio delle dirette interessate può discutere delle proposte legate alla situazione delle donne in Svizzera? Lascio ai lettori capire se si tratta di una domanda retorica o meno. Una cosa è certa: la popolazione si è mossa per ribadire l’esigenza di un rinnovamento, di un cambiamento radicale della società, protestando, gridando e talvolta fischiettando al cielo e alle istituzioni le proprie rivendicazioni.

* Candidata al Consiglio Nazionale per Verdi e Sinistra Alternativa - Donne

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