Elezioni federali 2019
21.10.2019 - 07:130

Greta e l'onda Verde, il tornado Marco Chiesa, il crollo della Lega, PPD e PLR tra sorrisi e lacrime... Vincitori e sconfitti secondo Pontiggia e Caratti

E una grande incognita: la votazione di ballottaggio del 17 novembre per il Consiglio degli Stati, con quattro protagonisti a contendersi due seggi. E il seggio di Cassis?

BELLINZONA - Due sconfitti: la Lega e l’alleanza di centro (più il PLR che il PPD) e due vincitori, che hanno nomi e volti: la verde Greta Gysin e il democentrista Marco Chiesa. E una grande incognita: la votazione di ballottaggio del 17 novembre per il Consiglio degli Stati, con quattro protagonisti a contendersi due seggi: Filippo Lombardi e Giovanni Merlini al centro e Marina Carobbio e lo stesso Chiesa sulle fasce, calcisticamente parlando. E se queste fasce, o ali (sinistra e destra) si trasformassero in ‘ali dell’entusiasmo’ sarebbero dolori per i partiti di centro. La sfida è aperta, ancora tutta da giocare.

 

L’ONDA VERDE

 

Iniziamo dai Verdi che hanno fatto man bassa di consensi in tutta la Svizzera, Ticino compreso, dove per la prima volta conquistano un seggio al nazionale con Greta Gysin, appunto.

 

Secondo il direttore del Corriere del Ticino, Fabio Pontiggia, l’onda verde rischia di trasformarsi in uno tsunami per il Canton Ticino e per il Partito liberale radicale.

 

“I Verdi – scrive Pontiggia nel suo editoriale - avrebbero ottenuto il seggio anche senza la congiunzione con il Partito socialista”. Ma non avrebbero centrato lo storico obiettivo se non avessero incluso nella loro lista la Sinistra alternativa di Franco Cavalli.

 

Il PS ha limitato i danni, perdendo l’1,8% rispetto a quattro anni fa, grazie all’ottimo risultato di Marina Carobbio. Ma l’alleanza a sinistra ha funzionato.

 

“Anche al Sud delle Alpi – scrive il direttore de LaRegione, Matteo Caratti - la voglia di una nuova politica ambientale ha fatto breccia grazie a volti più credibili rispetto a prima (Sergio Savoia) e a politici capaci di tessere alleanze”.

 

Allargando lo sguardo a livello nazionale, secondo Caratti l’elettorato ha premiato “l’originale e non le copie dell’ultima ora. In tal senso, la svolta verde del Plr di Petra Gössi (che è pure fra i perdenti) fatta nel corso dell’estate non è stata sufficiente, né tantomeno creduta autentica. Anzi, può aver fatto più male che bene”.

 

VOLA L’UDC, CROLLA LA LEGA

 

In Ticino l’altro grande vincitore è Marco Chiesa, con l’UDC tutta, annota ancora Pontiggia sul Corriere. “L’attuale consigliere nazionale ha ottenuto un successo personale incredibile (a Lugano addirittura impressionante), mentre in quasi tutta la Svizzera i democentristi hanno subito sconfitte cocenti. In Ticino il partito è salito dall’11,3% al 12,7%, compensando solo in parte però il ruzzolone della Lega (passata dal 21,7% al 16,9%)”.

 

Lega che “esce con le ossa rotte da queste elezioni: perso il seggio di Roberta Pantani al Nazionale, relegato addirittura in sesta posizione Battista Ghiggia nella corsa agli Stati”.

 

Il ballottaggio sarà però una vera incognita, aggiunge, chiedendosi ome voteranno i leghisti per gli Stati. Domanda che pone anche Caratti: “I leghisti avranno voglia di recarsi alle urne per regalare voti all’Udc, partito che sorride mentre loro si leccano le ferite?”.

 

La Lega che in aprile ha già subito una scoppola alle cantonali perdendo 4 deputati, ne registra una seconda (doppia) nella corsa verso Berna, scrive Caratti: “Lascia sul campo Roberta Pantani (deputata uscente!), mentre il candidato leghista agli Stati Battista Ghiggia si è dimostrato essere poco più di un petardo bagnato. Visto il suo comportamento nell’assunzione di segretarie frontaliere non poteva essere altrimenti”.

 

E ricorda il monito inascoltato di qualche settimana fa di Boris Bignasca: questa Lega non sarebbe piaciuta al Nano! “Già, ecco la conferma... E in conclusione una domanda che resta senza risposta: chi comanda davvero in via Monte Boglia?”.

 

CENTRO: IL PPD SORRIDE, IL PLR PIANGE

 

Tra i perdenti di ieri, commenta Pontiggia, c’è la congiunzione al centro, sebbene il PPD abbia conservato il seggio per il rotto della cuffia: “Alleanza PLR-PPD perdente anche perché a salvare Marco Romano, sopravanzato da Fabio Regazzi, sono stati gli 8.287 voti dei Verdi liberali: senza queste briciole l’ottavo seggio sarebbe andato alla Lega”.

Il PPD sorride, aggiunge, anche se lascia sul campo quasi due punti percentuali. “Piange invece il PLR: dal 23,7% del 2015 al 20,5% (minimo storico) e soprattutto Giovanni Merlini a rischio per il seggio agli Stati, mai perso dai liberali”.

Motivo? Una parte della base del partito non ha digerito la congiunzione con il PPD, “condotta in porto con un’operazione verticistica”.

 

Gli fa eco Caratti su LaRegione: “Più male che bene sembra aver fatto al partito di Bixio Caprara l’alleanza pragmatica col Ppd”. L’alleanza, che ha salvato uno dei due seggi azzurri, “non doveva servire anche a sostenere sul fronte Plr Giovanni Merlini agli Stati? Segno che una parte dei liberali non si è recata alle urne (insoddisfatta dell’accordo Dadò-Caprara?) e che dal Ppd è arrivato meno di quanto si credeva”.

 

CASSIS A RISCHIO IN DICEMBRE?

 

Pontiggia affronta infine il tema del Consiglio federale: “L’onda verde arriverà in dicembre (…) e a rischio c’è il secondo seggio governativo dei liberali, ossia il seggio ticinese di Ignazio Cassis, che spetta a un ministro verde, sempre che si intenda applicare lo spirito del sistema proporzionale consociativo elvetico”.

 

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