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Giovani ticinesi in assistenza: ecco chi sono. Uno studio del DECS scatta una fotografia sui ragazzi che beneficiano di questo sussidio sociale: vengono da famiglie svantaggiate e non hanno un diploma post obbligatorio
Il percorso scolastico di questi giovani è stato più travagliato sin dalla scuola dell’obbligo. È indicativo che nell’anno scolastico 2008/2009 solo il 10.9% di loro, in III media frequentava il livello attitudinale (corso A) di matematica, a fronte del 59.5% del resto della coorte. Ben il 12.5% di questi giovani seguiva il corso pratico (l’attuale differenziazione curricolare) al posto di questa materia, a fronte di solo l’1.9% dei loro coetanei
Ti Press
BELLINZONA - I giovani che attualmente beneficiano di aiuto sociale nella maggior parte dei casi non hanno un diploma di studio di livello post-obbligatorio. Gran parte di loro proviene da contesti familiari economicamente, e a volte anche socialmente, molto svantaggiati. Questo il quadro che emerge da uno studio commissionato dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), condotto dal Centro innovazione e ricerca sui sistemi educativi della SUPSI (CIRSE).

 

La ricerca è stata commissionata dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) con il supporto del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), per dare una continuità ad altri studi inerenti alle transizioni dopo la scuola dell’obbligo e per approfondire l’analisi delle difficoltà dei giovani socialmente più sfavoriti. I risultati, ottenuti mediante metodi qualitativi e quantitativi, hanno evidenziato alcuni aspetti critici, sia rispetto ai percorsi scolastici, che nei percorsi di vita, sociale e familiare.

 

Innanzitutto si constata che il 6.12% della coorte di allievi che frequentava la III media nell’anno scolastico 2008/2009 è stato titolare di assistenza sociale tra il 2008 e il 2016. Un giovane su venti (5.12%) lo era nel 2016.

 

Osservando l’evoluzione della proporzione di coloro che, da minorenni, beneficiavano di aiuti sociali come membri di famiglie in assistenza e quella attuale di chi ne è titolare, si rileva come nella maggior parte dei casi il compimento della maggiore età ha comportato la necessità di richiedere un aiuto individuale. Il fatto di ricevere prestazioni sociali già prima del 2010, quindi in famiglia, predice fortemente il fatto di fruirne successivamente da titolare.

 

Il percorso scolastico di questi giovani è stato più travagliato sin dalla scuola dell’obbligo. È indicativo che nell’anno scolastico 2008/2009 solo il 10.9% di loro, in III media frequentava il livello attitudinale (corso A) di matematica, a fronte del 59.5% del resto della coorte. Ben il 12.5% di questi giovani seguiva il corso pratico (l’attuale differenziazione curricolare) al posto di questa materia, a fronte di solo l’1.9% dei loro coetanei.

 

Molti giovani intervistati hanno comunque apprezzato il fatto che alcuni professionisti del mondo della scuola li abbiano sostenuti in questa fase della vita, mettendo inoltre in evidenza l’importanza delle misure d’inserimento socio-professionale.

 

Le differenze maggiori rispetto al resto della popolazione sono nel ciclo di studi successivo. Oltre la metà di questi giovani (55%) non ha, a tutt’oggi, conseguito alcun titolo di studio dopo la scuola media. Pochissimi hanno iniziato una scuola medio- superiore e praticamente nessuno l’ha terminata.

 

Per la maggior parte di questi giovani adulti il ricorso all’assistenza sociale non sembra essere unicamente il frutto di scelte formative sbagliate, quanto piuttosto il proseguimento di una traiettoria di vita che, già dall’infanzia, li vedeva fruitori indiretti di sostegno sociale, o comunque in situazione di disagio economico.

 

Anche la cospicua minoranza che ha conseguito un diploma professionale, infatti, a causa della mancanza di risorse economiche individuali e familiari si ritrova a richiedere aiuti sociali perché ha terminato il breve periodo quadro dell’assicurazione disoccupazione.

 

Un aspetto su cui riflettere è quello delle barriere alla riqualifica poste dal sistema di aiuti sociali, che non sostiene formazioni non direttamente professionalizzanti, limitando così le possibilità di accesso a vie formative superiori che potrebbero invece essere incoraggiate, anche perché spesso percepite dai diretti interessati come una possibilità di riscatto economico e sociale.

 

I risultati dello studio evidenziano la necessità di interventi mirati e precoci, con un maggior coordinamento tra gli enti e gli uffici che, in diversi momenti e con misure diversificate, accompagnano questi giovani nella transizione tra la scuola e il lavoro. In questo senso lo studio conferma l’importanza della collaborazione interistiuzionale già in atto tra il DECS e il DSS e rispettivamente l’esigenza di continuare a investire in questo ambito.



Pubblicato il 22.02.2018 12:21

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