L'associazione Ponte Rosso scrive al procuratore generale John Noseda: "Interrogate come teste il ministro Marco Borradori"

BIASCA - L’anno prossimo la tragedia del Ponte Rosso di Biasca, il franamento in cui nel 2006 perse la vita Laura Columberg, andrà in prescrizione. Ma l’associazione Ponte Rosso non ci sta. Chiede giustizia per quella morte.
Quella zona geologicamente instabile anni prima era costata la vita a un’altra persona: è la cosiddetta “sacca del fiume Brenno”. Ma il Dipartimento non fece nulla per mettere in sicurezza l’area, se non dopo la morte della Columberg. Nel ’93, infatti, morì in quella zona Ariano Corti ma il Dipartimento non adottò misure di sicurezza.
Ora i membri dell’associazione Ponte Rosso hanno scritto al procuratore generale John Noseda chiedendogli di prendere seriamente in mano il dossier. Già l’anno scorso gli avevano inviato un memoriale sui fatti relativi alle alluvioni del 1993 e del 2006. Memoriale che non ha avuto risposta. La causa penale aperta dopo la morte di Laura Columberg è stata gestita dal procuratore Nicola Respini, che a fine 2011 promise di chiudere il procedimento in tempi brevi. Ma, scrivono gli esponenti di Ponterosso, questo non è avvenuto, e la prescrizione incombe.
L’avvocato Emanuele Verda, che rappresenta un figlio della vittima, ha scritto nei mesi scorsi tre lettere di sollecito al procuratore Respini chiedendo di sentire come teste il ministro del territorio Marco Borradori e di imputare l’ingegner Carlo Mariotta, ex dirigente del Dipartimento. “La sappiamo molto impegnato – scrivono i membri dell’associazione -, ma non potevamo non ricordarle i fatti citati”.
Chiedendo a Noseda di intervenire presso il procuratore Respini per sollecitare una decisione sull’inchiesta, Ponterosso lancia una bordata al capo del Ministero pubblico: la riterremo corresponsabile nel caso in cui si giungesse alla prescrizione dei reati senza aver potuto chiamare in causa le persone responsabili di scelte sbagliate.