Spesso, quando si apre il rubinetto, non si pensa al percorso che fa l'acqua che beviamo e come viene trattata. A spiegarcelo ci pensa il direttore e il chimico dell'AGE di Chiasso

CHIASSO - "Un giorno ho letto un articolo pubblicato sul vostro sito che diceva che l'acqua è potenzialmente pericolosa. Sono saltato sulla sedia. Poi leggendo ho capito che si trattava di uno studio riferito agli Stati Uniti. Tuttavia mi sono permesso di scrivere per cogliere l'occasione di spiegarvi quello che facciamo noi e dimostrare che la popolazione può stare tranquilla bevendo l'acqua del rubinetto". A parlare è il direttore dell'AGE SA (Acqua Gas Elettricità) di Chiasso, Corrado Noseda, che qualche giorno fa ci ha scritto per invitarci a vedere cosa si fa alle nostre latitudini.
Abbiamo raccolto l'invito e siamo andati a rendere visita all'AGE. In compagnia del direttore ad attenderci c'era anche l'ingegner Giordano Vassalli, il chimico dell'azienda, colui che ha l'importante compito di sorvegliare che il contenuto di ciò che beviamo sia conforme alle disposizioni di legge.
Acqua dalla terra, acqua dai monti
"L'AGE si occupa storicamente dell'acqua distribuita a Chiasso. Facciamo capo a due fonti di approvigionamento: una è un pozzo di falda l'altra una sorgente di colina. Quindi sono acque diverse che devono essere trattate differentemente l'una dall'altra. Recentemente ci siamo occupiamo della gestione degli acquedotti di alcuni comuni circostanti che hanno un approvvigionamento simile al nostro. Il nostro lavoro in sé non cambia, cambia però il volume".
Il caso del Generoso
Insomma il gesto di aprire un rubinetto e tanto comune quanto bere un bicchier d'acqua. Ma in quanti si chiedono da dove proviene l'acqua, quale percorso fa prima di arrivare in casa e quali pericoli corre? Forse non ce lo chiediamo mai se non quando la cronaca riferisce di qualche pericolo d'inquinamento.
A tale proposito aprofittiamo dell'occasione per chiedere al direttore dell'AGE cosa ha pensato quando ha sentito la notizia del possibile inquinamento nel Monte Generoso.
"Devo dire che non mi sono preoccupato più di tanto. Le spiego. Se è vero che questo riversamento di acque luride avveniva già da anni, nessuno a valle è mai morto o si è fatto male perché ha bevuto quest'acqua. Tuttavia se è vero che è avvenuto, ciò non è ammissibile. Resta il fatto che chi preleva acqua per poi distribuirla negli acquedotti comunali deve adottare certe procedure per renderla potabile e poi controllare che lo rimanga fino al rubinetto. Noi quotidianamente siamo tenuti a fare dei controlli. Inoltre ci sono quelli a sorpresa del Laboratorio cantonale che ci avvisa a posteriori inviandoci il referto e se ci sono problemi ce ne chiede conto".
L'acqua è anche una questione di chimica
L'AGE è una delle poche, se non l'unica azienda che si occupa di acqua, che tra le sue fila ha un chimico. È l'ingegner Giordano Vassali, esperienza decennale al servizio del Cantone, oggi è l'occhio vigile sulla qualità dell'acqua che esce dai rubinetti di Chiasso e dintorni.
"Per immettere l'acqua in rete e distribuirla all'utenza, quest'acqua deve possedere certe caratteristiche. Innanzitutto ci deve essere la sicurezza che il suo contenuto sia innocuo per chi la beve. L'acqua è rientrata da anni nel novero delle derrate alimentari e quindi risponde alla relativa ordinanza. Ordinanza che prescrive a quali controlli l'acqua deve sottostare. Purtroppo non sempre l'acqua captata ha delle caratteristiche che rientrano sotto questi limiti. Quindi deve essere trattata".
Per motivi naturali o perché ci sono fattori esterni dovuti all'intervento dell'uomo?
"L'acqua è una sostanza viva e quindi è soggetta ai cambiamenti ambientali. A livello svizzero non si può escludere che ci siano dell'acque contaminate da attività industriali. In alcuni casi l'accqua è contaminata per fattori ambientali. Come nel caso della sorgente della Rovagina in Val di Muggio, dove ci approvvigioniamo, che è di origine carsica. Quindi è un'acqua che è passata attraverso delle fessure più o meno grandi che ci sono nel terreno. Un caso dunque dove non si può contare sul potere filtrante del terreno. Cade direttamente e così facendo prende tutto ciò che trova sul suo cammino in superficie: dai rami secchi al cadavere di qualche animale selvatico".
E qua interviene il chimico ovvero lei.
"Esatto. Non solo per l'aspetto chimico ma anche per quello microbiologico - quindi batteri - , per il quale oggi i fattori di rischio sono molto più elevati. In pratica noi dopo aver captato l'acqua procediamo a un pre-trattamento eliminando il particellato più grosso, poi viene passata attraverso dei filtri rapidi in sabbia. In seguito l'acqua viene disinfettata con l'ozono, quindi riflitrata su un carbone attivo e in seguito stoccata in grandi serbatoi i quali a loro volta vengono clorati per poi mantenere la garanzia di qualità anche nella rete di distribuzione. Perché l'acqua può essere potabile dal punto di vista microbiologico quando è nei serbatoi, ma poi per raggiungere il punto di utenza percorre ancora chilometri e chilometri nelle tubazioni che possono permettere lo sviuppo di una certa flora batterica. Quindi c'è ancora un controllo al punto finale, quello di utilizzo. Per evitare ulteriori potenziali pericoli creati da batteri immettiamo ancora qualche goccia di una soluzione disinfettante per ogni litro di acqua".
Ma a questo punto il consumatore profano potrebbe dirsi: guarda un po'quanta roba ci mettono dentro per poter rendere potabile l'acqua, non è che faranno male?
"Il problema è che spesso si associa la pericolosità al nome della sostanza e non si considera la quantità. Mi spiego. Tutti mangiamo le mandorle ma forse pochi sanno che nelle mandorle c'é il cianuro che solo a nominalro lo si collega alla morte".
A proposito di quantità, quanto è il volume d'acqua da voi gestito? (ci risponde il direttore Noseda)
"A Chiasso distribuiamo circa 2 milioni di metri cubi"
L'oro blu è da proteggere
La chiacchierata con i nostri interlocutori continua e ci tengono a ricordare come l'acqua sia comunque un bene prezioso. Insomma se la chiamano l'oro blu non è per caso. Un bene che non sempre è disponibile nelle stesse quantità. Quindi beviamone quanta ne vogliamo, ci ricorda il Corrado Nseda, ma per gli altri usi bisogna fare attenzione a non sprecarla. Così come bisogna fare attenzione a vigilare e proteggerla lungo il cammino che la porta ai rubinetti.
Prima di andare via ci viene mostrato con orgoglio un macchinario che sembra un mini laboratorio chimico automatico (vedi foto in gallery). "Un gioiellino tecnico - lo definisce l'ingegner Vassali - che arriva dall'Austria". In poche parole è una macchina che garantisce un ulteriore controllo: quello sul famigerato battere di origine fecale: l'escherichia coli. Appena se ne avverte la presenza parte l'allarme per garantire un intervento immediato.
Insomma non sappiamo come l'acqua negli Stati Uniti, cosa ci mettono, e perché potrebbe far male ad alcuni soggetti (come diceva lo studio di cui abbiamo riferito qualche giorno fa), ma possiamo stare certi che se beviamo quella dei rubinetti ticinesi, fonché c'è chi si preoccupa di sorvegliare e garantire la qualità, non ci nulla da temere.
ItaCa