CRONACA
Don Regazzi: "Nomina del vescovo: no all'assolutismo monarchico"
Gli arcipreti di Bellinzona, Pierangelo Regazzi, e di Chiasso, Gianfranco Feliciani, escono alla scoperto dopo l'intervista di liberatv.ch a don Arturo Cattaneo, indicato con sempre più insistenza quale successore di monsignor Grampa

LUGANO - Malumori tra i sacerdoti. LaRegione ne ha raccolti alcuni in vista della nomina del nuovo vescovo di Lugano. Ieri il Corriere del Ticino ha scritto che in prima fila, tra i 'papabili', c'è don Arturo Cattaneo, scerdote dell'Opus Dei e docente di diritto canonico alla Facoltà di teologia di Lugano e all'università di Pamplona. Il settimanale il Caffè aveva già anticipato in novembre la possibile nomina di Cattaneo alla successione di Pier Giacomo Grampa. Poi, sempre ieri, libertv.ch ha intervistato Cattaneo che ha detto: "Ritengo poco probabile la mia nomina, ma se Dio lo viole...". Insomma, se il Vaticano puntasse su di lui, don Cattaneo accetterebbe. Il che ha suscitato, appunto i malumori e le reazioni raccolte dalla Regione.

"La Chiesa è una famiglia: il padre non dovrebbe stare in alto, ma seduto alla stessa tavola. Dovrebbe ascoltare i figli e valutarne le opinioni prima di prendere una decisione". Così al quotidiano bellinzonese Don Pierangelo Regazzi, arciprete di Bellinzona, che, scrive il giornale, "sfida l’invito della Curia a mantenere un profilo basso e spiega perché la possibile scelta da parte di Roma di don Arturo Cattaneo quale futuro vescovo di Lugano sta suscitando più di un malumore all’interno del clero ticinese. Una scelta, precisa il parroco, che sarebbe un’imposizione in contrasto con la concezione di Chiesa di comunione (composta quindi da tutto il popolo) uscita dal Concilio Vaticano II.

"Con l’argomento della gerarchia si introduce un assolutismo monarchico che non ha nulla a che fare con il Vangelo. Inoltre se a Roma hanno già deciso chi eleggere, che lo dicano senza chiederci nulla. Far finta di consultarci, domandandoci di avanzare il nome di chi riteniamo adatto, è una presa in giro", ha dichiarato don Regazzi.

E un altro arciprete, don Gianfranco Feliciani, di Chiasso, rievoca il caso del vescovo di Coira Wolfgang Haas: "Il vescovo deve avere un doppio sentire, quello romano, per garantire la comunione con la Chiesa universale, e quello locale. È necessario che sappia coniugare i due aspetti al meglio, altrimenti si generano contrapposizioni e incomprensioni". Haas "era stato imposto da Roma per favorire una dinamica di una restaurazione cattolica della diocesi. Il vescovo non ha però tenuto conto delle sensibilità locali e i suoi anni di episcopato sono stati, per lui, un calvario. Alla fine ha dovuto andarsene. Basta con queste incomprensioni".

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