CRONACA
Al Rabadan di Bellinzona un party ispirato ai Narcos e a Pablo Escobar. Qualcuno lo farebbe con Totò Riina o i camorristi di Gomorra? Perché è la stessa cosa
Anche se è successo dall'altra parte del Mondo, i morti di Escobar ci sono stati e sono stati tantissimi. A migliaia e migliaia. Uomini, donne e bambini. Trucidati con autobombe, facendo esplodere aerei di linea, falciati con le armi da fuoco, torturati e fatti a pezzi nel modo più violento e sanguinario possibile. E quei pezzi esposti come trofei e addirittura fotografati dal Patron in persona per seminare il terrore. Questa consapevolezza è importante
di Andrea Leoni
 
Premessa da tenere ben presente per tutta la lettura dell'articolo: non abbiamo intenti censori, ne desideriamo impartire lezioni moraliste o di altro tipo e neppure miriamo all'atto di abiura. Desideriamo esclusivamente sollecitare una riflessione.
 
Il Caffè degli artisti di Bellinzona, come molti altri bar, sta promuovendo su Facebook il suo party in occasione del prossimo Rabadan. Il tema scelto è "Narcos". Questa è invece la trama suggerita ai partecipanti: "Siamo in Colombia, dove dilaga la criminalità organizzata e l'anarchia regna sovrana, tutto é concesso, lasciamo a voi la fantasia rimanendo sempre nel puro e sano divertimento!". 
 
Nella locandina promozionale (allegata al termine dell'articolo) compare Pablo Escobar, nella magnifica interpretazione che ne ha fatto Wagner Moura. Il riferimento alla serie televisiva di Netflix, che ha narrato la vita del più famoso dei padrini del narcotraffico, è dunque evidente. Lo spunto viene da lì.
 
Lasciamo perdere la questione della droga: è un tema su cui la satira carnevalesca da sempre si sbizzarrisce con diverse chiavi di lettura. E fa bene a farlo.
 
Meno comprensibile è trasformare il tema Narcos, e quello implicito ed esplicito di Pablo Escobar, in un festoso party di carnevale. Non vogliamo cadere nella ridicola ipocrisia dei molti che strillano contro queste serie televisive che raccontano la criminalità organizzata e i loro padrini, temendo glorificazioni ed emulazioni del male. Il racconto dei cattivi da sempre è affidato anche alla finzione. E quanti cattivi della storia hanno emanato davvero intelligenza, carisma, fascino: senza questi tratti, semplicemente, non avrebbero fatto "carriera" e noi non li conosceremmo neppure. 
 
Ma è proprio per questo, perché si vuole tutelare la conoscenza autentica anche dei personaggi negativi e attraverso tutti i canali di rappresentazione possibili, che la scelta di organizzare un party, in un esercizio pubblico, con questa narrativa lascia perplessi.
 
Per capirci: è come se un bar organizzasse una festa a tema ispirato alla Cosa Nostra di Totò Riina. O ai padrini di Gomorra. Tanto per citare due vicende di criminalità organizzata che sono state oggetto nel recente passato di fiction televisive di successo. Non crediamo che qualcuno avrebbe l'ardire di oltrepassare questo confine.
 
Il fatto che la vicenda di Pablo Escobar sia accaduta lontano da qui, non giustifica la traduzione in maschere e goliardia di quella che è stata anche una guerra civile che ha insanguinato un Paese per anni. 
 
Non abbiamo, qui in Ticino, in Svizzera, in Europa, le migliaia di parenti delle vittime a dirci che è sbagliata questa banalizzazione di quella Storia. Ma le vittime, dall'altra parte del mondo, ci sono state e ci sono le loro famiglie. 
 
I morti sono stati tantissimi. A migliaia e migliaia. Uomini, donne e bambini. Trucidati con autobombe, facendo esplodere aerei di linea, falciati con le armi da fuoco, torturati e fatte a pezzi nel modo più violento e sanguinario possibile. E quei pezzi esposti come trofei e addirittura fotografati da Escobar in persona per seminare il terrore. Pensate alle più brutali esecuzioni dell'Isis: quello era il metodo, nel più totale disprezzo della vita umana. 
 
Sono morti tanti colpevoli ma non esiste una conta sicura degli innocenti caduti in questa matanza sotto il motto del patron Escobar: "plata o plomo". 
 
Questa consapevolezza è importante, determinante, prima che ognuno, come singolo o come esercizio pubblico, faccia le scelte che più ritiene opportune e che devono rimanere libere.   
 
È questa la riflessione, che speriamo di aver esposto senza accenti paternalistici, che consegnamo agli organizzatori di questa festa e ai nostri lettori. E anche a tutti quelli che, con estrema leggerezza, impostano le loro copertine di Facebook, con i volti degli attori che hanno interpretato questi criminali.  
 
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