CRONACA
Gli anni d'oro dell'aperitivo a Lugano sono passati. Tino Lotti del Bar Picchio: "Le continue chiusure dei negozi penalizzano gli esercizi pubblici”. Serge Santese del Ciani: "Si punta di più sulla quantità che sulla qualità"
"I negozi chiudono uno dietro l’altro. Di conseguenza anche gli esercizi pubblici vengono penalizzati. È un movimento a catena: al giorno d’oggi tutti pensano a coltivare il proprio orticello, mentre, considerato l’abbondante numero di bar e ristoranti nella zona, andrebbe pensata un’offerta per soddisfare tutti”
©Ti-Press / Gabriele Putzu
LUGANO – L’aperitivo nel centro di Lugano è ormai vecchia abitudine. L’usanza di trascorrere qualche attimo di serenità bevendo qualcosa di fresco e stuzzicando tartine varie non va più di moda. O almeno… non come tra il 2000 e il 2005.

Per comprendere i motivi del trend negativo “basta guardarsi in giro per Lugano”, sostiene Tino Lotti – da oltre 20 anni gerente dello storico Bar Picchio –. “Non è la forte concorrenza ad aver fatto passare la voglia di aperitivo in centro, ma è proprio diminuito il numero di turisti e lavoratori nei paraggi. I negozi, infatti, chiudono uno dietro l’altro. Di conseguenza anche gli esercizi pubblici vengono penalizzati. È un movimento a catena: al giorno d’oggi tutti pensano a coltivare il proprio orticello, mentre, considerato l’abbondante numero di bar e ristoranti nella zona, andrebbe pensata un’offerta per soddisfare tutti”.

Dello stesso avviso anche Serge Santese, general manager del ristorante-bar Ciani Lugano  “Pur rimanendo una Città attrattiva, a Lugano manca la volontà comune di creare una vasta rete d’offerta. Oggi come oggi, si punta di più sulla quantità e non alla qualità, come si faceva negli anni d’oro”.

Le limitazioni burocratiche nell’ottenere un permesso per l’organizzazione di eventi limita parecchio le iniziative degli esercenti. “È vero – concordano Lotti e Santese –, quello dei permessi è un problema. Noi possiamo inoltrare al Municipio una richiesta alla settimana per un massimo di 25 eventi all’anno. Cosa possiamo fare nelle restanti settimane se anche chiamare un semplice dj a mettere musica rientra tra queste?”.

Ecco che allora si chiama in causa la volontà dei politici luganesi. “Bisogna ammettere – proseguono i due – che ci sono già venuti incontro nel prolungare dall'una alle due del mattino l’orario di chiusura. Potrebbero, però, concederci qualche autorizzazione in più all’anno. Altrimenti per noi diventa complicato portare avanti un progetto...”.

Eppure, recentemente, il Dicastero Cultura, Sport ed Eventi di Lugano ha organizzato centinaia di manifestazioni a favore dei suoi cittadini con la speranza che anche bar e ristoranti ne potessero trarre beneficio, ma non è andata proprio così...

“Tutte le manifestazioni – afferma Lotti – vengono organizzate sempre negli stessi posti. Dove siamo noi, in Via Ferruccio Pelli, ad esempio, siamo in quattro ad avere ristoranti o bar e un altro sta per aprire. Se la nostra zona non viene coinvolta e valorizzata, è normale che restiamo “fuori dal giro”.

Serge Santese sostiene, invece, che “servirebbero meno eventi eclatanti e più attenzione alle piccole realtà. Piuttosto che spendere soldi per l’Estival Jazz, frequentato ormai solo dai pochi abitudinari, si potrebbe investire la stessa cifra per altre due o tre manifestazioni che darebbero una mano a più esercizi pubblici”.

In prospettiva futura, sia il gerente del Bar Picchio che il general manager del Ciani Lugano si dicono "fiduciosi nel riportare la gente nei bar. Basta un po' di volontà comune...".
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