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Cronaca
10.12.2018 - 14:590

Infiltrazione d'acqua al LAC, Lorenzo Quadri tuona contro la COMSA: "Situazione non accettabile"

Il Municipale di Lugano si sfoga su Facebook: "La qualità costruttiva del centro culturale, per usare un eufemismo, lascia assai desiderare"

LUGANO – Sono iniziati stamattina i lavori di sistemazione al tetto del LAC di Lugano per ovviare al problema dell’infiltrazione d’acqua nella sala museale. Lavori che – come riferisce il Corriere del Ticino – dureranno almeno fino a mercoledì.

Prendendo spunto dall’articolo pubblicato dal quotidiano, il Municipale di Lugano Lorenzo Quadri si è scagliato contro la COMSA, il gruppo spagnolo che si è aggiudicato l’appalto per la realizzazione del LAC.

“Ma come, – si domanda Quadri su Facebook –, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Tra le infiltrazioni d’acqua, i calcinacci che cadono dai soffitti, le lastre di marmo verde di Guatemala che si staccano e si schiantano al suolo per un po’ di vento e pioggia (mica per l’uragano Katrina), è evidente che la qualità costruttiva del LAC, per usare un eufemismo, lascia assai desiderare”.

“Conseguenza – continua – dell’aver affidato il lavoro a una ditta spagnola che poi subappaltava a società a garanzia limitata in arrivo dal Belpaese. Magari con sede bucalettere creata il giorno prima a Lugano, nell’illusione di fare fessi gli svizzerotti. È evidente che, specie in considerazione del conto stratosferico pagato per intero dal contribuente luganese, una simile situazione non è accettabile. Certo che se la COMSA sperava, con il LAC, di aprirsi le porte del mercato elvetico, con una referenza del genere è assai più probabile che ottenga il risultato contrario. D’altronde nessun privato, se si facesse costruire una casa nuova spendendo una fortuna, tollererebbe una situazione del genere”.

Interpellato dal Cdt, il capodicastero cultura della Città di Lugano Roberto Badaracco ha spiegato che le cause di quanto successo sono “ancora da valutare” e che “la posizione del LAC rende il centro particolarmente esposto alle intemperie”.

Una presa di posizione che “fa leggermente sorridere” Lorenzo Quadri. “Allora – conclude nel suo scritto, - la statua della libertà sarebbe dovuta crollare dopo due mesi”.

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