CRONACA
Pasqua si avvicina: nel piatto capretto sì o no? Pettinaroli: "C'è ipocrisia e incoerenza". Ferriroli: "L'essere umano ha bisogno della carne"
Botta e risposta tra un animalista e il titolare di un'osteria nel Sopraceneri. I due in coro: "Dibattito benvenuto se fatto con rispetto"

TICINO – Capretto sì, capretto no? È la domanda che da sempre mette a confronto vegani e carnivori e nel periodo pasquale il dibattito si fa infuocato. La disputa etico-gastronomica si rinnova di anno in anno e tradizionalisti e vegetariani affilano le ‘armi’ a suon di botta e risposta.

Abbiamo raccolto le opinioni di Nash Pettinaroli, consigliere comunale leghista ad Agno e presidente dell’Associazione AnimaLife Ticino, e di Antonio Ferriroli, titolare dell’omonima osteria di Contra specializzata in grigliate di carne.

Capretto (o agnello) a Pasqua: si o no?

Pettinaroli: “No. Il capretto, come l’agnello, è diventato un simbolo della religione Cristiana e la tradizione vuole che lo si consumi (anche) a Pasqua. In realtà, sulle Sacre Scritture non c’è scritto nulla di simile e anche Benedetto XVI disse che non vi era alcun legame. Ogni anno, di questo periodo, vengono uccisi milioni e milioni di capretti in tutto il mondo. La Pasqua è una festa di resurrezione, ma la facciamo diventare una festa di morte. Personalmente trovo ci sia un po’ di ipocrisia e incoerenza”.

Ferriroli: “Dico si alla carne a Pasqua. Pur rispettando le idee e i valori degli altri, sostengo che la consumazione del Capretto nel giorno di Pasqua sia una tradizione antica e importante che deve essere rispettata e portati avanti con il tempo. Inoltre, l’essere umano nasce onnivoro e deve nutrirsi di tutto”.

La lotta tra tradizionalisti e animalisti si è fatta animata anche dalle nostre parti?

Pettinaroli: “Se ne parla ed è un bene. Contrariamente all’Italia o ad altri Paesi, fare una manifestazione incisiva in Ticino credo sia controproducente perché la gente ne è infastidita. Ognuno mangia quello che vuole, ci mancherebbe. Noi non siamo carnivori, ma carnisti: nel senso che scegliamo di mangiare carne, ma non abbiamo il dovere di mangiarla”.

Ferriroli: “La discussione, il dibattito, ci sarà sempre ed è benvenuto. L’importante, lo ripeto, è rispettare gli altri e le loro idee. In Ticino credo che la maggior parte delle persone siano affezionate alla carne. Personalmente reputo che un sistema di alimentazione corretto e sano debba comprendere la carne. Poi, ovviamente, contribuisce il metodo d’allevamento… dalle nostri parti non c’è una vera e propria mattanza”.

 Pettinaroli, vuole rispondere qualcosa in tal senso?

“Sono d’accordo sul fatto che in Ticino, e in Svizzera in generale, alle bestie non viene riservato lo stesso trattamento rispetto ad altre parti del mondo. Ma è una questione anche ambientale: ci troviamo in un punto di non ritorno perché la Terra ha già consumato di più di quanto doveva e non vedo il bisogno di consumare altra carne. Trovo che mangiare carne sia diventata una cosa normale per il semplice fatto che chi la consuma non vede le sofferenze dell’animale. Altrimenti, sono sicuro che nessuno mangerebbe carne. Poi io rispetto chi sceglie di consumarla, anzi… mangio ogni giorno al tavolo con dei ‘carnisti’...”.

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ANALISI

Se il capretto è solo un altro nugget. Chi per Pasqua si riempirà la panza con il cucciolo dovrebbe avere il coraggio di vederlo uccidere (o almeno di sceglierlo da vivo prima che finisca nel piatto)

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