CRONACA
"Cellulare al volante: lei è in multa". "No, avevo in mano il portafogli...". La storia di un nostro lettore che, facendo valere le proprie ragioni, è stato 'prosciolto'
L’agente nascosto dietro una siepe poco prima del blocco sosteneva di averlo visto con il cellulare in mano, addirittura con il pollice sul display. Ma alla fine...

LUGANO - Sarà capitato anche a voi di vedervi recapitare una multa perché in auto avevate il cellulare all’orecchio. O magari soltanto in mano. E magari mentre eravate fermi in colonna…

 

Forse… perché chi vi assicura che fosse davvero così? Mica vi mandano la foto, anche perché non esiste una foto, e di solito passano diversi giorni tra il momento dell’intercettazione e la ricezione della multa. Vi dicono soltanto che dei poliziotti vi hanno visto armeggiare col cellulare alla guida nel tal posto e alla data ora.

 

Cento franchi, paga e taci. E chi ha voglia di mettersi a far ricorso? Tanto alla fine hanno sempre ragione loro.

 

Premesso che usare il cellulare al volante è una cosa da evitare assolutamente perché mette a rischio la vita degli altri, oltre che la nostra (in casi accertati questa infrazione andrebbe punita molto più severamente di quanto avviene oggi), quello dei controlli nascosti è un vezzo di molte polizie comunali, che senza far troppa fatica tirano su un po’ di soldi con qualche ora di appostamento.

 

A volte accade anche però che dopo l’appostamento ci sia il blocco, e già così l’operazione ha più senso, in quanto l’infrazione viene contestata nel momento in cui viene accertata, dando la possibilità al ‘reo’ di eventualmente contestarla.

 

Com’è accaduto a un nostro lettore che nei pressi del confine è incappato in un controllo di polizia ed è stato fermato poco dopo. Ma…

 

L’agente nascosto dietro una siepe poco prima del blocco sosteneva di averlo visto con il cellulare in mano, addirittura con il pollice sul display.

 

Il protagonista ha però contestato il fatto e non ha pagato la multa sull’unghia, sostenendo di avere avuto in mano il portafogli e non il cellulare - la cui ultima manipolazione o chiamata risaliva tra l’altro a mezz’ora prima -, in quanto era appena uscito da un ufficio cambi e stava sistemando il denaro.

 

Dopo aver ricevuto a casa il rapporto di contravvenzione, con tanto di planimetria dell’appostamento, con foto del luogo e distanze di osservazione, ha risposto rilevando che per un essere umano riuscire a vedere un automobilista con il pollice sul cellulare da oltre 20 metri ha dello straordinario.

 

La vicenda è sfociata nell’intimazione di una multa, con spese aggiuntive, da parte della Sezione della circolazione, multa che il protagonista ha però nuovamente contestato, inviando anche la foto del suo portafogli nero, che ha più o meno le dimensioni del suo cellulare.

 

E ha fatto bene, perché alla fine ha ricevuto dalla stessa Sezione un decreto di abbandono e la revoca della contravvenzione. Morale: se si ritiene di aver ragione bisogna prendersi il tempo per farla valere.

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