Cronaca
19.03.2020 - 18:160
Aggiornamento : 19:01

Gli impresari svizzeri non vogliono chiudere i cantieri: "Fidiamoci del Consiglio federale". Ma quelli ticinesi sì! Fonio: "Scriviamo tutti alla SSIC". L'UAE: "Il Governo faccia chiarezza"

L'Unione Associazioni dell'edilizia: "In caso di ulteriore contagio, chi si assumerà la responsabilità per la ripresa delle attività?”

È ora che il Consiglio federale e il Consiglio di Stato la smettano di ascoltare i rappresentanti dell’economia malsana e ascoltino finalmente solo e soltanto i medici! I rappresentanti di quella che chiamiamo “economia malsana” sono quelli che in queste ore drammatiche per la Svizzera, e per il Ticino in particolare, stanno ancora facendo pressioni sulla politica per continuare a lavorare mettendo a rischio – sia chiaro! – non solo la salute dei loro dipendenti ma dell’intera popolazione, perché il virus non si ferma all’interno di un cantiere o di un’azienda: si propaga! E mettendo a rischio l’intero sistema sanitario nazionale, che rischia il tracollo se non si riuscirà ad arginare la pandemia!

 

Oggi la Società svizzera impresari costruttori (SSIC) ha inviato una lettera aperta al sindacato Unia chiedendo di “sostenere il Consiglio federale invece di perseguire politiche sindacali distruttive”.

 

In netto contrasto con la posizione responsabile della Sezione ticinese della Società impresari, la direzione nazionale della SSIC chiede in sostanza di non chiudere i cantieri. Rilevando che il Consiglio federale “afferma in modo inequivocabile che le attività nei cantieri devono essere mantenute, laddove possibile. Ciò dovrebbe ridurre al minimo la perdita di un gran numero di posti di lavoro, posti d’apprendistato, di aziende e, in ultima analisi, molte vite (sic!)”.

 

È di fondamentale importanza che tutti noi ci assumiamo le nostre responsabilità in questo periodo di crisi, prosegue la lettera, “che sosteniamo al 100% il Consiglio federale e la sua strategia. Chiediamo ai vertici dell'Unia di fermare immediatamente le campagne sindacali contro le decisioni del Consiglio federale (…). L'enorme danno che questa richiesta rischia di provocare può essere evitato solo grazie

all'approccio differenziato del Consiglio federale”.

 

Già a chiedere di avere fiducia nella politica del Consiglio federale ci vuole un bel coraggio! Il problema è che sono gli stessi impresari ticinesi che hanno deciso autonomamente e, ribadiamo, responsabilmente, di chiudere i cantieri.

 

Il sindacalista e deputato Giorgio Fonio, ha lanciato su Facebook un appello invitando i ticinesi a scrivere una mail alla direzione della SSIC.

Ecco il testo:

 

“Cara direzione nazionale della SSIC,

 

abbiamo letto con profondo sconcerto il vostro comunicato stampa in cui chiedete di interrompere con effetto immediato presunte “politiche sindacali distruttive”.

 

Forse non vi è chiaro ma nel nostro paese è in atto un’emergenza sanitaria che vede il Canton Ticino confrontato con una situazione sanitaria difficilissima.

 

La SSIC sezione Ticino e i sindacati OCST e UNIA hanno scritto negli scorsi giorni una lettera nella quale chiedono al Consiglio di Stato di interrompere con effetto immediato tutte le attività di cantiere allo scopo di rallentare la diffusione del Coronavirus. Esattamente come è stato fatto nei cantoni di Ginevra e Friborgo dai partner contrattuali.

 

Vi chiediamo, vista la preoccupante emergenza sanitaria di tenere “gli occhi sulla palla” e di evitare di scadere in polemiche inutili.

Il Ticino ringrazia”.

 

La mail va inviata a: Kommunikation@baumeister.ch

 

L’Unione Associazioni dell’edilizia: “Fate chiarezza!”

 

A testimonianza della situazione caotica, L’Unione Associazioni dell’edilizia (UAE) chiede al Consiglio di Stato di fare chiarezza.

 

“Alcuni dei nostri associati – si legge nella lettera firmata dal presidente, Piergiorgio Rossi e dai membri della Direzione - hanno deciso, coerentemente con le informazioni emanate dall’autorità politica e medica del Cantone, di sospendere cautelativamente la propria attività nell‘ottica di ridurre al minimo il rischio di propagazione del virus e in considerazione dei limiti operativi generati dalle difficoltà di spostamento e di approvvigionamento di materiale.

In questo contesto ci aspettiamo che la politica, ed in particolare il Consiglio di Stato, prenda delle decisioni chiare e coerenti con le informazioni di carattere medico-sanitario emanate regolarmente anche se queste decisioni incideranno in modo importante sulle finanze cantonali; l‘attuale situazione – eccezionale e imprevedibile – lo impone”.

 

I vertici dell’Unione mettono poi in luce l’incoerenza tra le misure adottate a Berna e a Bellinzona per combattere il Coronavirus. “L‘ordinanza del Consiglio federale entrata in vigore il 17 marzo 2020 e le relative spiegazioni emanate dal Dipartimento federale degli interni e dall‘Ufficio federale della sanità pubblica indicano chiaramente che le imprese del settore edile (imprese di costruzione e artigiani) possono continuare a lavorare, sia in officina che in cantiere. Secondo la Risoluzione governativa del 14 marzo 2020 e le puntualizzazioni pubblicate sul sito internet dedicato dallo Stato Maggiore Cantonale di Condotta il 15 marzo 2020 in Ticino è invece possibile svolgere unicamente ciò che è oggettivamente urgente e non procastinabile.

 

Questa situazione di confusione sta generando non solo conflitti tra imprese, tra committenti e imprese e tra imprese e lavoratori, ma non permette più neppure alle associazioni professionali di categoria di prendere una chiara ed univoca posizione. In questo senso chiediamo che venga chiaramente comunicato e indicato sul sito dedicato www.ti.ch/coronavirus quale/i disposto/i di legge e quali direttive devono venir rispettate dalle imprese artigianali ticinesi.

 

(…)

 

Quanto indicato lascia infatti ampio margine di interpretazione soggettiva e questo porta alle situazioni che stiamo vivendo negli ultimi 3 giorni, con imprese dello stesso settore professionale che hanno cessato la loro attività mentre altre che continuano tranquillamente a lavorare. L‘attuale situazione cantonale non è assolutamente ammissibile, sia in relazione ad una palese disparità di trattamento sia in considerazione del fatto che l‘atteggiamento di una parte delle imprese – che non intendono cessare la propria attività – potrà avere conseguenze per l‘intera popolazione ticinese”.

 

Se l’attività artigianale – nel rispetto delle misure di protezione note – dovesse riprendere sulla base delle indicazioni fornite dal Consiglio federale, conclude la lettera dell’UAE, “in quale misura potrà essere svolta e, in caso di ulteriore contagio, chi si assumerà la responsabilità per la ripresa delle attività?”.

 

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