CRONACA
Spunta un CCL sotto il salario minimo firmato da UNIA e OCST
Giangiorgio Gargantini: "Quando ho detto che abbiamo ancora dei contratti con salari bassi mi riferivo proprio a questo"
TIPRESS

LUGANO – Il sindacato Tisin di Nando Ceruso è stato duramente attaccato in queste settimane per aver sottoscritto un contratto collettivo (CCL) con tre aziende del Mendrisiotto che fanno parte dell’associazione Ticino Manufactoring “allo scopo di non dover applicare i salari minimi e promuovendo il dumping salariale e sociale”. Queste le accuse mosse da parte dei sindacati UNIA e OCST. Gli stipendi sanciti da quel contratto (15 franchi all’ora), che ha scatenato una vera bufera politica oltre che sindacale, sono inferiori alla soglia legale sul salario minimo, entrata in vigore il 1° gennaio 2021 (19 franchi all’ora).

Ma ecco che spunta un CCL che attesta la convenzione tra i due sindacati storici e un importante comparto aziendale nell’ambito della moda, Ticinomoda, con paghe orarie ben al di sotto del salario minimo. Il contratto, siglato il 28 gennaio di quest’anno proroga fino al 2026 la convenzione in vigore dal 2017, e stabilisce paghe orarie che partono dai 15,20 franchi per il 2021, per crescere di quaranta centesimi all’ora nel 2022 e salire progressivamente fino a 16,20 e 16,80 nel 2023 e 2024, e a 17,50 e 18,23 nei due anni successivi.

Il CCL siglato dai due sindacati con TicinoModa è tra l’altro pubblicato sul sito dell’associazione di categoria (LEGGI QUI).

Nel dibattito andato in onda martedì scorso a Matrioska, Ceruso aveva parlato di contratti collettivi con salari inferiori al minimo di legge firmati anche da UNIA e OCST, ma senza indicare quali. Il segretario cantonale di Unia Ticino, Giangiorgio Gargantini, gli aveva chiesto di documentare le sue affermazioni e di dimostrare l’esistenza di contratti collettivi firmati dal suo sindacato con salari inferiori al minimo legale. Da parte sua Ceruso aveva ribadito che esistono, ma che non voleva fornire dettagli per evitare di infangare le aziende coinvolte “come state facendo voi con quelle che aderiscono a Ticino Manufactoring”. Gargantini aveva poi aggiunto che sì, esistono ancora dei contratti collettivi con salari troppo bassi, ma che prevedono una progressione delle paghe nei prossimi anni.

“Quando la scorsa settimana durante il dibattito – dichiara oggi Gargantini a Liberatv – ho detto che abbiamo ancora dei contratti con salari bassi, ma che prevedono scatti progressivi, mi riferivo proprio a questo. Il contratto collettivo in questione rispetterà il salario minimo a partire dal 2026, quando la paga oraria raggiungerà i 18,23 franchi all’ora che – tredicesima compresa – si tradurrà in 19,75 franchi all’ora, pari al salario minimo”.

Questo accordo, conclude Gargantini, “prevede infatti aumenti progressivi di anno in anno. Ho però anche detto che non avremmo più firmato contratti collettivi di questo tipo. E così sarà”.

Ma non è escluso che quello siglato con TicinoModa sia l’unico contratto collettivo in vigore che prevede salari orari inferiori al limite di legge. Anche se va comunque ricordato che la legge sul salario minimo consente delle deroghe in caso di contratti collettivi. Aspetto sottolineato ancora una volta dall’Associazione industrie ticinesi nella presa di posizione pubblicata ieri: “I contratti di lavoro non devono essere utilizzati per aggirare la volontà popolare. D’altra parte, le leggi dello Stato devono considerare pienamente gli effetti negativi e controproducenti che esse possono causare. Purtroppo, nel caso del salario minimo ciò non è avvenuto”.

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