CRONACA
Il grande business della vitamina D. Patti chiari indaga, due società ticinesi volevano bloccare il servizio
Domani, venerdì 5 novembre, andrà in onda un reportage finito sui banchi della Pretura di Lugano. Il pretore: "I dati pubblicati non sono niente altro che dei fatti"

COMANO – La pandemia l’ha fatta conoscere al grande pubblico. La vitamina D secondo alcune teorie aiuterebbe a prevenire, qualcuno dice a combattere, il coronavirus. Ma c’è anche chi si spinge più in là: sarebbe una cura preventiva per tumori, disfunzioni cardiovascolari, malattie autoimmuni e Alzheimer. Ma è davvero così? Quel che è certo è che attorno alla vitamina D si è sviluppato un business: nelle farmacie della Svizzera italiana sono spuntati i test rapidi per misurarne il livello. Una novità alle nostre latitudini. Ma coi risultati come la mettiamo?

Sono questi i temi in programma venerdì 5 novembre nella trasmissione della RSI Patti chiari dedicata ai consumatori. Contro la diffusione di questo servizio due società ticinesi hanno inoltrato alla Pretura di Lugano un’istanza super
cautelare chiedendo che la trasmissione venisse bloccata. Il pretore di Lugano, dopo una vertenza durata alcune settimane ha invece deciso di permettere la messa in onda del programma, specificando tra l’altro in un passaggio della sentenza che: “Verranno pubblicati dati che non sono niente altro che dei fatti”.

"Questa decisione ci permette quindi di rendere pubblico un tema che tocca l’ambito della salute e l’affidabilità dei dispositivi utilizzati nelle farmacie per misurare livelli di vitamina D attraverso i test rapidi. Un giornalista della redazione ha indagato e in incognito si è sottoposto ai test rapidi offerti in diverse farmacie del Cantone e ad altri reperibili online. I risultati sollevano grandi interrogativi. Nell’inchiesta di Patti chiari anche l’esperienza di una consumatrice che dopo essersi sottoposta a questi test, riscontrando risultati incongruenti, ha segnalato questa circostanza al programma della RSI. Così è nata l’inchiesta che due società ticinesi, interessate nella distribuzione e commercializzazione di alcuni dispositivi, hanno tentato – senza successo – di impedire che venisse resa pubblica", si legge in un comunicato dell'emittente di Comano.

"Come sempre lo scopo della trasmissione è quello di portare a conoscenza del grande pubblico fatti e circostanze emerse dall’inchiesta, offrendo agli interessati la possibilità di spiegare le loro ragioni: I rappresentanti delle società, chiamati ad esprimersi, hanno però rifiutato di prendere posizione pubblicamente sui risultati che verranno pubblicati venerdì".

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