CRONACA
La Svizzera segue l'Unione Europea e sanziona la Russia. Ignazio Cassis: "Aggressione inaccettabile"
Svolta storica del nostro Paese che si allinea alla comunità occidentale contro l'invasione di Mosca. Misure anche contro Putin e Lavrov

BERNA - Nella riunione straordinaria del 28 febbraio 2022 il Consiglio federale ha deciso di sostenere le sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia, emanate tra il 23 e il 25 febbraio. Le sanzioni, principalmente di tipo materiale e finanziario, vengono messe in vigore dalla Svizzera d’intesa con l’UE. Il patrimonio delle persone e delle aziende oggetto di sanzione è congelato con effetto immediato e rimane in vigore il divieto di stipulare relazioni d’affari con tali persone e imprese.

Inoltre, la Svizzera applica con effetto immediato anche le sanzioni finanziarie comminate dall’UE al presidente russo Vladimir Putin, al primo ministro Michail Mišustin e al ministro degli esteri Sergej Lavrov. "In questo modo - si legge in una nota stampa del Consiglio federale - il nostro Paese reagisce alle gravi violazioni del diritto internazionale di cui sono responsabili queste persone. Il divieto di importazione, esportazione e investimento nei confronti della Crimea e della città di Sebastopoli in vigore dal 2014 viene esteso alle regioni ucraine di Doneck e Lugansk, che non sono più sotto il controllo del governo ucraino".

Disposizioni per l’entrata in Svizzera e chiusura dello spazio aereo

Il Consiglio federale ha inoltre deciso di sospendere parzialmente l’accordo del 2009 sulla facilitazione del rilascio del visto per i cittadini russi. Il Consiglio federale ha altresì emanato un divieto di entrata nei confronti di diverse persone che hanno relazioni con la Svizzera e sono vicine al presidente Putin. In virtù della Costituzione federale (art. 184 cpv. 3 e art. 185) il Consiglio federale può adottare misure a tutela degli interessi del Paese nonché della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera.

Infine, in accordo con i blocchi decisi da altri Paesi europei, è stata decretata la chiusura a partire da lunedì alle ore 15:00 dello spazio aereo svizzero per tutti i voli provenienti dalla Russia e i movimenti di volo di aeromobili con identificativo russo, ad eccezione dei voli a scopo umanitario, medico o diplomatico.

La Svizzera continua a offrire i suoi buoni uffici

Nelle sue decisioni il Consiglio federale ha tenuto conto della neutralità e degli aspetti legati alla politica di pace, ribadendo la disponibilità della Svizzera a contribuire attivamente alla risoluzione del conflitto tramite i suoi buoni uffici. Ciò nonostante, l’aggressione militare senza precedenti della Russia contro uno Stato sovrano europeo ha spinto il Consiglio federale a rivedere la propria prassi in materia di sanzioni. La difesa della pace e della sicurezza, così come il rispetto del diritto internazionale, sono valori ai quali la Svizzera in quanto democrazia aderisce e che condivide con i suoi vicini europei. Il nostro Paese continuerà ad esaminare ogni ulteriore pacchetto di misure dell’UE.

Invio di beni di prima necessità alla popolazione ucraina

In questi giorni la Svizzera invierà circa 25 tonnellate di aiuti umanitari per un valore di otto milioni di franchi verso la Polonia (Varsavia). Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) mette a disposizione medicamenti e materiale medico di prima necessità dalla farmacia dell’esercito. Gli aiuti sono destinati alla popolazione ucraina che si trova in Ucraina e nei Paesi confinanti. La consegna sarà coordinata dal Corpo svizzero di aiuto umanitario.

Le parole di Cassis

“Gli Stati che rispettano il diritto internazionale devono poter contare sulla Svizzera. Fare il gioco dell’aggressore non è compatibile con la nostra neutralità”. Queste le parole pronunciate in conferenza stampa dal presidente Ignazio Cassis. L'attacco della Russia all'Ucraina, ha aggiunto Cassis, "è un'aggressione alla sovranità, alla libertà, alla democrazia e alla popolazione civile di una Paese sovrano. È inaccettabile sia per il diritto internazionale, che politicamente e moralmente" 

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