CRONACA
Don Tamagni condannato a 33 mesi. "Dopo il carcere andrò in Italia per riflettere"
L'ex parroco di Cadro processato con rito abbreviato: "Dovrò decidere se continuare la mia via di sacerdote o prendere un’altra strada”

LUGANO - L’ex parroco di Cadro, don Samuele Tamagni, in carcere dal 19 novembre scorso, è comparso questa mattina a processo di fronte alla Corte delle Assise criminali di Lugano con rito abbreviato. Il giudice Mauro Ermani la ha condannato a 33 mesi di detenzione, di cui 6 da espiare. Il sacerdote, riferisce LaRegione, dovrà inoltre rinunciare a svolgere "qualsiasi attività che implichi di dover amministrare direttamente o indirettamente il patrimonio di terze persone, come pure l’accesso a relazioni bancarie appartenenti economicamente a terzi".

 

L’arresto scattò quando don Tamagni si costituì, presentandosi spontaneamente al Ministero pubblico confessando sottrazioni indebite di denaro per un totale di 863mila franchi. Soldi utilizzati per finanziare un 27enne, del quale si era invaghito. Il sacerdote ha di essere stato vittima di “un vortice”: il giovane istigatore gli ha chiesto 100'000 franchi per aprire uno Street Food, poi denaro per giocare a poker e per farsi pagare il matrimonio. Una volta terminati i suoi averi (quasi 200'000 franchi), nel 2017 l’ex parroco ha diffidato l’amico rivolgendosi a un legale. Ma l’anno dopo ci è ricascato prosciugando anche il patrimonio dei genitori (circa mezzo milione), il conto della colonia estiva per i bambini della parrocchia e sottraendo 14 mila franchi alla Fondazione Tamagni, della quale era vice-presidente, creata in memoria del nipote Damiano, ucciso al Carnevale di Locarno.

 

Secondo il giudice Ermani il reato più grave è stato la truffa: don Tamagni ha ingannato i fedeli, persone che frequentavano o erano vicine alla Parrocchia di Cadro, ottenendo da loro soldi - complessivamente 65’000 franchi. Li avvicinava al termine delle funzioni religiose, affermando di essere in ristrettezze finanziarie a causa delle opere di beneficienza o di aiuto a persone bisognose, e di aver bisogno di soldi per far fronte alle spese dei genitori malati.

 

“Sono consapevole che quello che ho fatto è molto grave - ha dichiarato l’ex parroco secondo la cronaca de LaRegione -. Ho preso contatto con il vescovo Valerio Lazzeri che mi ha dato la sua vicinanza, andrò in Italia per un periodo di riflessione. E cercherò di affrontare questi anni di buio, continuerò il sostegno psicologico iniziato in carcere. Dovrò decidere se continuare la mia via di sacerdote o prendere un’altra strada”.

 

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