Il traduttore automatico non sarà ancora impiegato per la traduzione di materiale ufficiale e di destinazione pubblica, ma…

A cura della redazione de ilFederalista.ch
Sostituiti da una macchina? È questo il futuro che aspetta i traduttori dell’amministrazione federale svizzera? Calma, niente allarmismi (per ora). Però una notizia di cronaca potrebbe diventare una profezia per molti ambiti lavorativi. Di cosa si tratta? Brevemente: dal 2019 l’amministrazione federale mette a disposizione dei suoi collaboratori un programma di traduzione automatica.
Ora, Berna ha deciso di confermare, dopo attento studio delle alternative, il legame con Deepl (azienda con sede a Colonia), il cui applicativo è già utilizzato per tradurre circa un milione di pagine ogni mese dai membri dell’amministrazione federale, con un nuovo contratto (estendibile fino al 2033).
Il traduttore automatico non sarà ancora impiegato per la traduzione di materiale ufficiale e di destinazione pubblica. A questo scopo la Confederazione continuerà a preferire gli oltre 300 professionisti sotto contratto (oltre ad alcune decine di avventizi), i quali possono far riferimento alla traduzione “artificiale” per accelerare il loro lavoro.
Quegli impieghi a rischio
L’esempio può servire da spunto per entrare in materia: nel mondo del lavoro l’arrivo delle varie forme di intelligenza artificiale sembra aprire un doppio binario. Il bot traduttore può essere infatti visto come un “pericolo per una delle professioni più antiche dell’umana civiltà”, come la definisce il Financial Times (qui), oppure come un aiuto enorme alla produttività degli stessi traduttori (come sembrano indicare le prime indagini in sede universitaria).
Una dicotomia rilevata anche nelle recenti osservazioni della società di consulenza tedesca Roland Berger che, studiando in particolare le prospettive nel mercato del lavoro francese, ha definito una doppia possibilità, descrivendo col termine “automatisation” (automatizzazione) lo scenario in cui “l’IA sostituisce un impiegato” e con il termine “augmentation” (incremento) quello in cui l’IA “libera il tempo per compiti a più alto valore aggiunto”.
Ecco dunque che per gli analisti in futuro “il rischio di automazione riguarda in particolare le categorie degli impiegati d’ufficio, di ricezione, della contabilità e della logistica”.
“Questa elevata esposizione”, prosegue l’analisi, “si spiega con il contenuto delle mansioni che compongono queste professioni: inserimento e calcolo di dati numerici; tenuta di registri relativi alle scorte, alla produzione e al trasporto di passeggeri e merci e redazione di testi. Queste attività organizzate intorno a processi a bassa complessità sembrano più facilmente replicabili dall'intelligenza artificiale generativa”.
Nei lavori amministrativi gli impiegati sarebbero esposti a un elevato rischio di essere sostituiti da una macchina nel 25% dei casi (a basso rischio in un ulteriore 58%). In un’economia dei servizi molti impieghi sarebbero a rischio (800mila in Francia secondo Roland Berger).
A questo proposito anche la principale testata economica svizzera, il settimanale “Handelszeitung”, annotava pochi giorni or sono come moltissime aziende elvetiche ormai utilizzino sistemi di IA dialogica per offrire un primo servizio di assistenza clienti: come il chatbot di Swisscom (Sam), che già oggi è in grado di risolvere il 20% dei problemi che gli vengono sottoposti dai clienti.
Per molti lavori un aiuto alla produttività
Un esempio opposto è quello offerto dalla azienda svizzero-svedese ABB (elettrotecnica e automazione), che già oggi utilizzerebbe intelligenze artificiali analitiche (introdotte anche per far fronte alla carenza di manodopera) per compiere controlli di qualità su alcuni prodotti industriali. Tuttavia, a parere di un alto dirigente di ABB intervistato da “Handelszeitung”, “gli esseri umani manterrebbero un vantaggio decisivo rispetto ai robot intelligenti: poter eseguire processi olistici [olistico, ovvero relativo alla visione del “tutto” come un unicum e non come la somma delle parti di cui è composto ndr], mentre un robot può svolgere solo compiti specifici”.
Sempre il settimanale economico ci parla della ditta Schindler che, nell’installazione di ascensori, fa ricorso a “un robot che utilizza l'intelligenza artificiale analitica e sensori per individuare i punti in cui siano necessari i fori per l'ancoraggio, li pratica e posiziona il bullone di ancoraggio”.
Due esempi che sembrano rientrare nel secondo caso descritto dagli analisti di Roland Berger, ovvero quello di “posti di lavoro che hanno il potenziale per essere assistiti dall'intelligenza artificiale senza il rischio di vedere distruggere il lavoro stesso”.
Niente allarmismi, dunque, perché il numero di lavori che uscirebbero beneficiati dalla rivoluzione IA (come quelli di carattere scientifico e intellettuale, oppure di “servizio diretto a privati” - ristorazione, alberghiera, cure, servizi a domicilio -, inerenti al commercio e alla vendita) supera quello delle occupazioni che verrebbero messe in pericolo.