LETTURE
Ely Riva, “I torchi a leva del Ticino”
La più grande “cattedrale” dei torchi a leva d’Europa nel nuovo volume Fontana: un patrimonio rarissimo, frutto di decenni di lavoro, tra Blenio, Leventina, Locarnese e Sottoceneri. Con indicazioni per trovare i manufatti sul territorio

PREGASSONA - Il nostro Cantone custodisce un primato poco conosciuto: possiede la più alta concentrazione di torchi a leva di tutta Europa. Imponenti macchine di legno e ferro, per secoli fondamentali nella produzione di vino e olio nelle valli, oggi tornano a parlare grazie al lavoro certosino di Ely Riva, che in I torchi a leva del Ticino - edito da Fontana - li ha censiti, fotografati e raccontati in modo sistematico.

Dopo un’introduzione che ripercorre oltre seimila anni di storia della vinificazione – attraverso testimonianze artistiche, pitture, mosaici, sculture e fonti letterarie – il volume propone un censimento dettagliato dei torchi a leva (detti anche torchi piemontesi) presenti nel Cantone.

Ogni torchio viene documentato fotograficamente da molteplici angolature, con attenzione ai dettagli, corredato da misurazioni, spiegazioni dei meccanismi e ricostruzioni storiche. Il lettore può così intraprendere un percorso attraverso la valle di Blenio, la Leventina, il Locarnese e Valli e il Sottoceneri, scoprendo la localizzazione precisa di ogni manufatto per poterlo ammirare di persona.

I torchi a leva del Ticino si inserisce nella collana Meraviglie del Ticino, dedicata alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale cantonale attraverso libri fotografici di pregio. Della stessa collana fanno parte Ponti romanici del Ticino di Ely Riva e Vicoli e corti del Ticino di Giorgio Passera e Alex Polli.

Cenni biografici sull’autore
Ely Riva nasce in Collina d'Oro nel 1945. Ha iniziato a fotografare a 13 anni, con un apparecchio acquistato grazie ai risparmi guadagnati facendo il chierichetto a matrimoni e funerali. Da quel momento è entrato nel "magico mondo della luce che scrive", come ama definirlo, nel mondo della fotografia. Nessuna scuola formale, ma un'unica, inesauribile passione. Dopo il Ginnasio e il Liceo, nel 1968 inizia la sua attività di fotogiornalista al Giornale del Popolo, dove rimane per vent'anni. In seguito, passa al Quotidiano, al Dovere e a La Regione. Nel 2001 decide di abbandonare il fotogiornalismo per dedicarsi interamente alla documentazione di storia, arte e natura del Ticino – flora, fauna e montagne. Possiede oltre un milione e mezzo di immagini e ne ha pubblicate più di 130.000. Per Fontana Edizioni ha realizzato una serie di libri di grandissimo successo, gran parte dei quali dedicati alla natura e alle montagne del Ticino.

Per accompagnarne l’uscita, l’autore ha raccontato a LiberaTV la genesi del volume.

“Mio papà faceva l’ombrellaio, l’umbrelatt, e al Guast di Montagnola, dove abitavamo negli anni subito dopo la Seconda Guerra mondiale, transitavano tutti gli artigiani ambulanti che si guadagnavano da vivere andando di villaggio in villaggio. La piazzetta davanti alla nostra casa era il loro luogo di ritrovo, almeno una volta all’anno. Passava il moleta (arrotino), il magnano, il cestaio, ul butunat (con la sua cassetta ricca di numerosi cassettini pieni di bottoni di ogni sorta), il raccoglitore di stracci, ul materazzée (materassaio)… e mi piaceva, da piccolo, ascoltare i loro discorsi. È un ricordo che non ho mai dimenticato.
Era il 1968 quando sono entrato a far parte del Giornale del Popolo, un quotidiano legato al mondo cristiano, ma che era — anche tecnicamente — rivolto al futuro. Il GdP è stato il primo giornale in Ticino a realizzare un laboratorio fotografico e a formare un gruppetto di tre fotografi per poter pubblicare quotidianamente immagini di avvenimenti appena accaduti, dalla cronaca giornaliera allo sport.
E così ho avuto la fortuna di poter girovagare per il Ticino per fotografare, oltre a ciò di cui il giornale aveva bisogno, anche tutto quello che mi interessava. In quei primi anni di fotogiornalismo ho potuto conoscere un Cantone che si stava trasformando. In poco tempo — dal 1968 al 1972 — ero stato in tutti i villaggi del Ticino e nelle loro frazioni, dove ho sistematicamente fotografato le reliquie e i segni lasciati da un mondo ormai tramontato.
Non so perché, ma mi interessava soprattutto ciò che rappresentava il passato: i mulini, i mortai, le fornaci, i forni da pane, i magli, le gra, le torbe, le nevere, i roccoli, gli alambicchi, i frantoi, i torchi, i lavatoi, le fontane, le chiese, le cappelle, i dipinti murali… e anche gli attrezzi di lavoro di una volta. Per una decina d’anni ho continuato a raccogliere immagini e a scrivere articoli su un passato che appariva obsoleto e anacronistico, che non sembrava avere più spazio nella nuova civiltà dove le parole d’ordine erano “progresso e consumismo”.
Finché un giorno Renato Fontana — papà di Raoul e Ruben — mi chiamò offrendomi la possibilità di pubblicare un libro con alcuni degli articoli che avevo scritto: nacque così, nel 1980, Ticino sconosciuto. Continuando a scarpinare dappertutto, dal piano ai monti, il mio bagaglio di immagini è diventato immenso. Mi sono reso conto che il passato che avevo tanto cercato, studiato e reso di nuovo vivo con i miei scatti, era il vero volto umano di un Ticino ormai scomparso: un volto fatto di tempo e sacrifici.
“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”, aveva detto un giorno Indro Montanelli, il grande giornalista che possedeva molti pregi e altrettanti difetti e che, come fotografo, ho avuto la fortuna di incontrare diverse volte. Aveva ragione, quanta ragione!
Una ricerca come quella sui “Torchi a leva, detti piemontesi, del Ticino” non è stata come scrivere un romanzo giallo o un thriller che si può realizzare in ventuno giorni. Ci vogliono anni, perché non si impara a conoscere veramente, da un giorno all’altro, un marchingegno enorme e complicato come quello dei torchi a leva. Bisogna vederli funzionare. A parole non si possono spiegare il tempo, la fatica, il sudore e a volte le lacrime che ci vogliono anche solo per costruirlo, un torchio a leva.
Le vere immagini sanno raccontare la monotona vita quotidiana di una volta. Sanno mostrare il volto umano di un Ticino ormai scomparso. Ho avuto la fortuna di vivere in un periodo in cui il fotografo non poteva inventare nulla: riproduceva soltanto una cruda realtà e, per questo, poteva influenzare anche il lettore più scettico. Alla fotografia si credeva più che alle parole.
Alcune foto pubblicate in questo libro sui torchi a leva risalgono a oltre quarant'anni fa”.

"I torchi a leva del Ticino", testi e fotografie di Ely Riva – Collana Meraviglie del Ticino, Fontana Edizioni – 46 CHF. Il volume è disponibile per l’acquisto nelle librerie del Cantone e su www.fontanaedizioni.ch

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

LETTURE

"Belvederi del Ticino. In cammino verso punti panoramici imperdibili”, di Nicola Pfund

LETTURE

"Una vita nel Novecento": la storia di Egle Delucchi rivive in un libro Fontana Edizioni

LETTURE

Un anno di libri nel nuovo catalogo Fontana Edizioni: 800 titoli, 50mila copie

LETTURE

Gianni Rei: “Girando e pescando – Una guida agli itinerari più belli del Cantone"

LETTURE

“Tre Valli, paesaggi minimi”

LETTURE

Daniele Maini: “Meraviglie d’acqua tra le vette - Escursioni tra i laghetti alpini del Ticino”

In Vetrina

LETTURE

Ely Riva, “I torchi a leva del Ticino”

19 GENNAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Gennaio al LAC: Antigone, Teheran e la neve di Slava

13 GENNAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

La Stranociada 2026 è “spaziale”: Locarno decolla tra maschere, guggen e risotto

13 GENNAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Muralto, FestivaLLibro 2026: l’Apertura il 24 gennaio con Paolo Giordano

10 GENNAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Artioli: “San Bernardino torna una destinazione completa e riconoscibile”

08 GENNAIO 2026
LETTURE

“Il Ticino nella Storia”, di Rosario Talarico e Gianni Tavarini

06 GENNAIO 2026
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

L'odio e la censura, l'Europa, Crans-Montana. Tre domande a Roberto Vannacci

17 GENNAIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Saviano: Crans-Montana e la mafia corsa

13 GENNAIO 2026
SECONDO ME

"Crans‑Montana e Kočani: quando la festa diventa trappola di fuoco. E ora, verso quale giro di vite?"

03 GENNAIO 2026