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09.02.2024 - 16:490

Claudio Mesoniat: "Cattolici e sondaggi, si riparte da Uno"

Il giornalista commenta e analizza gli ultimi dati statistici sulle religioni in Svizzera: "Non fa piacere che le nostre società siano ormai scristianizzate, ma..."

di Claudio Mesoniat *

Un dato statistico che misura il seguito delle religioni in Svizzera, estrapolato dalle rilevazioni strutturali dell'Ufficio federale di statistica (UST) e relativo al 2022, sta catturando da qualche giorno l’attenzione dei media e dei loro lettori. L’UST ha voluto mettere in evidenza come dalle proiezioni risulti che la quota delle persone “senza appartenenza religiosa” (34%) abbia superato il numero di chi si dichiara cattolico (32%). Dato quest’ultimo che, sommato a quello di chi si dichiara appartenente alla Chiesa evangelico-riformata (21%) o ad “altre comunità cristiane” (6%), colloca la quota di cristiani in Svizzera al 59%.

A ben guardare, dunque, quasi i 2/3 degli svizzeri continuano a riconoscere una loro appartenenza al cristianesimo. Ma a guardare meglio, come fanno gli statistici federali, si scopre che in poco più di vent’anni la pattuglia dei “non credenti” si è triplicata, mentre quella dei cristiani si è andata sfaldando come neve al sole. Che dire?
Qualcuno –con i piedi per terra- ha fatto notare che in molti popolosi Cantoni svizzero tedeschi l’abbandono anagrafico delle religioni cristiane è legato al rifiuto di sottostare all’imposta di culto obbligatoria (Vonzun). Qualcun altro, scavando in profondità, ha messo in evidenza che gli “atei” (dal titolo scherzoso di un fondo del direttore del CdT Pelli: “Sempre più atei, salvo miracoli”), sono a volte persone tutt’altro che indifferenti alla questione religiosa, e cioè alla domanda sul senso della vita (don Feliciani). Qualcun altro ancora, chiarito che culturalmente parlando la Svizzera è una società “irrimediabilmente” cristiana, ha sottolineato, con chestertoniana saggezza, che “Dio, per esistere, non ha bisogno di una soglia minima di credenti” (Agustoni). Sottoscrivendo convintamente tutto quanto accennato, tentiamo un altro approccio.

È vero, “i credenti non devono lasciarsi angosciare né condizionare dal grado di condivisione della loro fede” (sempre Agustoni), perché Dio non ha bisogno di loro per esistere. Il cristianesimo, però, all’esistenza di Dio aggiunge un’altra cosa. Un’affermazione sconvolgente: Dio è entrato nella storia e, in un preciso momento, è diventato un uomo. E non si ferma qui, il cristianesimo, perché aggiunge che quell’uomo, Cristo, dopo la sua morte è risorto e continua a essere presente nella storia, incontrabile come lo era duemila anni fa in Palestina. E dove, e come? Attraverso la comunità dei credenti, di quelli che lo seguono, una compagnia che si è data il nome di Chiesa. E come questa notizia, bella o scandalosa che sia (entrambe le cose, in realtà) c’entra con il nostro tema?

Se la notizia cristiana è vera, non può che far tremare le vene ai polsi. Perché il cristiano è consapevole di essere peccatore come tutti. Ma non si tratta solo dell’aspetto di inadempienza morale, che la devastante tragedia della pedofilia del clero ha palesato. Si tratta, in positivo, del compito affidato al cristiano di essere un “altro Cristo”. Lo diceva l’ateo Nietzsche: “Io crederei all'esistenza del Salvatore se voi cristiani aveste una faccia da salvati”. E un prete, grande amico di chi scrive, diceva che “Gesù ha bisogno come il pane che la gente che lo segue abbia il gusto della vita”. Forse il punto è qui. Che Cristo sia incontrabile oggi, attraverso i cristiani, nel loro accentuato gusto della vita, nell’invincibile letizia dei loro cuori (da non confondere con sorrisi prestampati).

Non fa piacere che le nostre società siano ormai scristianizzate (forse più di quanto le statistiche mettano in luce), ma forse ora diventa più chiaro che la riproposizione di un cristianesimo ridotto a morale e riti è il più grave tradimento dei cristiani verso Cristo e verso i loro fratelli uomini. La convenienza umana del cristianesimo, visibile sulle facce dei seguaci del Nazareno oggi come duemila anni fa, perché riflesso della pienezza di vita sperimentata nei loro cuori: è questa la novità che può accendere l’interesse dell’uomo di oggi –come di sempre- e fargli intraprendere, in amicizia, un percorso di scoperta o riscoperta del cristianesimo. Uomini e donne, semplici laici, prima che preti o vescovi, che si incontrano sul lavoro o nei luoghi normali di vita (non era forse questa la Chiesa voluta dal Concilio?).

* giornalista

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