CRONACA
Una vita in colonna. Lo sfogo di una frontaliera: "Ma ne vale davvero la pena sacrificare la qualità della propria vita?"
"Le autostrade ticinesi sono un cantiere unico. Porto a casa un ottimo stipendio, ma sono stanca. E mi chiedo..."
TIPRESS

COMO/CHIASSO – I lavori sull'A9 sono terminati, ma le code non sono finite. Certo, il ponte di Pentecoste non aiuta. Le condizioni meteorologiche, nemmeno. Ma i chilometri di colonna tra Como e il Ticino sembrano essere destinati a non finire mai. Insomma, non sembra esserci pace per i tanti automobilisti che quotidianamente si muovono di qua e di là del confine.

Una lavoratrice frontaliera, spazientita dal tempo trascorso nel traffico, ha preso carta penna e scritto una lunga lettera al portale Comozero. "Si parla tanto, ma anche giustamente, dei cantieri infiniti sulle autostrade italiane. Per quattro anni, noi frontalieri abbiamo avuto solo una scelta: fare colonna. Ma anche passato il confine, le autostrade ticinesi sono un cantiere unico. Appena ne finisce uno, ne comincia un altro. Risultato: tempi di viaggio allungati a dismisura. Tradotto: quasi due ore per fare Como-Lugano".

E ancora: "Faccio la stessa strada da quattro anni e, francamente, non ricordo un singolo giorno senza lavori o rallentamenti. Sia all'andata che al ritorno". Laura ammette di "portare a casa un ottimo stipendio, ma sono stanca. Chi dall'Italia pensa di venire in Svizzera a lavorare per 3mila franchi al mese ci rifletta bene. Passare tre o quattro ore al giorno in macchina con attese snervanti ne vale davvero la pena? Ha davvero senso peggiorare così tanto la qualità della propria vita?".

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