CRONACA
Inchiesta su Eolo Alberti, la confessione della moglie: "Ho pensato di farla finita"
Dafne Alberti si confida a La Regione: "Ho smesso di mangiare e dormire. Mi è stata tolta l'identità, che piano piano sto ricostruendo"
TIPRESS

BIOGGIO – Una confessione drammatica, quella che rende a La Regione Dafne Alberti, moglie di Eolo - sindaco di Bioggio ed ex gran consigliere. La donna parla al quotidiano delle ripercussioni fisiche, emotive e sociali della vicenda che ha portato all'arresto del marito per reati di amministrazione infedele e appropriazione indebita. Lei, Dafne, è stata prosciolta dalle stesse accuse con un decreto d'abbandono.

Ora ha deciso di raccontare mesi terribili a livello personale. "Mi auguro che il tempo riesca a dimostrare la verità. Quello che più mi ha ferita è stata la mancata possibilità di tutelare i miei figli, cioè di poter fare la mamma". Poi torna sul giorno dell'arresto dell'8 agosto 2024. "Erano le 6:15 di mattina. Eravamo appena rientrati dalle vacanze. Bussavano alla porta e ho subito pensato che fosse capitato qualcosa ai miei genitori. Apriamo la porta e ci troviamo quattro agenti di polizia che ci dissero 'Eolo e Dafne Alberti, siete in arresto'".

E ancora: "I poliziotti ci hanno comunicato di dover perquisire la casa. Ci hanno ritirato telefoni, computer. Ero in stato di shock tremendo, non so dire quanto sia durato esattamente", racconta a La Regione.

I figli, adolescenti e minorenni, "ho potuto sentirli solo due volte quel giorno. Erano a casa da soli e ho detto loro di rivolgersi ai vicini per la cena, dicendo di dire la verità". La sera, Dafne Alberti è stata rilasciata e al rientro a casa "pensavo che di rivedere anche Eolo. Ma una telefonata del suo avvocato mi ha annunciato che non sarebbe rientrato. Non sapevo come muovermi, i vicini mi hanno prestato dei soldi per la spesa. Il giorno dopo tutti i media sapevano che il sindaco di Bioggio era stato arrestato, io no".

Fu solo l'inizio di giorni complicati. "Non l'ho sentito per due settimane, ero informata solo dai giornali. Mi è stata data una lista di persone con cui non potevo parlare. Ho smesso di mangiare, di dormire. Ho sofferto di disturbi alimentari e ho iniziato ad avere attacchi di panico. A fine agosto sono andata a trovare Eolo in carcere. Poi sono crollata. Il 3 settembre sono stata ricoverata alla Clinica Viarnetto, dove mi è stato indetto il sonno per quattro giorni".

I problemi sono continuati anche dopo la scarcerazione di Eolo. "Sono stata ricoverata in modo coatto alla Clinica Santa Croce di Orselina. Non ce la facevo più, ho scritto le mie ultime volontà e ho assunto forti dosi di benzodiazepine. Perché? Era diventato tutto troppo. A me è stata tolta l'identità, che piano piano sto ricostruendo. Sto riprendendo in mano la mia vita", aggiunge al quotidiano. 

 

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