POLITICA E POTERE
Oro e Rolex a Trump e la denuncia di Gysin. Tre domande a Paolo Pamini
Il deputato UDC al Nazionale: "Questa segnalazione appare un tentativo politico di sabotare un’intesa con un partner fondamentale, per favorire l’Accordo di sottomissione all’UE"
LISCIO E MACCHIATO

Le bordate contro Tether. E le polemiche su Vannacci a Mendrisio

28 NOVEMBRE 2025
LISCIO E MACCHIATO

Le bordate contro Tether. E le polemiche su Vannacci a Mendrisio

28 NOVEMBRE 2025
SECONDO ME

Il Rolex a Trump e la presunta corruzione, Tuto vs Greta: "Se il ridicolo uccidesse..."

27 NOVEMBRE 2025
SECONDO ME

Il Rolex a Trump e la presunta corruzione, Tuto vs Greta: "Se il ridicolo uccidesse..."

27 NOVEMBRE 2025
LISCIO E MACCHIATO

Rolex e lingotti a Trump, Gysin segnala in Procura: "È corruzione?"

27 NOVEMBRE 2025
LISCIO E MACCHIATO

Rolex e lingotti a Trump, Gysin segnala in Procura: "È corruzione?"

27 NOVEMBRE 2025

Paolo Pamini, la sua collega al Nazionale Greta Gysin ritiene che il lingotto d’oro e il Rolex regalati a Donald Trump durante l’incontro con una delegazione di imprenditori svizzeri avvenuto il 4 novembre alla Casa Bianca potrebbero profilare il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri. In questo senso ha segnalato il caso al Ministero pubblico della Confederazione. Lei cosa ne pensa?
"Le critiche dei Verdi su questo episodio sono del tutto strumentali e sembrano mirare non a richiamare l’attenzione su questioni di legalità, bensì a indebolire il fronte svizzero-americano che ha negoziato con successo una riduzione significativa dei dazi. Questa segnalazione appare un tentativo politico di sabotare un’intesa con un partner fondamentale, per favorire l’Accordo di sottomissione all’UE, che invece rappresenta un vero rischio istituzionale per la Svizzera. Perché la ritengo una mossa mediatica? Ricordo che il Ministero pubblico della Confederazione è già obbligato, d’ufficio, a indagare fatti come questi, certamente a lui noti considerata anche la massiccia copertura di queste settimane.
Pertanto, con la loro mossa mediatica, i Verdi mettono implicitamente in dubbio la serietà dell’autorità giudiziaria elvetica stessa. Un dono di CHF 100’000 è peraltro irrisorio se rapportato al patrimonio di Trump: non corrompe un miliardario, bensì è un gesto diplomatico ora inopportunamente strumentalizzato politicamente in Svizzera. In questo momento, tra l’altro, non sappiamo nemmeno cosa verrà fatto dei doni a Trump, ossia se davvero li terrà lui o se resteranno di proprietà dello Stato".

Da sinistra, ma anche da una parte del PLR, si sollevano forti dubbi su questa commistione tra politica ed economia nella conduzione di una trattativa tra Stati. Lei che idea si è fatto?
"La collaborazione tra governo, imprese e diplomazia è una prassi consolidata e necessaria per tutelare gli interessi economici svizzeri. È perfettamente coerente con la nostra cultura di uno Stato al servizio dei cittadini e di chi fa impresa, nonché con un sistema repubblicano di milizia. Ci sono peraltro episodi storici molto noti di casi simili, come quando nel 1917 l’imprenditore Sulzer – di fatto il monopolista mondiale dei motori diesel installati sulle navi passeggeri, mercantili e da guerra transoceaniche – corse a Washington per negoziare forniture alimentari alla Svizzera, dopo i grossolani passi falsi dell’allora ambasciatore elvetico filotedesco a guerra in corso.
Criticare questa sinergia indebolisce la nostra posizione internazionale. I Verdi e i liberali che ora attaccano l’incontro con Trump sono gli stessi che spingono per l’Accordo di sottomissione all’UE, rinunciando alla sovranità del popolo svizzero e dei Cantoni. Tra l’altro alcune voci autorevoli, come quella del giornalista Markus Somm del «Nebelspalter», ritengono che in primavera gli Stati Uniti avessero offerto alla Svizzera dazi minimi allineati con quelli verso il Regno Unito (10%), e che i Dipartimenti di Beat Jans e Ignazio Cassis abbiano rallentato le trattative per non compromettere le negoziazioni allora ancora in corso sull’Accordo di sottomissione all’UE, in vista del pacchetto messo in consultazione il famoso “venerdì nero” del 13 giugno 2025.
È paradossale: i turbo-europeisti contestano un gesto simbolico – irrisorio rispetto al patrimonio miliardario di Trump – che ha abbassato i dazi dal 39% al 15%, beneficiando migliaia di posti di lavoro, mentre minimizzano il vero rischio istituzionale dell’Accordo di sottomissione all’UE. Queste uscite pubbliche rischiano inoltre di diventare un boomerang: se Trump le venisse a sapere, potrebbero far risalire i dazi, danneggiando l’economia svizzera per pura ideologia".

Il patron di Swatch Nick Hayek ha duramente criticato l’operazione dicendo che dal Paese di Guglielmo Tell siamo diventati un Paese di vassalli, e che quell’immagine alla Casa Bianca la pagheremo cara anche con l’Europa, che potrebbe pretendere dalla Svizzera lo stesso atteggiamento riservato agli USA. È un rischio che vede anche lei?
Rispetto la posizione di Hayek come imprenditore e apprezzo le sue uscite pubbliche eterodosse, ma non condivido l’immagine di “vassalli”. Si tratta di pragmatismo diplomatico: un dono simbolico, irrisorio rispetto al patrimonio miliardario di Trump, ha sbloccato dazi punitivi, tutelando l’economia svizzera. Diversamente dall’Accordo di sottomissione all’UE, che ci imporrebbe giudici stranieri e la ripresa dinamica – ossia automatica – della regolamentazione europea.
Pertanto, tornando agli aspetti prettamente politici, le critiche dei Verdi sono davvero fuorvianti e dannose, minando la reputazione svizzera proprio quando sono in corso le trattative con gli USA. Se è vero che queste azioni potrebbero ragionevolmente ledere gli interessi della piazza economica svizzera – rischiando ritorsioni da Trump – ci si dovrebbe chiedere chi stia davvero tradendo la nostra indipendenza:
chi difende l’economia e i posti di lavoro o chi fa moralismo ideologico per acquisire un po’ di visibilità e cercare di sostenere un dossier – l’Accordo di sottomissione – che in ogni caso terrà banco sui media ancora per almeno un anno e mezzo?"

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

POLITICA E POTERE

La Svizzera, Trump e l'UE. Tre domande a Paolo Pamini

SECONDO ME

Dazi USA, Oliviero Pesenti: “Ritrovare equilibrio tra forma e sostanza”

POLITICA E POTERE

Trump, la retromarcia e l'escalation con la Cina. Tre domande a Amalia Mirante

IL FEDERALISTA

Trump alla conquista dell'Impero

IL FEDERALISTA

Di Trump, di dazi e di europei. Max Herber a tutto campo

IL FEDERALISTA

L'economia di Trump, l'Europa e la Svizzera

In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

“Lo Schiaccianoci”, una fiaba di Natale al LAC

29 NOVEMBRE 2025
BANCASTATO

BancaStato rafforza la presenza a Lugano con la nuova succursale di Via Vegezzi

28 NOVEMBRE 2025
SINDACATO E SOCIETÀ

“Amo la polizia, ma vado al lavoro con un peso nel petto"

27 NOVEMBRE 2025
PANE E VINO

I sommelier ticinesi fanno 40: l’eredità di Piero Tenca, la sfida di Introzzi

27 NOVEMBRE 2025
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

La magia del mercatino di Santa Maria Maggiore con la Centovallina

26 NOVEMBRE 2025
LETTURE

Negli spazi fra le parole: "Crenature", il romanzo di Roberto Caruso

25 NOVEMBRE 2025
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

Caso Hospita, ecco i nuovi elementi

11 NOVEMBRE 2025
IL FEDERALISTA

“Caro Consiglio federale, ci è venuta un’idea”

24 NOVEMBRE 2025
ENIGMA

Svizzera sottomessa a Stati Uniti e UE?

23 NOVEMBRE 2025