L'ex procuratrice federale: "Questa denuncia non può rimanere lettera morta anche perché i reati che vengono denunciati dal MROS sono perseguibili d’ufficio"

Il rapporto dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) di Fedpol, legata ai flussi finanziari e alla situazione patrimoniale dei coniugi Jacques e Jessica Moretti, trasmesso nelle scorse settimane alla Procura di Sion, e pubblicato nei giorni scorsi dai media, ipotizza possibili reati finanziari e richiama anche l’eventualità di collegamenti con l’estero. Su peso, conseguenze e lettura giuridica del documento, abbiamo posto tre domande all’ex procuratrice federale Rosa Cappa, che mercoledì è stata tra gli ospiti di Matrioska su TeleTicino.
Quanto è importante e che peso dovrebbe avere il rapporto di segnalazione dell’MROS? E come leggere il fatto che la segnalazione arrivi dalle banche, che potrebbero essere loro stesse coinvolte in un’eventuale azione penale?
"Il rapporto dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), che è una denuncia penale, è importante e dovrebbe portare all’estensione dell’indagine a carico dei Moretti per i reati finanziari che vi sono descritti. Si tratta di crimini, quindi di reati puniti con una pena detentiva più alta di quella prevista per i reati di omicidio colposo e incendio colposo. La denuncia è importante anche perché segnala che vi potrebbe essere un rapporto con la Francia, indicazione che fa intravedere una possibile competenza federale per l’indagine.
Quando le banche mandano una comunicazione di sospetto di riciclaggio di denaro al MROS sanno che la loro attività finisce sotto la lente del ministero pubblico e, tuttavia, sono obbligate a mandarla; altrimenti rischiano che alcuni collaboratori siano perseguiti per il reato di omessa comunicazione al MROS. In base alla documentazione dei conti dei Moretti che il Ministero pubblico vallesano ha acquisito, se vi sono sufficienti indizi, c’è il rischio che l’indagine venga estesa ad alcuni collaboratori delle banche denuncianti".
Questa segnalazione può rimanere lettera morta o gli indizi contenuti nel rapporto devono per forza di cose portare all’apertura di un’inchiesta? Nel senso che siamo di fronte a ipotesi di reato perseguibili d’ufficio?
"Questa denuncia non può rimanere lettera morta anche perché i reati che vengono denunciati dal MROS sono perseguibili d’ufficio, il che significa che il Ministero pubblico, se ritiene che vi siano i presupposti, è obbligato a procedere. Secondo me non sarà aperta una nuova indagine: verrà estesa quella attuale ai nuovi reati. Questo perché ogni imputato ha diritto di essere giudicato in un unico procedimento, salvo casi eccezionali".
Il quotidiano romando Le Temps, a proposito del rapporto, ha scritto questo: “Una fonte vicina al caso indica tuttavia che questi elementi non hanno alcun legame con l'incendio e che la documentazione bancaria è nelle mani della Procura dal mese di gennaio, la quale non ha trovato nulla da eccepire. Inoltre, aggiunge questa fonte, affinché si configuri il reato di riciclaggio di denaro, è necessario che vi sia un reato precedente che, nel caso in questione, non sussiste”. Cosa ne pensa?
"Il fatto che gli elementi emersi dalla comunicazione del MROS non abbiano alcun legame con la strage di Capodanno è irrilevante. Se davvero la Procura vallesana ha visto i documenti bancari e non ha nulla da eccepire, allora è ancora più urgente nominare un procuratore straordinario.
Quanto all’affermazione secondo cui non sussisterebbe nessun reato presupposto del riciclaggio, bisognerebbe spiegare alla fonte vicina al caso che, se sono stati commessi i reati ipotizzati dal MROS (truffa, amministrazione infedele, falsità in documenti, delitti fiscali qualificati, ecc.), ogni singola transazione fatta con i soldi provento di quei reati costituisce riciclaggio di denaro. Non c’è bisogno di andare a cercare il reato presupposto del riciclaggio all’estero. Bastano i reati denunciati dal MROS".